Sos dei medici: bambini malati di tecnologia
di Stefania Vatieri
L’unità di Pediatria di comunità lancia l’allarme su videogame e smartphone In provincia numerosi casi di depressione, in forte aumento i suicidi giovanili
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NUORO. Bambini malati di tecnologia, sempre connessi a Internet e assenti dalla realtà che li circonda : «Sempre più genitori ci chiedono aiuto». Così Francesco Fadda, responsabile dell'unità operativa di Pediatria di comunità dell'Assl nuorese, spiega il nuovo trend dei giovanissimi barbaricini, sempre più dipendenti da videogiochi e smartphone. A rischio ci sarebbe il corretto sviluppo di alcune aree del cervello che porterebbe nel lungo periodo a importanti disturbi psichici come depressione, ansia e alterazione della personalità. «Ancora non abbiamo dati locali, perché il fenomeno non è riconosciuto all'interno di una categoria clinica – premette il pediatra –. Ma abbiamo a disposizione i dati nazionali che evidenziano quanto il problema della dipendenza dalle tecnologie esista. Anche nel nostro territorio la questione è particolarmente sentita, sopratutto alla luce del crescente numero di bambini depressi e dei numerosi suicidi giovanili». Un triste fenomeno che negli ultimi mesi ha interessato alcuni comuni della provincia, ma che negli anni ha coinvolto l'intera Sardegna, assumendo spesso i contorni di una vera piaga sociale. «Il tema dei gesti estremi tra gli adolescenti è un argomento di cui ancora oggi non si può parlare, ma che è sempre esistito nei nostri territori. Negli ultimi anni i numeri, relazionati alla media nazionale, sono importanti e a mio parere nel potente e complicato mix di fattori scatenanti ci sarebbe anche la dipendenza dalle tecnologie che a lungo andare scatenerebbero ansia e depressione nei soggetti a rischio».
A dirlo è anche la Società italiana di pediatria (Sip), che di recente, in occasione del 74esimo congresso nazionale di pediatria a Roma, ha presentato il primo documento ufficiale sull'uso di cellulari, smartphone e tablet nei bambini dai 0 a 8 anni. Emergono gli effetti negativi dei “media devices” sulla salute fisica e mentale dei giovani, i quali sarebbero a rischio depressione, obesità, scarso rendimento scolastico, iperattività , e turbe del sonno. L'analisi stabilisce iche tali dispositivi «non andrebbero utilizzati prima dei due anni, e massimo un'ora al giorno per i bambini dai 2 ai 5 anni».
Negli ultimi tempi per curare i disturbi legati alla dipendenza dalle tecnologie sono nati in Italia due centri di riabilitazione, (uno nell'ospedale romano del Bambin Gesù e l'altro al Fatebenefratelli di Milano) che accolgono bambini provenienti da ogni angolo del Bel Paese.
L’allarme di Fadda è condiviso dall'ex direttrice del reparto di Neuropsichiatria infantile dell'ospedale San Francesco, Franca Carboni, che dall'alto della sua trentennale esperienza nel campo sottolinea quanto il fenomeno sia oggi ancora più preoccupante. «Ricordo ancora quando, diciassette anni fa, presi in cura il primo ragazzino “Hikikomori” della provincia – commenta la neuropsichiatra –. Presentava chiaramente i tipici sintomi della depressione e della dipendenza dai videogiochi. Si era completamente isolato dalla realtà. Dopo lui sono stati tanti altri i casi che abbiamo cercato di risolvere. Ma la cosa che ho notato dopo aver lavorato a Cagliari e Sassari è la differenza delle patologie che i bambini del nostro territorio presentavano, un'analisi che mi ha permesso di affermare, naturalmente senza nessun tipo di base scientifica, che la propensione alla depressione e quindi al suicidio tra gli adolescenti barbaricini dipendesse da una predisposizione alle ossessioni e alle manie di perfezionismo. Questo sta a significare che la sovraesposizione alle tecnologie di un bambino predisposto può rivelarsi una bomba pronta a esplodere».
A dirlo è anche la Società italiana di pediatria (Sip), che di recente, in occasione del 74esimo congresso nazionale di pediatria a Roma, ha presentato il primo documento ufficiale sull'uso di cellulari, smartphone e tablet nei bambini dai 0 a 8 anni. Emergono gli effetti negativi dei “media devices” sulla salute fisica e mentale dei giovani, i quali sarebbero a rischio depressione, obesità, scarso rendimento scolastico, iperattività , e turbe del sonno. L'analisi stabilisce iche tali dispositivi «non andrebbero utilizzati prima dei due anni, e massimo un'ora al giorno per i bambini dai 2 ai 5 anni».
Negli ultimi tempi per curare i disturbi legati alla dipendenza dalle tecnologie sono nati in Italia due centri di riabilitazione, (uno nell'ospedale romano del Bambin Gesù e l'altro al Fatebenefratelli di Milano) che accolgono bambini provenienti da ogni angolo del Bel Paese.
L’allarme di Fadda è condiviso dall'ex direttrice del reparto di Neuropsichiatria infantile dell'ospedale San Francesco, Franca Carboni, che dall'alto della sua trentennale esperienza nel campo sottolinea quanto il fenomeno sia oggi ancora più preoccupante. «Ricordo ancora quando, diciassette anni fa, presi in cura il primo ragazzino “Hikikomori” della provincia – commenta la neuropsichiatra –. Presentava chiaramente i tipici sintomi della depressione e della dipendenza dai videogiochi. Si era completamente isolato dalla realtà. Dopo lui sono stati tanti altri i casi che abbiamo cercato di risolvere. Ma la cosa che ho notato dopo aver lavorato a Cagliari e Sassari è la differenza delle patologie che i bambini del nostro territorio presentavano, un'analisi che mi ha permesso di affermare, naturalmente senza nessun tipo di base scientifica, che la propensione alla depressione e quindi al suicidio tra gli adolescenti barbaricini dipendesse da una predisposizione alle ossessioni e alle manie di perfezionismo. Questo sta a significare che la sovraesposizione alle tecnologie di un bambino predisposto può rivelarsi una bomba pronta a esplodere».
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