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Nuoro

«Da tre anni senza soldi» si riapre il caso ex tessili

di Federico Sedda
«Da tre anni senza soldi» si riapre il caso ex tessili

Macomer, Cisl e Cgil denunciano i ritardi della Regione sulla annosa vertenza «I 130 operai Legler e Cartonsarda sono ancora senza ammortizzatori sociali»

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MACOMER. Che fine ha fatto la vertenza dei 130 lavoratori ex tessili della Legler e della Cartonsarda di Ottana e Macomer rimasti senza ammortizzatori sociali da più di tre anni e per i quali la Regione si era impegnata a trovare una soluzione? È quanto si chiedono la segretaria provinciale della Femca-Cisl, Katy Contini, e il sindacalista della Cgil, Jose Mattana, che da tempo seguono questa vertenza diventata ormai un vero e proprio giallo. «Nonostante i nostri continui solleciti – scrivono in una nota i due rappresentanti sindacali – gli uffici regionali continuano a tacere».

La vicenda ebbe inizio a dicembre del 2015 quando, buona parte degli ex tessili, a causa della ristrettezza dei tempi, non fece in tempo a presentare la domanda di proroga degli ammortizzatori sociali tramite il sistema informatico della Regione. Da allora, la vertenza, rimbalzata più volte sui banchi del consiglio regionale e più volte sul punto di essere definita, è rimasta irrisolta. Sotto accusa c’è soprattutto il sistema burocratico dell’assessorato regionale competente. «In questi ultimi due anni – denunciano Katy Contini e Jose Mattana che ricostruiscono tutta la vicenda -– non si può dire che dall’assessorato regionale al Lavoro abbiano agevolato il percorso per fare ottenere a questi lavoratori quanto in loro diritto, anzi, visti i risultati, sembrerebbe che si siano mossi nella direzione contraria. È stato necessario l’intervento del presidente Pigliaru che ha chiesto di destinare 2.350.000 euro del piano Lavoras a favore di questi lavoratori. Anche con i soldi a disposizione – sottolineano i due sindacalisti – dall’assessorato regionale al Lavoro hanno posto problemi sostenendo che quei fondi regionali non potevano essere usati per pagare l’indennità di mobilità senza autorizzazione ministeriale. La richiesta di autorizzazione pare sia rimasta senza risposta. A questo punto – ricordano Contini e Mattana – per aggirare gli ostacoli è stata varata una legge regionale che prevede interventi a favore dei 130 lavoratori utilizzando i fondi della Regione. Poi sono stati stabiliti i criteri e le modalità di attuazione della legge dando agli interessati la possibilità di scegliere tra una delle seguenti misure: un contributo economico una tantum in sostituzione dell’indennità di mobilità non percepita; la partecipazione a interventi di politiche attive per il lavoro e, infine, l’impiego nei cantieri regionali». Tutto, però è rimasto lettera morta. «A tutt’oggi – dicono i sindacalisti - l’Aspal non ha ancora attuto quanto previsto. La nostra lettera inviata al presidente Pigliaru e agli assessori Paci e Mura il 3 ottobre è rimasta senza risposta. Un ulteriore sollecito inviato al direttore dell’Aspal, Massimo Temussi, è rimasto anch’esso senza risposta»

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