La Nuova Sardegna

Nuoro

Redentore, la Sardegna in festa tra fede e folclore

Stefania Vatieri
Redentore, la Sardegna in festa tra fede e folclore

Omaggio al Cristo issato in cima all’Ortobene nel 1901. I costumi dell’isola sfilano nel capoluogo della Barbagia

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È l’incontro tra il sacro e profano che mescola devozione e tradizione laica, spiritualità e celebrazione di un’identità. Ogni anno, da oltre un secolo (questa è la 118ª edizione), la Barbagia diventa la patria del folclore e della fede più profonda nell’evento simbolo dell’isola: la Festa del Redentore. La più grande e suggestiva festa estiva di Nuoro che va in scena in un mix di folclore e fede l’ultima domenica di agosto con la sfilata dei costumi tradizionali e il 29 agosto con il pellegrinaggio religioso al Monte Ortobene, attirando nel capoluogo barbaricino oltre 100mila visitatori all’anno. Una tradizione dalla doppia anima, nata come omaggio alla maestosa statua in bronzo raffigurante il Cristo Redentore che dal 1901 sovrasta la città dal Monte Ortobene, che ha assunto nel tempo, e sempre più, connotati folcloristici.

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La storia del Redentore ha inizio il 6 luglio del 1899, quando papa Leone XIII scelse Nuoro per la collocazione di uno dei diciannove monumenti sparsi in tutta Italia, che avrebbero dovuto commemorare solennemente l’anno santo indetto per il 1900. L’imponente statua, alta sette metri e del peso di 18 quintali, realizzata interamente in bronzo dallo scultore Vincenzo Jerace fu issata sulla cima dell’Ortobene il 29 agosto del 1901. Secondo alcune fonti dell’epoca il monumento avrebbe dovuto essere in parte diverso dall’attuale statua: il Cristo infatti veniva rappresentato con i piedi poggianti sulla roccia, anziché librata in aria. La realizzazione dell’opera fu possibile sopratutto grazie alla generosità dei sardi, che nonostante il grave momento di crisi che stava attraversando la Sardegna, misero in moto una vera gara di solidarietà per raccogliere i soldi necessari per la costruzione del simulacro. Alla campagna di raccolta fondi parteciparono anche personaggi illustri dell’epoca, tra questi Grazia Deledda, che lanciò un appello alle donne sarde per donare libri, stoffe, lavori di ricamo con l’obiettivo di organizzare una lotteria e contribuire così alla raccolta dei soldi. Nessun contributo arrivò invece dal Comune di Nuoro che con una delibera datata 30 maggio 1900, ai quali parteciparono i consiglieri Antonio Ballero, Giuseppe Defenu, Giovanni Dessanai, Giuseppe Pinna e Sebastiano Satta, si astenne da ogni forma di finanziamento per la realizzazione della statua. Ma nonostante le numerose difficoltà l’opera fu realizzata e l’11 luglio 1901 l’imponente statua bronzea arrivò a Nuoro a bordo di un carro merci delle Ferrovie secondarie. All’inaugurazione della maestosa statua del Redentore, il 29 agosto 1901, parteciparono migliaia di fedeli accorsi da ogni angolo dell’isola con una varietà di costumi mai vista: l’intera Sardegna era rappresentata in un tripudio di colori. Alle celebrazioni non partecipò invece lo scultore Jerace impossibilitato a causa del recente lutto della moglie Luisa, alla quale dedicò l’opera con una scritta incisa in uno degli enormi bracci in bronzo: «A Luisa Jerace, morta mentre il suo Vincenzo la scolpiva».

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La festa del Redentore, in breve tempo diventò una delle più importanti manifestazioni religiose ed insieme turistiche dell’isola, in un susseguirsi di vicende che vedono Nuoro trasformarsi da piccolo borgo in capoluogo della terza provincia dell’isola. In questo modo la festa assunse grande rilevanza turistica fino a rischiare di perdere quello spirito religioso per la quale era nata. Si riuscì a superare l’imbarazzante confusione tra sacro e profano, scindendo le manifestazione folk da quelle più strettamente religiose, e dedicando due diverse giornate alla festa: una in città dedicata alla sfilata dei costumi tradizionali e al festival regionale del folclore e l’altra riservata alle cerimonie religiose e alla sagra sull’Ortobene. Ancora oggi la Festa del Redentore è considerata una tra le più importanti feste popolari dell’isola e del Mediterraneo, che vede coinvolti migliaia di fedeli e turisti ogni anno.
 

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