Matrimoni negati al Monte Seddone: un danno all’economia
di Kety Sanna
La Confimprenditori si schiera dalla parte del comitato cittadino “Ortobene Ultima Spiaggia” Il direttore: «Sarebbero un’attrattiva per i turisti e una buona opportunità per la nostra città»
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NUORO. «La presenza di turisti porta economia alla città». Sul caso delle celebrazioni dei matrimoni negate all’interno delle chiesette della Solitudine e del Monte Ortobene, interviene anche la Confimprenditori Sardegna esprimendosi a favore del comitato “Monte Ortobene Ultima spiaggia” che la settimana scorsa, non condividendo la decisione del parroco della Cattedrale, don Giovanni Maria Chessa, di celebrare i sacramenti solo in parrocchia, si sono rivolti al vescovo Mosè Marcia con la speranza che possa intervenire e sbloccare la situazione.
«Non è superfluo ricordare – dice il direttore della confederazione piccole medie imprese, Gian Franco Seddone – che la presenza di turisti porta economia, fa lavorare i ristoranti, i B&B, gli agriturismi e i bar. Ma non dovrebbe difettare anche quel servizio che, con tanta insistenza, chiede il comitato: la celebrazione, a richiesta, di potersi sposare in una chiesa appena messa a nuovo nel Monte Ortobene. Quale attrazione migliore per i turisti e quale aumento di commesse per gli operatori del monte – prosegue il dirigente dell’associazione nuorese delle medie e piccole imprese – L’Ortobene è fonte di economia così come già sperimentato ai tempi della funzionalità dell’albergo Esit e del famoso ristorante degli indimenticabili fratelli Sacchi».
Gian Franco Seddone, pur non entrando nel merito della ragione o del torto delle parti in causa, si dice però “schierato” dalla parte di coloro «che intendono, con le loro idee, promuovere e realizzare iniziative culturali e turistiche utili per avere una più numerosa presenza di turisti che contribuiscono a dare lavoro a quella ventina di piccoli imprenditori che operano nel Monte Ortobene».
«Inoltre, il merito del comitato nuorese – aggiunge il direttore della Confinprenditori – è quello di aver valorizzato la montagna grazie alla sensibilità espressa dall’amministrazione comunale nella precedente e nell’attuale composizione. Con grande impegno e con la collaborazione gratuita di molti nuoresi, il comitato ha provveduto a risanare l’interno della chiesetta del Monte con le sue tredici cumbessias, abbandonate da oltre quaranta anni».
«Ci si chiede – conclude Gian Franco Seddone – perché il parroco della Cattedrale si intestardisca alle più che legittime pretese dei cittadini nuoresi, violando, fra l’altro, l’elevato pensiero di Papa Francesco che suggerisce l’apertura e non la chiusura delle porte della Chiesa. La città di Nuoro è stata da sempre figlia della Chiesa e grande protagonista in tutte le manifestazioni religiose. Allora, perché questo distacco tra la chiesa e la città?».
«Non è superfluo ricordare – dice il direttore della confederazione piccole medie imprese, Gian Franco Seddone – che la presenza di turisti porta economia, fa lavorare i ristoranti, i B&B, gli agriturismi e i bar. Ma non dovrebbe difettare anche quel servizio che, con tanta insistenza, chiede il comitato: la celebrazione, a richiesta, di potersi sposare in una chiesa appena messa a nuovo nel Monte Ortobene. Quale attrazione migliore per i turisti e quale aumento di commesse per gli operatori del monte – prosegue il dirigente dell’associazione nuorese delle medie e piccole imprese – L’Ortobene è fonte di economia così come già sperimentato ai tempi della funzionalità dell’albergo Esit e del famoso ristorante degli indimenticabili fratelli Sacchi».
Gian Franco Seddone, pur non entrando nel merito della ragione o del torto delle parti in causa, si dice però “schierato” dalla parte di coloro «che intendono, con le loro idee, promuovere e realizzare iniziative culturali e turistiche utili per avere una più numerosa presenza di turisti che contribuiscono a dare lavoro a quella ventina di piccoli imprenditori che operano nel Monte Ortobene».
«Inoltre, il merito del comitato nuorese – aggiunge il direttore della Confinprenditori – è quello di aver valorizzato la montagna grazie alla sensibilità espressa dall’amministrazione comunale nella precedente e nell’attuale composizione. Con grande impegno e con la collaborazione gratuita di molti nuoresi, il comitato ha provveduto a risanare l’interno della chiesetta del Monte con le sue tredici cumbessias, abbandonate da oltre quaranta anni».
«Ci si chiede – conclude Gian Franco Seddone – perché il parroco della Cattedrale si intestardisca alle più che legittime pretese dei cittadini nuoresi, violando, fra l’altro, l’elevato pensiero di Papa Francesco che suggerisce l’apertura e non la chiusura delle porte della Chiesa. La città di Nuoro è stata da sempre figlia della Chiesa e grande protagonista in tutte le manifestazioni religiose. Allora, perché questo distacco tra la chiesa e la città?».
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