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Nuoro, la lotta ai cyberbulli si fa in aula: i carabinieri salgono in cattedra

di Giusy Ferreli
Nuoro, la lotta ai cyberbulli si fa in aula: i carabinieri salgono in cattedra

Incontri con studenti e insegnanti in tutte le scuole: così l’Arma combatte il preoccupante fenomeno. Al centro delle conferenze le novità della norma che introduce la figura di un referente scolastico

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NUORO. Ragazzi in balia dei prepotenti. Nelle strade e nelle scuole, vittime dei bulli in carne e ossa ma in casa, a portata dei click dei cyberbulli che utilizzano i social media per infierire contro i più deboli. Facebook, Instagram, WhatsApp giusto per citare i network più utilizzati, sono i nuovi campi d’azione dei bulli. Il fenomeno del cyberbullismo è stato affrontato nelle scuole dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro. Durante l’anno scolastico i militari hanno incontrato a più riprese studenti e insegnanti per cercare di arginare un fenomeno che preoccupa le famiglie e le forze dell’ordine.

Il contrasto all’uso indiscriminato della rete per isolare e colpire i soggetti più fragili può contare su una normativa recentissima che ha introdotte diverse novità.

«Ogni scuola – spiega a riguardo il capitano Claudio Paparella, comandante della compagnia di Lanusei – ha il compito di indicare un referente per il cyberbullismo». «Si tratta di un’importante novità che assieme alle altre è stata al centro di innumerevoli conferenze tenute dal personale dell’Arma in tutto il territorio provinciale» spiega ancora l’ufficiale che proprio nei mesi scorsi ha dovuto affrontare un caso delicatissimo che si è verificato in un paese dell’Ogliastra.

In questa occasione a finire nel mirino di una cyberbulla un’anziana donna con dei problemi. Il video in cui veniva invitata a denudarsi per poi essere derisa e stato fatto circolare senza nessun riguardo su WhatsApp.

A finire nei guai una giovane donna di 36 anni che dovrà rispondere di interferenza illecita nella vita privata, e diffamazione aggravata. La divulgazione di filmati fa parte di quella casistica che va dal sexting, (ovvero la diffusione di immagini erotiche) al revenge porn (la vendetta consumata attraverso la divulgazione di filmati che riprendono momenti di intimità) per finire con lo smerding un vero e proprio “pestaggio sociale” fatto di insulti e intimidazioni nei confronti del malcapitato di turno. Negli ultimi tre mesi i carabinieri hanno scoperto tre episodi legati a questi fenomeni, quattro i reati individuati e tre le persone denunciate alla magistratura. Particolarmente importanza riveste l’ambiente scolastico. «Abbiamo notato un grande interesse da parte dei ragazzi e degli insegnanti. Questi ultimi hanno un ruolo importante: spesso episodi che presi singolarmente non appaiono gravi nascondono una malessere più generale». Un ultimo appello viene rivolto alle potenziali vittime del bullismo. «Non abbiate paura. Parlatene con chi volete, con un amico, con i genitori ma parlatene» conclude il capitano.

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