Casa di riposo: Poggiu è colpevole
di Giusy Ferreli
Il gup ha condannato l’operatore a 3 anni e 8 mesi di carcere. La difesa pronta a ricorrere in appello
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NUORO. Maltrattamenti nella casa di riposo di via Aosta a Nuoro: arriva la condanna per Ignazio Poggiu, l’operatore sociosanitario accusato di aver vessato gli anziani ospiti. La sentenza del giudice per l’udienza preliminare Luisa Rosetti è di ieri. Sono le undici del mattino quando il giudice, in un’aula semivuota al quarto piano del palazzo di giustizia nuorese (al suo interno per l’epilogo a porte chiuse del rito abbreviato chiesto dal difensore Monica Macciotta ci sono solo il pm Giorgio Bocciarelli e l’avvocato di parte civile Gonaria Manca), pronuncia la sentenza che condanna Poggiu a tre anni e otto mesi di reclusione. Il gup ha accolto parzialmente le richieste dell’accusa, che aveva sollecitato una pena maggiore, e non ha riconosciuto tre delle quattro aggravanti contestate all’operatore lesioni, abuso di potere e i futili motivi. È rimasta in piedi, invece, l’aggravante della minorata difesa perchè i fatti contestati sono stati commessi su persone deboli e incapaci di difendersi.
L’operatore sociosanitario, in servizio nell’ospizio di via Aosta sino al maggio 2016, è stato assolto per gli episodi specifici riguardanti due anziani, uno dei quali l’unico ad essersi costituito parte civile nell’abbreviato. Nella requisitoria, che risale allo scorso luglio, l’accusa ha ricostruito una storia drammatica fatta di maltrattamenti, vessazioni e mezzi di contenzione del tutto ingiustificati, episodi culminati «in percosse con schiaffi, pugni e gomitate portate all’indirizzo dei pazienti, nonché in ingiustificati e brutali metodi di contenzione dei pazienti stessi al di fuori dei limiti di legge». Per il pm, i comportamenti vessatori che in diversi casi sarebbero sfociati in episodi di violenza nei confronti di anziani non autosufficienti e malati, meritavano una condanna più pesante. Una condanna a cinque anni di reclusione. L’avvocato Macciotta, che ha scelto la strada del giudizio abbreviato, non demorde e preannuncia battaglia. «Sono convinta di poter provare l’innocenza del mio assistito. Siamo in attesa di leggere le motivazioni della sentenza dopo di che faremo ricorso in appello» dichiara il legale che ha accolto l’assoluzione per gli altri due capi d’imputazione con una buona dose di sollievo. La vicenda giudiziaria che ha visto Ignazio Poggiu nel banco degli imputati non si è ancora conclusa. Dopo l’arringa dello scorso ottobre il difensore dell’oss, che ieri mattina non era in aula, potrà far valere le sue ragioni in appello.
L’operatore sociosanitario, in servizio nell’ospizio di via Aosta sino al maggio 2016, è stato assolto per gli episodi specifici riguardanti due anziani, uno dei quali l’unico ad essersi costituito parte civile nell’abbreviato. Nella requisitoria, che risale allo scorso luglio, l’accusa ha ricostruito una storia drammatica fatta di maltrattamenti, vessazioni e mezzi di contenzione del tutto ingiustificati, episodi culminati «in percosse con schiaffi, pugni e gomitate portate all’indirizzo dei pazienti, nonché in ingiustificati e brutali metodi di contenzione dei pazienti stessi al di fuori dei limiti di legge». Per il pm, i comportamenti vessatori che in diversi casi sarebbero sfociati in episodi di violenza nei confronti di anziani non autosufficienti e malati, meritavano una condanna più pesante. Una condanna a cinque anni di reclusione. L’avvocato Macciotta, che ha scelto la strada del giudizio abbreviato, non demorde e preannuncia battaglia. «Sono convinta di poter provare l’innocenza del mio assistito. Siamo in attesa di leggere le motivazioni della sentenza dopo di che faremo ricorso in appello» dichiara il legale che ha accolto l’assoluzione per gli altri due capi d’imputazione con una buona dose di sollievo. La vicenda giudiziaria che ha visto Ignazio Poggiu nel banco degli imputati non si è ancora conclusa. Dopo l’arringa dello scorso ottobre il difensore dell’oss, che ieri mattina non era in aula, potrà far valere le sue ragioni in appello.
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