La casa natale di Satta ridotta a rudere
di Francesco Pirisi
Rischia di crollare l’edificio di proprietà della Curia dove nacque l’autore del “Giorno del giudizio”. Allarme sui social
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NUORO. La città rischia di perdere un altro bene di interesse storico e identitario, se non si corre ai ripari in maniera rapida. Si tratta della casa di proprietà della famiglia di Salvatore Satta, il giurista e scrittore, conosciuto in particolare per il romanzo “Il Giorno del giudizio”. Piccolo locale su due piani, nella via Sebastiano Satta, prima di superare i pochi gradini che la separano dalla piazza omonima. La denuncia, sulle pessime condizioni della casa, da qualche settimana corre sui canali social. Tra i primi a richiamare l’attenzione l’ex vice-sindaco, Tonino Frogheri: «La situazione peggiora a vista d’occhio. Ormai ha ceduto anche il tetto, dal quale sono scivolate giù le tegole». L’incuria di anni Frogheri la racchiude in due parole: «È una vergogna».
La casa è da decenni di titolarità del seminario vescovile, istituzione dell’ente diocesi per la formazione dei preti. La ricevette come donazione dalla stessa famiglia Satta, affinché diventasse luogo di accoglienza delle ragazze madri. Lo scopo sociale non è stato disatteso. Col tempo la casa è diventata spazio dove prestare cure e attenzioni a persone con disagi psichici. Mentre è mancata l’opera edilizia per fermarne il declino e conservare il bene. L’atto di altruismo della famiglia Satta è solo una tra le ragioni che impongono l’intervento di recupero. L’altra, è il fatto che quelle mura sono parte del mondo urbano dove si è sviluppata l’opera sattiana, considerata un frammento della memoria di Nuoro.
L’amministrazione comunale per questo entra in gioco, per quelli che potranno essere i passi successivi. Il vice-sindaco, Sebastian Cocco: «Incontrerò a breve termine il rettore del seminario, don Luciano Monni, così da verificare le possibilità di programmare il restauro». Il fatto che sia un bene identitario ha già fatto mettere tra le ipotesi l’acquisto da parte della Regione, con il compito di realizzare subito dopo i lavori di recupero. Il rischio è però che gli atti burocratici allunghino i tempi. L’ex amministratore comunale Frogheri: «Se consideriamo anche solo gli ultimi due anni, la situazione è peggiorata. Lo posso documentare con alcune foto scattate in questo lasso di tempo». Tempo di inerzia che è finito, sollecita con toni che sono perentori Tonino Frogheri, forte della voce dei tanti cittadini nuoresi intervenuti in questo periodo sul canale social Facebook: «L’ente diocesi ha i fondi della Cei per gli edifici ecclesiali, che sono frutto anche del contributo dei nuoresi, con l’8 per mille. Parte dei soldi la dovrebbero quindi garantire Comune e Regione».
Tra gli utilizzi futuri dell’edificio quello che ottiene diversi consensi è di farne la sede della fondazione intitolata a Salvatore Satta. Perché ne è stata la casa di famiglia e la sua figura è in grado di polarizzare l’interesse culturale e giuridico su Nuoro. Centro urbano di dimensioni ridotte, al tempo di Satta (settemila abitanti, circa), nella remota Barbagia, che ha avuto la capacità di aprirsi a realtà più ampie, grazie all’opera dei suoi cittadini più in vista.
La casa è da decenni di titolarità del seminario vescovile, istituzione dell’ente diocesi per la formazione dei preti. La ricevette come donazione dalla stessa famiglia Satta, affinché diventasse luogo di accoglienza delle ragazze madri. Lo scopo sociale non è stato disatteso. Col tempo la casa è diventata spazio dove prestare cure e attenzioni a persone con disagi psichici. Mentre è mancata l’opera edilizia per fermarne il declino e conservare il bene. L’atto di altruismo della famiglia Satta è solo una tra le ragioni che impongono l’intervento di recupero. L’altra, è il fatto che quelle mura sono parte del mondo urbano dove si è sviluppata l’opera sattiana, considerata un frammento della memoria di Nuoro.
L’amministrazione comunale per questo entra in gioco, per quelli che potranno essere i passi successivi. Il vice-sindaco, Sebastian Cocco: «Incontrerò a breve termine il rettore del seminario, don Luciano Monni, così da verificare le possibilità di programmare il restauro». Il fatto che sia un bene identitario ha già fatto mettere tra le ipotesi l’acquisto da parte della Regione, con il compito di realizzare subito dopo i lavori di recupero. Il rischio è però che gli atti burocratici allunghino i tempi. L’ex amministratore comunale Frogheri: «Se consideriamo anche solo gli ultimi due anni, la situazione è peggiorata. Lo posso documentare con alcune foto scattate in questo lasso di tempo». Tempo di inerzia che è finito, sollecita con toni che sono perentori Tonino Frogheri, forte della voce dei tanti cittadini nuoresi intervenuti in questo periodo sul canale social Facebook: «L’ente diocesi ha i fondi della Cei per gli edifici ecclesiali, che sono frutto anche del contributo dei nuoresi, con l’8 per mille. Parte dei soldi la dovrebbero quindi garantire Comune e Regione».
Tra gli utilizzi futuri dell’edificio quello che ottiene diversi consensi è di farne la sede della fondazione intitolata a Salvatore Satta. Perché ne è stata la casa di famiglia e la sua figura è in grado di polarizzare l’interesse culturale e giuridico su Nuoro. Centro urbano di dimensioni ridotte, al tempo di Satta (settemila abitanti, circa), nella remota Barbagia, che ha avuto la capacità di aprirsi a realtà più ampie, grazie all’opera dei suoi cittadini più in vista.
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