Bolotana, famiglia rom finisce nel mirino ora interviene l’Asce
di Federico Sedda
BOLOTANA. Prima l’incendio del furgone parcheggiato in una strada del centro storico, poi la sassaiola contro il camper parcheggiato sotto il bastione San Pietro, a pochi passi dal municipio. Tutto...
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BOLOTANA. Prima l’incendio del furgone parcheggiato in una strada del centro storico, poi la sassaiola contro il camper parcheggiato sotto il bastione San Pietro, a pochi passi dal municipio. Tutto durante la notte e tutto ai danni di una famiglia rom residente a Bolotana, dove, qualche mese fa, ha acquistato una casa nel vecchio centro dell’abitato. Fatti dietro i quali, stante l’origine dei proprietari del furgone e del camper, potrebbe esserci una sorta di rifiuto di accettare, nel contesto sociale della comunità, una famiglia “diversa”. Fatti che, al di là delle interpretazioni e delle chiacchiere nei bar che hanno alimentato un clima ostile verso la famiglia rom, sono passati sotto il silenzio delle istituzioni locali. Nessuna presa di posizione ufficiale, neppure da parte dell’amministrazione comunale, maggioranza e opposizione. A rompere il silenzio e a condannare i fatti ci ha pensato ora, a oltre un mese dall’incendio che ha distrutto il furgone e a venti giorni dalla sassaiola che ha danneggiato il camper, l’Associazione sarda contro l’emarginazione, che, in una nota, si schiera a difesa della famiglia rom a cui la narrazione popolare avrebbe attribuito una serie di misfatti mai accaduti. «L’incendio di un furgone e il danneggiamento tramite il lancio di sassi di un camper – si legge – rappresentano, però, solo gli eventi più visibili di un clima di tensione ed esasperato allarme sociale ai danni della famiglia che ha acquistano una casa nel centro storico del paese. Questi i eventi, si sono intrecciati a racconti e voci che non hanno trovato nessun riscontro nella realtà. Si tratta di racconti di furti e danneggiamenti – precisa il documento – mai avvenuti, che però sono forse bastati a motivare o giustificare queste aggressioni, il cui principale connotato rimane, pertanto, il razzismo. Un razzismo alimentato da pregiudizi e stereotipi tanto forti e radicati da non avere bisogno di essere ripetuti, quando si parla di rom, o addirittura di “zingari”, poiché rappresentano un sostrato culturale comune a tutti, in Sardegna e in Italia, anche se ingiustificato e intollerabile». L’Asce critica il silenzio delle istituzioni rispetto a fatti che andrebbero, comunque, condannati. «Oltre ad una comunità in allarme esiste anche un’amministrazione muta, che non è stata in grado di pronunciarsi di fronte a gravi fatti che hanno colpito una nuova famiglia residente nel territorio, né di spezzare il clima di marginalizzazione che la riguarda. Tra queste voci ne esistono fortunatamente anche alcune discordanti e solidali che hanno avuto la forza di superare la diffidenza. Come Asce crediamo, però, importante che sia tutta la comunità ad assumersi una responsabilità collettiva, a partire dagli amministratori e da quegli enti, come la scuola, che dovrebbero avere l’obiettivo di ristabilire un clima favorevole alla serena accoglienza e convivenza». Il tutto al di là delle paure alimentate spesso da antichi pregiudizi.
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