Mensa e pronto intervento l’Sos per i nuovi poveri
di Valeria Gianoglio
Padre Magliani: «I papà separati sono diventati la nuova emergenza in città» Citzia (Croce rossa): «Ora ripartiremo con il servizio per i senza fissa dimora»
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NUORO. La nuova emergenza, a Nuoro città, si nasconde, di notte e in mancanza di un tetto stabile, dietro i vetri appannati di una vecchia utilitaria. Finge di passeggiare, ostentando una sicurezza che non ha, sotto i portici della chiesa del Sacro Cuore. E riemerge, stavolta in modo manifesto, all’ora di pranzo, quando varca la porta d’ingresso di una delle due mense dei poveri gestite dalla chiesa nel capoluogo barbaricino. E allora finalmente si siede, leva la maschera, e accoglie con un sorriso un piatto di pasta fumante. «La nuova emergenza sono i padri separati» spiega, senza tanti giri di parole, il parroco della chiesa della Grazie, padre Giuseppe Magliani. E insieme a lui lo conferma anche un vero veterano della mensa per i bisognosi della stessa parrocchia: Marcello Serra. «Fino a qualche tempo fa – spiega il responsabile del servizio – alla nostra mensa si rivolgevano più che altro cittadini extracomunitari, ma da qualche tempo a questa parte la situazione si è ribaltata e circa il 70 per cento dei nostri ospiti sono nuoresi, per lo più papà separati rimasti senza soldi, senza lavoro e a volte anche senza un tetto stabile sopra la testa».
Sono loro, dunque, i papà separati, i nuovi poveri che i volontari della Croce rossa cercano durante le notti di lavoro ma non trovano. «E non li troviamo – spiega uno dei volontari – perché da buoni nuoresi hanno una grande dignità e non vogliono farsi trovare in certe condizioni. Preferiscono stare nascosti, ma sappiamo che ci sono e che alcuni di loro dormono in macchina». «Se ne parla da tempo di queste persone che dormono nelle loro auto e non hanno una casa – dice la presidente della Croce rossa, Antonella Citzia – ma non si fanno trovare per una questione di dignità personale. Ma il problema c’è, in città, e non è di poco conto».
Raccontano, i volontari e la responsabile della Croce rossa, che insieme al fenomeno-separati, a Nuoro, proprio in queste ultime settimane sta riemergendo prepotente anche il caso dei “senza fissa dimora”. «L’emergenza si riacutizza ogni anno con il freddo dell’inverno – spiega ancora Antonella Citzia – e anche in questa stagione un gruppo di cittadini extracomunitari è tornato, di notte, sotto i portici della chiesa del Sacro Cuore. C’erano anche lo scorso inverno e per diversi mesi li abbiamo seguiti con il nostro servizio di “unità di strada”. Forniamo un pasto caldo, la notte, a chi ha bisogno, e poi coperte, giubbotti, una bevanda per superare le notti invernali. Ora, dato il riemergere dei senzatetto e dei ragazzi extracomunitari al Sacro Cuore, pensiamo di riprendere il servizio che per l’estate era stato interrotto. Ma abbiamo continuato a tenere sotto controllo questi casi». E che la situazione sul fronte povertà e senzatetto sia diventata un problema anche a Nuoro, lo dimostra il fatto che il Comune, proprio in questi ultimi giorni ha bandito una gara d’appalto, per un importo complessivo di 25mila euro, per affidare un servizio che ha ribattezzato come “pronto intervento sociale” per le persone senza fissa dimora “in particolari periodi di rigidità climatica”. Al bando, il Comune ha invitato a partecipare le associazioni e organizzazioni di volontariato. Chi si aggiudicherà il servizio, dovrà garantire «la fornitura alla persone in situazioni di povertà estrema e a quelle senza fissa dimora presenti a Nuoro città, di bevande calde, coperte, indumenti, viveri, soprattutto nelle ore serali e notturne, e l’accoglienza, in forma temporanea, soprattutto in periodi di rigidità del clima, all’interno di strutture idonee con almeno sei posti letto».
Sono loro, dunque, i papà separati, i nuovi poveri che i volontari della Croce rossa cercano durante le notti di lavoro ma non trovano. «E non li troviamo – spiega uno dei volontari – perché da buoni nuoresi hanno una grande dignità e non vogliono farsi trovare in certe condizioni. Preferiscono stare nascosti, ma sappiamo che ci sono e che alcuni di loro dormono in macchina». «Se ne parla da tempo di queste persone che dormono nelle loro auto e non hanno una casa – dice la presidente della Croce rossa, Antonella Citzia – ma non si fanno trovare per una questione di dignità personale. Ma il problema c’è, in città, e non è di poco conto».
Raccontano, i volontari e la responsabile della Croce rossa, che insieme al fenomeno-separati, a Nuoro, proprio in queste ultime settimane sta riemergendo prepotente anche il caso dei “senza fissa dimora”. «L’emergenza si riacutizza ogni anno con il freddo dell’inverno – spiega ancora Antonella Citzia – e anche in questa stagione un gruppo di cittadini extracomunitari è tornato, di notte, sotto i portici della chiesa del Sacro Cuore. C’erano anche lo scorso inverno e per diversi mesi li abbiamo seguiti con il nostro servizio di “unità di strada”. Forniamo un pasto caldo, la notte, a chi ha bisogno, e poi coperte, giubbotti, una bevanda per superare le notti invernali. Ora, dato il riemergere dei senzatetto e dei ragazzi extracomunitari al Sacro Cuore, pensiamo di riprendere il servizio che per l’estate era stato interrotto. Ma abbiamo continuato a tenere sotto controllo questi casi». E che la situazione sul fronte povertà e senzatetto sia diventata un problema anche a Nuoro, lo dimostra il fatto che il Comune, proprio in questi ultimi giorni ha bandito una gara d’appalto, per un importo complessivo di 25mila euro, per affidare un servizio che ha ribattezzato come “pronto intervento sociale” per le persone senza fissa dimora “in particolari periodi di rigidità climatica”. Al bando, il Comune ha invitato a partecipare le associazioni e organizzazioni di volontariato. Chi si aggiudicherà il servizio, dovrà garantire «la fornitura alla persone in situazioni di povertà estrema e a quelle senza fissa dimora presenti a Nuoro città, di bevande calde, coperte, indumenti, viveri, soprattutto nelle ore serali e notturne, e l’accoglienza, in forma temporanea, soprattutto in periodi di rigidità del clima, all’interno di strutture idonee con almeno sei posti letto».
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