Attualità della lezione di Impastato
A Bitti un incontro tra gli studenti e il fratello del giovane giornalista ucciso nel ’77
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BITTI. "Bitti incontra Giovanni Impastato" nell’evento curato dall’associazione Akimus e dalla Biblioteca Gramsciana di Ales. Si è parlato, di Peppino Impastato, il giovane giornalista ucciso dalla mafia nel maggio 1978, dopo i saluti della dirigente Istituto Fermi (Nuoro) Ferrante e del vice-preside di Bitti Antonio Carzedda («la scuola è un luogo di cultura e parlare di mafia significa fare cultura e crescere»), del rappesentante di Akimus Giancarlo Carru e dell’assessore alla cultura Ivana Bandinu. Sul delicato tema mafia e d’intorniè il fratello di Peppino a disquisire in mattinata, con gli studenti (medie-liceo),rispondendo alle domande di Giuseppe Manias della Biblioteca Gramsciana, e nel pomeriggio rispondendo alle riflessioni di Pietro Calvisi e del pubblico. Una autentica lezione di vita. Tante le riflessioni del pubblico nel contesto del brillante intervento di Giovanni Impastato che ha parlato a 360 gradi dello sfortunato fratello, della sua famiglia, parenti mafiosi, mafia e antimafia e legalità. Una eredità di lotta, appena iniziata, pesante, che Giovanni, di 5 anni in meno fratello, ha inteso continuare. Di Peppino impegnato nella lotta alla criminalizzata organizzata che racconta il conflitto di chi lo ha conosciuto dentro le mure domestiche e si ribella.
Nella primavera del 77,Peppino e un gruppo di amici inaguarano una radio libera a Cinesi, feudo di Badalamenti, che denuncia i reati di mafia e l’omertà nel nome della verità e legalità. Quella di Peppino è una breve primavera, non tarda a essere ammazzato. Cos’è la mafia? La sua storia viene ripercorsa dai relatori, dalla mafia agricola sino a quella finanziaria che porta allo scontro con lo Stato e alle stragi. Si assiste a una mafia inedita, una mafia borghese, non più analfabeta, ma dai colletti bianchi, formata da professionisti.
La battaglia di Peppino Impastato partiva dal territorio, che va difeso, sollecitava risposte dal potere politico e dalle istituzioni. «Se questa è mafia, io mi batterò per tutta la vita» ebbe a dire Peppino, operando una rottura storico-culturale in primo luogo all’interno della sua famiglia. Una grande lezione la sua di impegno e coraggio civile che non manca di affscinare le giovani generazioni, costantemente alla ricerca di modelli a cui ispirarsi. (b.a.)
Nella primavera del 77,Peppino e un gruppo di amici inaguarano una radio libera a Cinesi, feudo di Badalamenti, che denuncia i reati di mafia e l’omertà nel nome della verità e legalità. Quella di Peppino è una breve primavera, non tarda a essere ammazzato. Cos’è la mafia? La sua storia viene ripercorsa dai relatori, dalla mafia agricola sino a quella finanziaria che porta allo scontro con lo Stato e alle stragi. Si assiste a una mafia inedita, una mafia borghese, non più analfabeta, ma dai colletti bianchi, formata da professionisti.
La battaglia di Peppino Impastato partiva dal territorio, che va difeso, sollecitava risposte dal potere politico e dalle istituzioni. «Se questa è mafia, io mi batterò per tutta la vita» ebbe a dire Peppino, operando una rottura storico-culturale in primo luogo all’interno della sua famiglia. Una grande lezione la sua di impegno e coraggio civile che non manca di affscinare le giovani generazioni, costantemente alla ricerca di modelli a cui ispirarsi. (b.a.)
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