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Nuoro

l’indagine collegata 

Gli appostamenti a Berchida in attesa dell’allevatore vittima

NUORO. Non solo la rapina al multisala di Pratosardo: al processo che ieri, in tribunale, si è riaperto e rinnovato – visto che nel frattempo è cambiata la composizione del collegio giudicante – ed è...

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NUORO. Non solo la rapina al multisala di Pratosardo: al processo che ieri, in tribunale, si è riaperto e rinnovato – visto che nel frattempo è cambiata la composizione del collegio giudicante – ed è entrato nel vivo, una fetta importante dell’udienza se l’è presa un’altra vicenda che poi è confluita nello stesso processo: il tentato omicidio dell’allevatore di Siniscola, Ivano Bandinu, il 17 marzo 2009. Ieri, in aula, a raccontare quali siano state le fasi iniziali di quell’indagine, è stato Francesco Fadda, del commissariato di Siniscola. Fadda, rispondendo alle domande del pm Emanuela Porcu, ha raccontato di aver controllato le auto di Gessy Chessa e di Sossio Reccia il 4 marzo del 2009 perché «la squadra mobile della questura di Nuoro ci aveva chiesto di controllare alcune persone sulle quali stavano indagando» dopo la rapina al cinema di Pratosardo. Così, quel giorno, gli agenti del commissariato di Siniscola, avevano fermato una Golf e una Punto. All’interno di quest’ultima auto, guidata da Gessy Chessa, avevano trovato un paio di binocoli e numerosi telefoni cellulari con diverse Sim card. Secondo gli investigatori quel materiale era stato utilizzato per gli appostamenti prima del tentato omicidio dell’allevatore Ivano Bandinu. Un tentato omicidio che sarebbe avvenuto alcuni giorni dopo, il 17 marzo del 2009 e che, secondo l’accusa, è rimasto “tentato” e non consumato solo perché la polizia era riuscita a intervenire in tempo sorprendendo il gruppetto durante l’appostamento finale, vicino alla cantoniera di Berchida. Mentre per la difesa, il 17 marzo del 2009, a Berchida, nessuno aveva alcuna intenzione di mettere a segno un omicidio anche perché non aveva in mano nemmeno una fionda, né, come ha fatto emergere la difesa, nei dintorni erano state trovate armi. Secondo l’accusa, invece, si trattava di un appostamento con un preciso fine: l’omicidio dell’allevatore. «Il 17 marzo – ha raccontato ieri il sovrintendente di polizia Francesco Fadda – i colleghi intercettarono Sossio Reccia e Antonio Francesco Pipere dietro la cantoniera di Berchida. Li abbiamo controllati: avevano nastrato le calzature con cellophane. Poi vedemmo transitare un’Alfa Romeo. Dentro c’era Ivano Bandinu. Era un passaggio abituale, il suo, perché lì vicino aveva l’ovile». (v.g.)

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