L’Inps rischia la chiusura: pronta la mobilitazione
di Giovanni Melis
Sorgono, il sindaco Giovanni Arru chiede l’intervento immediato della Regione «L’ennesimo taglio ai servizi in un territorio già gravato dallo spopolamento»
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SORGONO. «Prima il tribunale, poi il giudice di pace, poi i tagli alla sanità, ancora in corso d’opera. Ora si vuole chiudere anche la sede Inps. Poi a cosa toccherà? E soprattutto cosa fare per salvare i territori marginali dallo spopolamento?». Se lo chiede Giovanni Arru, primo cittadino di Sorgono di fronte all’ennesimo taglio che si prospetta all’orizzonte. Ovvero la chiusura della sede dell’Istituto nazionale della previdenza sociale. Lo stabilisce una circolare che prevede la chiusura delle sedi ricomprese nei territori con un numero di abitanti inferiore a sessantamila.
Un danno enorme se si considerano i tanti utenti del territorio che dovrebbero emigrare verso le sedi centrali, localizzate nei capoluoghi di provincia. Con disagi immaginabili viste le condizioni in cu verte la viabilità delle zone interne . Ma Arru non ci sta e rilancia la protesta.
«Appare inaccettabile – dice il sindaco sorgonese – oltre che contrario ad ogni valore morale e civile, che le popolazioni più deboli debbano pagare il prezzo più alto nella riorganizzazione dei servizi. La nostra è una battaglia per la civiltà oltre che per il diritto a sentirci cittadini normali».
Una razionalizzazione che si abbatte come una mannaia su popolazioni già provate dal disagio della crisi economica. «A ciò – prosegue Giovanni Arru – si aggiunge il costo per i servizi e il taglio di alcuni degli stessi. Si dovrebbero tutelare le fasce più deboli, invece si privilegia l’accentramento dei servizi nelle aree forti». Il sindaco ha chiesto un incontro urgente con la Regione. «Un chiarimento – conclude il primo cittadino – è necessario per capire cosa si vuol fare di questi territori. Servono risposte concrete per lo sportello Inps ma anche per i servizi legati alla sanità. Ne va della sopravvivenza di queste zone. Chiediamo alla Regione, al Governo nazionale un intervento specifico per le aree disagiate e che si concretizzi col mantenimento dei servizi. L’alternativa – conclude – sarà la mobilitazione popolare e l’uso di ogni strumento democratico che ci consenta di portare avanti le nostre sacrosante rivendicazioni».
Un danno enorme se si considerano i tanti utenti del territorio che dovrebbero emigrare verso le sedi centrali, localizzate nei capoluoghi di provincia. Con disagi immaginabili viste le condizioni in cu verte la viabilità delle zone interne . Ma Arru non ci sta e rilancia la protesta.
«Appare inaccettabile – dice il sindaco sorgonese – oltre che contrario ad ogni valore morale e civile, che le popolazioni più deboli debbano pagare il prezzo più alto nella riorganizzazione dei servizi. La nostra è una battaglia per la civiltà oltre che per il diritto a sentirci cittadini normali».
Una razionalizzazione che si abbatte come una mannaia su popolazioni già provate dal disagio della crisi economica. «A ciò – prosegue Giovanni Arru – si aggiunge il costo per i servizi e il taglio di alcuni degli stessi. Si dovrebbero tutelare le fasce più deboli, invece si privilegia l’accentramento dei servizi nelle aree forti». Il sindaco ha chiesto un incontro urgente con la Regione. «Un chiarimento – conclude il primo cittadino – è necessario per capire cosa si vuol fare di questi territori. Servono risposte concrete per lo sportello Inps ma anche per i servizi legati alla sanità. Ne va della sopravvivenza di queste zone. Chiediamo alla Regione, al Governo nazionale un intervento specifico per le aree disagiate e che si concretizzi col mantenimento dei servizi. L’alternativa – conclude – sarà la mobilitazione popolare e l’uso di ogni strumento democratico che ci consenta di portare avanti le nostre sacrosante rivendicazioni».
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