Zonchello, l’orto-terapia produce il primo raccolto
di Valeria Gianoglio
Il successo del progetto per i pazienti del dipartimento di salute mentale «Coltivare la terra serve a distendere e a toccare il frutto del proprio impegno»
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NUORO. «La pioggia ci ha aiutato molto: tra un paio di settimane, se tutto procede come finora, avremo già il primo raccolto. Ma quel che più conta è che questo progetto è servito a creare un gruppo che unisce e distende, e che dà un grande senso di soddisfazione perché i risultati del proprio impegno si possono toccare con mano». Sorride, lo psicologo Severino Casula, quando racconta il grande successo del primo esperimento di orto-terapia condotto all’interno del dipartimento di salute mentale dell’ex Asl di Nuoro.
Sorride e ripercorre, con la mente, gli albori del percorso, la scommessa azzardata, la buona volontà dei tanti protagonisti che alla fine, in questa avventura, ci si sono buttati a capofitto e con una buona volontà. Il traguardo della salute mentale, l’equilibrio, la riconquista di una propria autonomia e serenità interiore, infatti, stavolta, gli esperti del dipartimento di salute mentale dell’Ats li hanno conquistati, insieme ai loro pazienti e assistiti, zappando e coltivando un appezzamento di terreno del vasto parco dell’ospedale Zonchello.
Il progetto è decollato all’inizio di quest’anno: la struttura sanitaria ha messo a disposizione mezzo ettaro di spazio verde, gli psicologi ed educatori del dipartimento hanno preparato il gruppo di lavoro, e tanti altri hanno deciso di dar loro una mano, a vario titolo, per contribuire alla buona causa: chi ha messo a disposizione le zappe e altri strumenti di lavoro, chi il prezioso letame, chi ancora la propria generosa manodopera.
Il risultato (quasi) finale lo vedono tutti i giorni i pazienti dello Zonchello e il personale della struttura sanitaria che percorrono spesso i sentieri del parco: decine di piantine di ortaggi che vengono su rigogliosi. E che tra qualche settimana produrranno pure i primi frutti. «La pioggia ci ha dato davvero una grande mano – ripete Casula insieme a un altro dei promotori del progetto, l’educatore professionale, Gianfranco Seddone – tra un paio di settimane, stando ai nostri calcoli, dovremmo poter raccogliere i primi frutti, i primo pomodori. Abbiamo piantato circa 200 piantine di pomodoro varietà Camone, e poi diversi peperoni, fagiolini, cipolle, melanzane e non solo».
Le varie piantine, a quanto pare, stanno cominciando ad attirare la curiosità di molti dipendenti e pazienti dello Zonchello.
«In tanti – raccontano ancora i promotori del progetto – ci stanno chiedendo quando e se distribuiremo in una sorta di mercatino i frutti di tutto questo lavoro. L’idea è carina, certo, ma stiamo ancora valutando tutto. Certo è che per vedere il primo raccolto non ci vorrà ancora molto e per noi tutti sarà una grande soddisfazione». E così, questi, sono giorni di fervida attesa, per gli operatori del dipartimento di salute mentale e per tutti i protagonisti e sostenitori del percorso di orto-terapia.
Sorride e ripercorre, con la mente, gli albori del percorso, la scommessa azzardata, la buona volontà dei tanti protagonisti che alla fine, in questa avventura, ci si sono buttati a capofitto e con una buona volontà. Il traguardo della salute mentale, l’equilibrio, la riconquista di una propria autonomia e serenità interiore, infatti, stavolta, gli esperti del dipartimento di salute mentale dell’Ats li hanno conquistati, insieme ai loro pazienti e assistiti, zappando e coltivando un appezzamento di terreno del vasto parco dell’ospedale Zonchello.
Il progetto è decollato all’inizio di quest’anno: la struttura sanitaria ha messo a disposizione mezzo ettaro di spazio verde, gli psicologi ed educatori del dipartimento hanno preparato il gruppo di lavoro, e tanti altri hanno deciso di dar loro una mano, a vario titolo, per contribuire alla buona causa: chi ha messo a disposizione le zappe e altri strumenti di lavoro, chi il prezioso letame, chi ancora la propria generosa manodopera.
Il risultato (quasi) finale lo vedono tutti i giorni i pazienti dello Zonchello e il personale della struttura sanitaria che percorrono spesso i sentieri del parco: decine di piantine di ortaggi che vengono su rigogliosi. E che tra qualche settimana produrranno pure i primi frutti. «La pioggia ci ha dato davvero una grande mano – ripete Casula insieme a un altro dei promotori del progetto, l’educatore professionale, Gianfranco Seddone – tra un paio di settimane, stando ai nostri calcoli, dovremmo poter raccogliere i primi frutti, i primo pomodori. Abbiamo piantato circa 200 piantine di pomodoro varietà Camone, e poi diversi peperoni, fagiolini, cipolle, melanzane e non solo».
Le varie piantine, a quanto pare, stanno cominciando ad attirare la curiosità di molti dipendenti e pazienti dello Zonchello.
«In tanti – raccontano ancora i promotori del progetto – ci stanno chiedendo quando e se distribuiremo in una sorta di mercatino i frutti di tutto questo lavoro. L’idea è carina, certo, ma stiamo ancora valutando tutto. Certo è che per vedere il primo raccolto non ci vorrà ancora molto e per noi tutti sarà una grande soddisfazione». E così, questi, sono giorni di fervida attesa, per gli operatori del dipartimento di salute mentale e per tutti i protagonisti e sostenitori del percorso di orto-terapia.
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