Una collezione di accendini da mille pezzi
di Pietro Rudellat
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Una delle teche ricolme di accendini che compongono la collezioneLa passione di Annico Franco Ticca, pensionato di 66 anni che raccoglie esemplari da tutto il mondo
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NUORO. L’accendino è nato ben più di un secolo fa: il primo fu realizzato da Johann Wolfgang Döbereiner nel 1823 e da allora ne sono stati venduti e messi in circolazione miliardi. Attualmente si dividono in due categorie, i ricaricabili e gli “usa e getta”. I primi sono di fattura più curata e tecnologicamente migliori, e sono realizzati prevalentemente in metallo, a volte pregiato (argento e oro), e molti modelli sono oggetti da collezione. Annico Franco Ticca, pensionato nuorese di 66 anni, di accendini ha una collezione che da pochi giorni ha raggiunto i 1.000 esemplari. «L’idea di collezionarli – racconta Ticca – è nata 10 anni fa grazie all’interessamento del tipografo Nello Addari che mi regalò il primo accendino e da lì è nata la mia passione e la mia voglia di collezionare accendini provenienti da tutto il mondo. Allora ero anche un fumatore e pian piano cercavo di trovare gli accendini più interessanti. Adesso da cinque anni ho smesso con il fumo, ma la passione per gli accendini rimane». Come li raccoglie? «Grazie agli amici che frequentano il Tomas Club di via Delle Frasche e che, da ogni loro viaggio, mi portano gli accendini più particolari. Ne ho di tutte le forme come strumenti musicali, telefonini, biciclette, pistole, mouse, chiavi inglesi e microfoni, per citare alcuni dei più caratteristici. Provengono da tutto il mondo, nella collezione ci sono accendini provenienti da Giappone, Cina, Scozia, Svizzera, Australia e altri paesi». Quali marche? «Le marche più famose, come Dupont, Ronson, Colibrì, Zippo, Saff e altre ancora e ho accendini sia a gas che a benzina». Quale è l’esemplare più caratteristico? «Ho un accendino piuttosto raro, risalente alla seconda guerra, fatto a Nuoro e ricavato da un pezzo di elica di un areo abbattuto e caduto nella zona di Tucuruttai». Il più caro? «Un accendino della Ronson con inserti in oro zecchino che mi è stato valutato oltre 500 euro. Ma ci sono altri esemplari che hanno valutazioni importanti, soprattutto gli accendini più datati, per intenderci quelli a benzina».
Nella collezione di Annico Ticca ci sono poi alcuni accendini che hanno una storia particolare e ai quali è affezionato più che ad altri.
«Certamente gli accendini, circa 30, che mi ha regalato Cesare Carta, il principe delle launeddas, che nel suo laboratorio in piazza Su Connottu realizzava gli strumenti per sé e per i musicisti che si affidavano alla sua competenza. Conservo poi con molta cura un accendino particolare, donatomi dall’ex sindaco di Nuoro Annico Pau e che lo raffigura: è un pezzo davvero unico e particolare». L’obiettivo di Annico Ticca adesso è di proseguire nella collezione e arrivare a quota 1.500 esemplari.
«Spero che i miei amici vogliano continuare ad aiutarmi e portarmi ancora tanti accendini. Il posto c’è e la passione è ancora tanta».
Nella collezione di Annico Ticca ci sono poi alcuni accendini che hanno una storia particolare e ai quali è affezionato più che ad altri.
«Certamente gli accendini, circa 30, che mi ha regalato Cesare Carta, il principe delle launeddas, che nel suo laboratorio in piazza Su Connottu realizzava gli strumenti per sé e per i musicisti che si affidavano alla sua competenza. Conservo poi con molta cura un accendino particolare, donatomi dall’ex sindaco di Nuoro Annico Pau e che lo raffigura: è un pezzo davvero unico e particolare». L’obiettivo di Annico Ticca adesso è di proseguire nella collezione e arrivare a quota 1.500 esemplari.
«Spero che i miei amici vogliano continuare ad aiutarmi e portarmi ancora tanti accendini. Il posto c’è e la passione è ancora tanta».
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