Nuoro, insulta su Facebook: condannato
di Luca Urgu
◗
Il pronto soccorso dell'ospedale San Francesco di NuoroUn anno e 6 mesi a un 42enne che aveva diffamato sul web due medici dell’ospedale San Francesco
2 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Un anno e sei mesi di reclusione la condanna, decisamente più severa dei quattro mesi sollecitati dall’accusa nell’ultima udienza al termine della requisitoria. Ieri davanti al giudice monocratico Sara Perlo si è chiuso il processo a carico del nuorese Marco Galante, 42 anni, a cui veniva contestato il reato di diffamazione a mezzo Facebook. Una sorta di nuova frontiera dell’insulto che a differenza di quello tradizionale ha la capacità di estendere gli effetti nel giro di pochi secondi a un’utenza davvero molto ampia. Una conseguenza che ha un peso anche giuridicamente. Così la vicenda approdata in tribunale che ha visto protagonista l’imputato, con l’accusa di aver diffamato dal suo profilo social due dottoresse del Pronto soccorso dell’ospedale di Nuoro perché a suo dire non avrebbero fatto il loro lavoro, si è conclusa ieri con una condanna andata ben oltre le richieste del pm che si era fermato a 4 mesi, mentre la difesa di Galante ha invocato l’assoluzione.
L’episodio ricostruito nel dibattimento risale alla notte tra il 28 e 29 maggio 2016. Fu allora che l’uomo accompagnò al Pronto soccorso del San Francesco l’anziano padre. Il giorno dopo sul suo profilo raccontò l’attesa lunga otto ore. Ma lo sfogo iniziale di Galante, difeso dall’avvocato Milena Patteri, si trasformò ben presto in una caterva di insulti all’indirizzo dei due medici di turno.
«Non si può lasciare un reparto cosi delicato in mano a due dottoresse veramente incapaci, perché oltre a essere totalmente incapaci sono anche prepotenti e maleducate» scriveva Galante il 29 maggio senza mai nominarle. «Queste due merde di dottoresse dovrebbero sparire dalla faccia della terra». E ancora «Certa gente va sputtanata a 360 gradi. Se ho scritto su Facebook è proprio perché vorrei che il messaggio arrivi a chi li dentro sta rubando lo stipendio che tutti noi paghiamo». È stato proprio questo utilizzo del social a costare caro all’uomo denunciato dall’allora Asl, dalle due dottoresse e dal direttore del servizio tutti costituitisi parte civile con l’avvocato Lorenzo Soro. A metà mattinata la dottoressa Perlo ha letto il dispositivo che condanna appunto Galante a un anno e sei mesi. Una vera mazzata per l’imputato che sicuramente non poteva minimamente immaginare un epilogo così nell’utilizzare uno strumento con un eccesso di libertà. Il risarcimento alle parti offese – fissato dal giudice in 6 mila euro verrà devoluto per l’acquisto di arredi per il pronto soccorso dell’ospedale, questo avevano deciso le due dottoresse offese in un momento d’ira da Galante.
L’episodio ricostruito nel dibattimento risale alla notte tra il 28 e 29 maggio 2016. Fu allora che l’uomo accompagnò al Pronto soccorso del San Francesco l’anziano padre. Il giorno dopo sul suo profilo raccontò l’attesa lunga otto ore. Ma lo sfogo iniziale di Galante, difeso dall’avvocato Milena Patteri, si trasformò ben presto in una caterva di insulti all’indirizzo dei due medici di turno.
«Non si può lasciare un reparto cosi delicato in mano a due dottoresse veramente incapaci, perché oltre a essere totalmente incapaci sono anche prepotenti e maleducate» scriveva Galante il 29 maggio senza mai nominarle. «Queste due merde di dottoresse dovrebbero sparire dalla faccia della terra». E ancora «Certa gente va sputtanata a 360 gradi. Se ho scritto su Facebook è proprio perché vorrei che il messaggio arrivi a chi li dentro sta rubando lo stipendio che tutti noi paghiamo». È stato proprio questo utilizzo del social a costare caro all’uomo denunciato dall’allora Asl, dalle due dottoresse e dal direttore del servizio tutti costituitisi parte civile con l’avvocato Lorenzo Soro. A metà mattinata la dottoressa Perlo ha letto il dispositivo che condanna appunto Galante a un anno e sei mesi. Una vera mazzata per l’imputato che sicuramente non poteva minimamente immaginare un epilogo così nell’utilizzare uno strumento con un eccesso di libertà. Il risarcimento alle parti offese – fissato dal giudice in 6 mila euro verrà devoluto per l’acquisto di arredi per il pronto soccorso dell’ospedale, questo avevano deciso le due dottoresse offese in un momento d’ira da Galante.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
