La Nuova Sardegna

Nuoro

Cent’anni con brio per l’ex professore ancora al volante

di Francesco Pirisi
Cent’anni con brio per l’ex professore ancora al volante

Sebastiano Maccioni è nato alla fine della Grande Guerra: guida l’auto di frequente, legge di tutto e ama il giardinaggio

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NUORO. Cent’anni con tanta verve e voglia di essere parte della quotidianità. Il traguardo del secolo l’ha festeggiato domenica Sebastiano Maccioni, ingegnere nuorese molto conosciuto, e non solo in città. La festa a Cagliari dove vivono due dei quattro figli, avuti dalla signora Elena Siotto, sposata nel 1949 e deceduta alcuni anni fa. Rigorosamente in famiglia, perché solo questo poteva accordare il suo stile schivo, anche per via di una vita che è stata una lunga corsa, con tappe spesso dolorose. La più bella è stata di certo quella iniziale. La nascita, nella casa del rione di Santu Predu, è in concomitanza con il giubilo per la fine della guerra e la vittoria sugli austro-ungarici. Fatto a cui è legato un aneddoto, che ricorda il figlio Luigi, psichiatra, che risiede a Genova: «Fu registrato all’anagrafe solo il 9 novembre. Suo padre, che vi si era recato il giorno successivo alla nascita, si trovò di fronte un gruppo che faceva festa, tra cui anche l’applicato, in preda ai fumi dell’alcool». Poco male considerato il motivo comunque nobile e patriottico. Per Sebastiano quasi un segno del destino. Molti tratti della sua vita saranno caratterizzati dall’impegno civile. Lo è quello nella seconda guerra, vissuta nel corpo genieri, tra la Penisola e la Sardegna.

Negli anni successivi c’è la doppia laurea, in matematica e in ingegneria. Se si parla di passioni la più importante è la politica, vissuta prima nel Psd’Az e poi tra i repubblicani. Interessi che non sono mutati neppure oggi, fresco del secolo di vita, il cui tratto più importante è la lucidità mentale. Ancora il figlio Luigi: «Legge tre, quattro quotidiani. Poi ci sono i libri, dalla storia all’astronomia. Si prende cura di sistemare il giardino di casa». Così come c’è ancora la vita sociale, la chiacchierata con gli amici del bar Cambosu e gli spostamenti con l’auto che continua a guidare. Prima e dopo i cento anni. Ligio come sembra al motto, che il traguardo “è un punto di arrivo, dopo il quale si deve ricominciare”, vergato nella torta numero 100. E se volesse un punto da cui ripartire non avrebbe che il problema della scelta.

La sua mente ricorda gli anni dell’infanzia, trascorsi tra i coetanei della piazza del Rosario e nei campi di “Janna Bentosa”, tra l’Ortobene e Marreri, dove la famiglia Maccioni aveva un podere: «L’estate la passava lì, con i fratelli e le sorelle. C’erano anche i viaggi al monte, perché suo padre curava i terreni di alcuni proprietari di Nuoro», sono ancora i ricordi attraverso le parole di Luigi. Per Sebastiano e i fratelli, il genitore aveva però già tracciato il futuro, che prevedeva il titolo di studio. Non grandi progetti, perché comunque le sostanze non erano ricche: «Frequenta le magistrali, per conseguire il diploma. Poi decide egli stesso di non fermarsi. S’iscrive all’università, prima in matematica a Cagliari e poi, a studi conclusi, nella facoltà d’ingegneria, a Pisa». Lo si ritrova docente di topografia a Nuoro e matematica nella facoltà di farmacia, ancora a Cagliari. In politica, sarà assessore Psd’Az dei Lavori pubblici in Comune, quand’è sindaco il senatore Pietro Mastino, nella seconda metà degli anni ’50.

Nel momento della scissione nel partito, quella del 1967, sceglie i repubblicani: «Crede e vive nei valori del liberalismo di sinistra, in quell’espressione che ha al centro l’impegno per il sociale. Si tratta dell’approdo quasi scontato di un laico, ateo, ma che pratica il rispetto per chi la pensa in maniera diversa. Tanto da sposare una cattolica». Il suo “trascendente” sono i valori civili, anche per superare le traversie del quotidiano. Che per lui sono stati gli anni della guerra: «A Bologna è scampato alla morte solo per coincidenze fortunose, mentre imperversava il bombardamento alleato». Chiuderà la ferma militare a Cagliari, per poi fare ritorno a Nuoro, finalmente nel tempo di pace. C’è però ancora una tragedia da vivere, per il sequestro e la morte del fratello Salvatore, nel 1960, nell’agro di Nuoro: «Tentò di scappare dalle mani dei fuorilegge, che gli spararono alle spalle», racconta in chiusura Luigi Maccioni.

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