«La ripresa è nei fatti, le donne protagoniste delle nuove imprese»
Paolo Merlini
Il bilancio 2018 del presidente della Camera di commercio: «Fondi regionali a rilento, serve una scossa alla struttura»
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NUORO. Trentaduemila imprese, per la maggior parte individuali, sparse in un territorio vasto, che dal Nuorese arriva a comprendere l’Ogliastra, la Planargia e la bassa Gallura sino a San Teodoro: è l’ambito di interesse della Camera di commercio di Nuoro, ente che poco più di un anno fa vedeva minata l’autonomia dalla legge che ridisegnava la mappa degli enti camerali e che invece è riuscito a far valere la propria specificità. Una vittoria di tutto il Nuorese, ha spesso detto il presidente della Camera Agostino Cicalò, che commenta i risultati dell’anno che sta per chiudersi.
Presidente, i timidi segnali di ripresa nell’isola riguardano anche la Sardegna centrale?
«Ritengo di sì. Assistiamo a un quadro complessivamente positivo con lievi segnali di ripresa e di segno più per quanto riguarda imprese e occupati. In realtà qui negli anni scorsi non si è assistito a una curva discendente con cali del 20-30% visti nel Nord Italia perché tutto sommato i nostri numeri erano piccoli».
Vuol dire che poveri eravamo e poveri siamo rimasti?
«Non esattamente. La differenza fondamentale è che la ricrescita del Nord è avvenuta perché fortemente orientata verso i mercati esteri, la nostra economia invece è rivolta prevalentemente verso se stessa».
Gli ultimi dati Istat danno un tasso di disoccupazione ufficiale del 13 per cento nel Nuorese, due punti in più della media nazionale. Qual è, nel registro delle imprese della Camera, il saldo tra le aziende che nascono e quelle che chiudono?
«Per la prima volta dopo anni è positivo a favore delle nuove imprese. Tenga presente che da noi per il 70% sono individuali. Ma vedo un cambiamento anche qui, perché ci si sta evolvendo verso forme societarie, srl in particolare. La buona notizia è che riguardano giovani, e in particolare le donne».
Quali i settori privilegiati?
«Direi il settore turistico nella sua accezione più ampia, includendo dunque alberghi, ristoranti e bar, concentrati non soltanto nella costa, che è trainante, ma anche all’interno. È qui che si registra il maggior numero di imprese e di nuovi addetti».
Riguardo a questi ultimi, è pur vero che si tratta di lavoratori stagionali. I vostri dati di qualche mese fa parlano di circa settemila addetti in più ma per l’83% stagionali. I quali, terminato il lavoro, avranno un costo sociale per via dell’indennità di disoccupazione. Cosa ci trova di entusiasmante?
«Comunque sia è un dato reale, e gli ammortizzatori sociali sono alimentati anche dai contributi versati per quegli stessi lavoratori. Ovvio che però bisogna lavorare per invertire questa tendenza e creare nuovi sbocchi occupazionali, più duraturi».
Come?
«Oggi la Sardegna centrale è molto più connessa con i mercati nazionali ed esteri di quanto non lo sia mai stata. Siamo in grado di ricevere merci da ogni parte del mondo, sarebbe ora che ci cimentassimo a fare anche il contrario. Un passo obbligato verso questo obiettivo è la formazione. Anche perché credo che ci siamo crogiolati abbastanza sui nostri limiti logistici, al punto che sono diventati quasi una giustificazione».
Qual è il suo giudizio sull’operato della giunta Pigliaru, ovviamente in relazione alla Sardegna centrale?
«Il piano rilancio del Nuorese, che ci vede parte in causa con alcune proposte, è stato annunciato dalla giunta regionale poco dopo il suo insediamento, ma cinque anni dopo è arrivata solo una parte dei fondi. Credo che la giunta Pigliaru abbia lavorato bene, ma non è riuscita a rimettere in ordine le strutture di gestione della Regione, che rimangono lentissime. E dopo cinque anni non vediamo ancora finanziati determinati progetti pensati, per certi versi, in un’altra era».
Presidente, i timidi segnali di ripresa nell’isola riguardano anche la Sardegna centrale?
«Ritengo di sì. Assistiamo a un quadro complessivamente positivo con lievi segnali di ripresa e di segno più per quanto riguarda imprese e occupati. In realtà qui negli anni scorsi non si è assistito a una curva discendente con cali del 20-30% visti nel Nord Italia perché tutto sommato i nostri numeri erano piccoli».
Vuol dire che poveri eravamo e poveri siamo rimasti?
«Non esattamente. La differenza fondamentale è che la ricrescita del Nord è avvenuta perché fortemente orientata verso i mercati esteri, la nostra economia invece è rivolta prevalentemente verso se stessa».
Gli ultimi dati Istat danno un tasso di disoccupazione ufficiale del 13 per cento nel Nuorese, due punti in più della media nazionale. Qual è, nel registro delle imprese della Camera, il saldo tra le aziende che nascono e quelle che chiudono?
«Per la prima volta dopo anni è positivo a favore delle nuove imprese. Tenga presente che da noi per il 70% sono individuali. Ma vedo un cambiamento anche qui, perché ci si sta evolvendo verso forme societarie, srl in particolare. La buona notizia è che riguardano giovani, e in particolare le donne».
Quali i settori privilegiati?
«Direi il settore turistico nella sua accezione più ampia, includendo dunque alberghi, ristoranti e bar, concentrati non soltanto nella costa, che è trainante, ma anche all’interno. È qui che si registra il maggior numero di imprese e di nuovi addetti».
Riguardo a questi ultimi, è pur vero che si tratta di lavoratori stagionali. I vostri dati di qualche mese fa parlano di circa settemila addetti in più ma per l’83% stagionali. I quali, terminato il lavoro, avranno un costo sociale per via dell’indennità di disoccupazione. Cosa ci trova di entusiasmante?
«Comunque sia è un dato reale, e gli ammortizzatori sociali sono alimentati anche dai contributi versati per quegli stessi lavoratori. Ovvio che però bisogna lavorare per invertire questa tendenza e creare nuovi sbocchi occupazionali, più duraturi».
Come?
«Oggi la Sardegna centrale è molto più connessa con i mercati nazionali ed esteri di quanto non lo sia mai stata. Siamo in grado di ricevere merci da ogni parte del mondo, sarebbe ora che ci cimentassimo a fare anche il contrario. Un passo obbligato verso questo obiettivo è la formazione. Anche perché credo che ci siamo crogiolati abbastanza sui nostri limiti logistici, al punto che sono diventati quasi una giustificazione».
Qual è il suo giudizio sull’operato della giunta Pigliaru, ovviamente in relazione alla Sardegna centrale?
«Il piano rilancio del Nuorese, che ci vede parte in causa con alcune proposte, è stato annunciato dalla giunta regionale poco dopo il suo insediamento, ma cinque anni dopo è arrivata solo una parte dei fondi. Credo che la giunta Pigliaru abbia lavorato bene, ma non è riuscita a rimettere in ordine le strutture di gestione della Regione, che rimangono lentissime. E dopo cinque anni non vediamo ancora finanziati determinati progetti pensati, per certi versi, in un’altra era».
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