La Nuova Sardegna

Nuoro

Nozze al monte, appello al vescovo

di Kety Sanna

Il comitato “Ultima Spiaggia” a Marcia: «Chiediamo un incontro a tre per risolvere la situazione»  

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NUORO. “La speranza è l’ultima a morire” dice un vecchio adagio popolare. Sembrerebbe, infatti, che alcune giovani coppie in città, stiano temporeggiando prima di spedire le partecipazioni con le quali annunciare le proprie nozze.

Sfidando fino all’ultimo il galateo, sperano in un ripensamento da parte del parroco della Cattedrale, don Giovanni Maria Chessa che qualche mese fa ha vietato le celebrazioni nelle chiesette della Solitudine e del Monte Ortobene. Disposizione che ha sollevato un vero polverone e la reazione del comitato “Monte Ortobene Ultima spiaggia” che ora, dopo aver incassato il primo “No” da parte del sacerdote, ha deciso di rivolgersi ufficialmente al vescovo della diocesi, Mosè Marcia, perché interceda e possa risolvere definitivamente la questione.

«Eccellenza – scrive il comitato a firma del presidente Antonio Costa – considerato che ad oggi nulla ha fatto cambiare la decisione assunta dal parroco della Cattedrale, don Giovanni Maria Chessa, sulla possibilità di continuare a celebrare i matrimoni nella chiesetta del Monte e in quella della Solitudine, nell’interesse dei tantissimi cittadini che a noi si sono rivolti per protestare contro una immotivata disposizione, le chiediamo un incontro strettamente privato a cui possano partecipare un esponente di questo comitato, il vescovo nella sua persona e don Chessa, per cercare di trovare una soluzione che aiuti e convinca il parroco della Cattedrale a fare un passo indietro, autorizzando i matrimoni al di fuori della sede parrocchiale, come del resto previsto dal Codice Canonico e soprattutto invocato da tutti i parrocchiani».

Nella lettera consegnata al prelato il comitato chiama ancora una volta in causa l’esigenza di molti giovani nuoresi di contrarre matrimonio nei santuari da loro scelti.

«In una società martirizzata da una crisi economica senza precedenti – scrive ancora Costa – in cui proprio i giovani sono le vittime più penalizzate, crediamo sia compito della Chiesa stare vicino a questi anche con atti di affettuosa apertura. Questa iniziativa – aggiunge il comitato – non è altro che una mano amichevole tesa nei suoi confronti e soprattutto nei confronti di don Chessa, perché dimostri maggiore sensibilità con atti che rispondano al cambiamento della società, nel rispetto delle tradizioni religiose oggi supplicate da tutta la comunità nuorese».

E se il parroco della Cattedrale dovesse decidere di non tornare indietro sulla propria decisione, Antonio Costa si dice pronto, a nome del gruppo che rappresenta, a continuare a portare avanti la sua battaglia arrivando fino al Vaticano.

«Spero che il vescovo Marcia riesca a risolvere la vicenda quanto prima, altrimenti, come già annunciato, siamo pronti a contattare la Santa Sede perché venga rispettata una tradizione che fino a qualche mese fa vedeva tutti i parroci favorevoli».

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