A Lanusei si sperimenta la prima “app” salvavita
di Lamberto Cugudda
Il nuovo dispositivo è già disponibile per i pazienti dell’ospedale ogliastrino Consentirà di arginare l’insidiosa broncopneumopatia cronica ostruttiva
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LANUSEI. Il primo step di un’innovativa sperimentazione è stato appena avviato all’ospedale di Lanusei: ecco la prima app che salva la vita con un touch. Ad annunciarlo è l’Assl di Lanusei, i cui vertici spiegano che entro poche settimane «il rivoluzionario dispositivo nato in Sardegna, che consente di arginare, con un semplice touch, l’insidiosa broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), coinvolgerà anche Nuoro e Cagliari». L'Ats Sardegna, con il coinvolgimento dei distretti socio sanitari dell'Ogliastra (Tortolì), Cagliari (Area vasta) e Nuoro, ha avviato un protocollo sperimentale che coinvolge 500 pazienti, oltre a medici di Medicina generale e pneumologi. A soffrirne sono più di 2,5 milioni e mezzo di italiani. A livello medico viene definita la quarta causa di morte al mondo. Ed entro due anni l’Oms la classificherà come terza causa. La Bpco è una patologia progressiva «solo parzialmente o per nulla reversibile, che colpisce l’apparato respiratorio con un’ostruzione delle vie aeree, spesso associata a uno stato di infiammazione cronica del tessuto polmonare». Per i malati la speranza arriva da Bpcomedia. Il nuovo dispositivo parla anche sardo, visto che tutto è partito da uno studio di ricerca condotto in collaborazione con il Policlinico dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, il Laboratorio di Sistemi di Elaborazione e BioInformatica (CoSBi) della Facoltà Dipartimentale di Ingegneria della medesima Università e la Assl di Lanusei. L’indagine ha consentito di sviluppare un algoritmo che – attraverso i dati registrati dal pulsiossimetro - su migliaia di rilevazioni ha evidenziato l’insorgere di eventuali riacutizzazioni o di situazioni critiche, assicurando un’accuratezza del 98,4 per cento anche meglio rispetto a quanto fatto in modo naturale dai medici. «Si tratta – fanno rilevare dall’Assl – di un dispositivo brevettato dalla startup Bpcomedia srl, spin off dell’Università Campus Biomedico di Roma, capitanata da Giuseppe Capasso (bioingenere), basato sull'uso combinato di un comunissimo smartphone e di un pulsossimetro: la classica pinza utilizzata dai medici per calcolare quanto ossigeno è presente nel sangue attraverso il dito di una mano», per evidenziare una eventuale riacutizzazione della malattia. Il bioingegnere Capasso precisa che i pazienti, con la normale misurazione, per tre volte al giorno «avranno la possibilità di visualizzare sullo smartphone o sul tablet il proprio stato di salute». Ma c’è di più, perché le “risposte” saranno personalizzate «in base alle caratteristiche fisiologiche di ogni persona e potranno indicare uno stato di salute normale oppure inviare allarmi per casi di desaturazione, di tachicardia, di peggioramento delle funzioni respiratorie o di missing data, ricordando al paziente se due o più misurazioni non sono state eseguite».
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