La Nuova Sardegna

Nuoro

Dopo 50 anni si ritrovano i leoni dell’Olimpia

di Valeria Gianoglio

La riunione tra ricordi e aneddoti dei vecchi calciatori della squadra fondata in città nel 1967

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NUORO. La vera sfida, cinquant’anni dopo, oltre al fatto di riuscire a ritrovarsi tutti per trascorrere una giornata tra ricordi e sorrisi, è stata quella di sistemarsi davanti al fotografo e riproporre la stessa identica posa di metà dei ruggenti anni Sessanta. E così, dopo mezzo secolo e qualche acciacco in più ma conservando sempre lo stesso spirito indomabile di quando calcavano i campi di calcio, i giocatori della cara vecchia Olimpia calcio si sono dovuti chi “accosciare”, chi piazzare in seconda fila, braccia conserte, in attesa dello scatto.

Il risultato finale lo si può constatare osservando con attenzione le due foto che meglio di tante parole riassumono il significato della giornata: la foto di allora e quella di oggi. Le grandi protagoniste della reunion dei vecchi calciatori della squadra fondata nel ’67 dal funzionario dell’allora Intendenza di finanza, Antonio Menghi. «Non solo creatore della società, ma un vero factotum, perché faceva da patron, presidente, allenatore e accompagnatore» precisano oggi, con un pizzico di nostalgia, gli ex componenti della squadra. Il ritrovo, dopo mezzo secolo, è servito per ripercorrere, dunque, un pezzo di storia della squadra e con esso anche un pezzo di storia di Nuoro. E nel mezzo è riemerso davvero di tutto. Ricordi, piccoli e grandi aneddoti, disavventure e scorci di partita. Erano tempi, quelli, nei quali i soldi erano pochissimi e i capricci in campo ancor meno. «Avevamo un solo pallone, pesantissimo, di cuoio, marron scuro – raccontano i vecchi giocatori dell’Olimpia – era così scuro che quando giocavamo nei campi fangosi, il pallone non riuscivamo nemmeno a vederlo bene perché si confondeva con la melma». E quanto al capitolo “vista”, del resto, la squadra non era esattamente ben messa, perché c’era qualche giocatore che entrava in campo persino con gli occhiali. Eppure il bello è che ci si arrangiava lo stesso, ci si divertiva, si creava un sano spirito di squadra e di vero gruppo. Le trasferte nei paesi del circondario? In mancanza di un pulmino ci pensavano i genitori dei giocatori con le loro utilitarie. E oltre ai soldi, anche i giocatori erano contati, tant’è che quando qualcuno si infortunava – sempre che non fosse un infortunio serio – doveva rimanere in campo. E poche storie: cambi non ce n’erano. E le riunioni pre-gara si facevano all’aperto: il sabato sera nella parte bassa dei Giardinetti. Il resto, è storia di cinquant’anni di amicizia, quella vera. E allora eccoli qui, i vecchi leoni dell’Olimpia. Proprio come nelle formazioni che si rispettino, in piedi da destra nella foto del ’67, squadra Juniores: Ettore Paniziutti, Gianfranco Branca, Michele Nieddu, Saverio Farina, Peppino Manca, Franco Careddu, Angelo Careddu, capitano. Accosciati: da sinistra a destra: Alfredo Pilato, Mario Adolfi, Angelo Ticca, Franco Piras, Gianni Masala. Nella foto manca il centravanti Giuseppe Ticca. Nella foto di oggi ci sono gli stessi protagonisti. Ci sono, però, in piedi, Michele Cappai e Paolo Tolu al posto di Nieddu e Farina, e accosciato, Gigi Cuccuru al posto di Franco Piras.

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