Truffe dei villaggi turistici il pm chiede otto anni
di Valeria Gianoglio
Una famiglia romana a giudizio anche per due bancarotte fraudolente Tra le parti civili i titolari di due strutture ricettive di Posada e San Teodoro
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NUORO. «Questo processo ha evidenziato un sistema seriale di truffe posto in essere da tutti e quattro gli imputati attraverso una serie di scatole cinesi. L’approccio iniziale era sempre il seguente: i Crocenzi, pur avendo diversi protesti alle spalle, si presentano all’acquisto di una struttura, ma non la comprano, ne ottengono però la disponibilità attraverso un contratto di gestione, pagano una prima tranche del contratto. E poi subentra il sistema di scatole cinesi, fanno entrare il profitto nel vortice di varie ditte e lo fanno sparire»: all’esordio della sua requisitoria, il pm Giorgio Bocciarelli, lascia già intuire che le sue richieste finali – quantificate poi in una richiesta di 8 anni di carcere per ciascuno dei quattro imputati per truffa e bancarotta fraudolenta – non saranno leggère. Perché, ripete in diversi passaggi della sua ricostruzione, ciò che c’è in ballo, al processo di ieri, è quello che ritiene un sistema seriale di truffe che una famiglia romana aveva confezionato per entrare in possesso, o quantomeno nella piena disponibilità, di due villaggi turistici di San Teodoro, il “Li Suari”, e di San Giovanni di Posada. Gli imputati sono i due fratelli romani Ambra e Francesco Crocenzi, la loro madre Ivana Giovannetti, la nonna Anita Scacchetti. Una quinta coinvolta nella stessa inchiesta, invece, ha patteggiato la pena qualche tempo fa ed è poi uscita di scena. L’inchiesta era partita dalla segnalazione dell’avvocato Alberto Spanu, che tutela una delle parti lese costituitasi poi a giudizio come parte civile. C’è anche una seconda parte civile, rappresentata dall’avvocato Giancarlo Federico. Mentre i Crocenzi sono rappresentati dall’avvocato Marco Basolu.
Uno degli imputati, ovvero Ambra Crocenzi, ieri mattina, prima che si aprisse la fase della discussione, si è sottoposta all’esame delle parti e, ripercorrendo una per una le singole accuse, ha spiegato che non c’era nulla di illegale nei vari passaggi societari o contratti per gestire i villaggi turistici di San Teodoro e Posada. Di diverso parere, la pubblica accusa e le due parti civili. Secondo l’accusa, che infatti ha sollecitato una condanna a 8 anni per ciascuno dei 4 imputati, i 4 utilizzavano un «sistema di scatole cinesi, di contratti sostenuti da assegni vuoti, di fideiussioni inesistenti, di condotte truffaldine, alcuni nascondevano di essere “pluri-protestati”, e saccheggiavano le ditte». L’11 luglio parlerà la difesa e potrebbe arrivare anche la sentenza.
Uno degli imputati, ovvero Ambra Crocenzi, ieri mattina, prima che si aprisse la fase della discussione, si è sottoposta all’esame delle parti e, ripercorrendo una per una le singole accuse, ha spiegato che non c’era nulla di illegale nei vari passaggi societari o contratti per gestire i villaggi turistici di San Teodoro e Posada. Di diverso parere, la pubblica accusa e le due parti civili. Secondo l’accusa, che infatti ha sollecitato una condanna a 8 anni per ciascuno dei 4 imputati, i 4 utilizzavano un «sistema di scatole cinesi, di contratti sostenuti da assegni vuoti, di fideiussioni inesistenti, di condotte truffaldine, alcuni nascondevano di essere “pluri-protestati”, e saccheggiavano le ditte». L’11 luglio parlerà la difesa e potrebbe arrivare anche la sentenza.
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