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Studi all’estero con Intercultura, presentate le nuove linee guida
di Alessandra Porcu
MACOMER. Si chiama Protocollo di valutazione. Altro non è che un documento con le linee guida utili agli insegnanti che devono valutare le competenze acquisite dagli studenti rientrati da un periodo...
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MACOMER. Si chiama Protocollo di valutazione. Altro non è che un documento con le linee guida utili agli insegnanti che devono valutare le competenze acquisite dagli studenti rientrati da un periodo di studio all'estero. Elaborato dalla fondazione Intercultura onlus con l'università di Udine, è stato presentato ufficialmente per la prima volta lo scorso 14 ottobre al Liceo Scientifico Galileo Galilei di Macomer. Relatore d'eccezione, Mattia Baiutti che, insieme agli esperti Darla Deardoff e Mario Castoldi, ha redatto il vademecum. «Intercultura – spiega Paola Frongia, responsabile di zona per lo sviluppo del volontariato Sardegna – promuove incontri di questo genere in tutta Italia. Sono utili per creare delle reti regionali di scuole e promuovere percorsi e modelli condivisi per la promozione». In questo caso, l'obiettivo è fornire ai consigli di classe gli strumenti indispensabili per comprendere cosa, quanto e come i ragazzi abbiano imparato dall'esperienza di studio in altre nazioni.
Sono 64 i Paesi in cui si può decidere di fare questo tipo di esperienza. Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Brasile, Inghilterra, Grecia, Europa dell'est. La scelta è ampia, spazia dall'oriente all'occidente, passando per il nord e il sud del nostro emisfero. «I numeri sono in crescita – racconta Francesca Cocco, presidente del centro locale Intercultura di Macomer – in questo momento sono 4 gli alunni che si trovano lontano dall'isola per studiare e che vengono ospitati da famiglie del posto. Argentina, Messico, Stati Uniti e Olanda, queste le destinazioni prescelte. C'è chi starà fuori 6 mesi e chi un anno intero. Ognuno è libero di scegliere quanto tempo trascorrere all'estero. A Macomer, invece, si trova uno studente ceco», aggiunge.
Nata con l'obiettivo di promuovere attivamente gli scambi giovanili internazionali, Intercultura assegna borse di studio totali o parziali. «Ben 1500 all'anno – precisa Paola Frongia –. Ne hanno diritto gli studenti meritevoli il cui reddito familiare non superi una certa soglia». Un modo per non precludere a nessuno la possibilità di conoscere il mondo attraverso lo studio. Il volontariato sta alla base del lavoro che Intercultura svolge in Italia dagli anni immediatamente successivi alla fine della 2° guerra mondiale. «A livello nazionale si contano oltre 5 mila iscritti – sottolinea la responsabile di zona, Frongia –. Nella nostra isola ce ne sono all'incirca 300, di cui 200 impegnati attivamente in diverse attività. Tra loro anche la veterana, ex borsista, Paola Danese. È di Portoscuso e ha 83 anni». Come si può capire non ci sono limiti d'età per entrare a far parte della grande famiglia di Intercultura. «Facciamo appello alle famiglie – conclude Francesca Cocco – affinché ospitino sempre più ragazzi che arrivano dall'estero».
Sono 64 i Paesi in cui si può decidere di fare questo tipo di esperienza. Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Brasile, Inghilterra, Grecia, Europa dell'est. La scelta è ampia, spazia dall'oriente all'occidente, passando per il nord e il sud del nostro emisfero. «I numeri sono in crescita – racconta Francesca Cocco, presidente del centro locale Intercultura di Macomer – in questo momento sono 4 gli alunni che si trovano lontano dall'isola per studiare e che vengono ospitati da famiglie del posto. Argentina, Messico, Stati Uniti e Olanda, queste le destinazioni prescelte. C'è chi starà fuori 6 mesi e chi un anno intero. Ognuno è libero di scegliere quanto tempo trascorrere all'estero. A Macomer, invece, si trova uno studente ceco», aggiunge.
Nata con l'obiettivo di promuovere attivamente gli scambi giovanili internazionali, Intercultura assegna borse di studio totali o parziali. «Ben 1500 all'anno – precisa Paola Frongia –. Ne hanno diritto gli studenti meritevoli il cui reddito familiare non superi una certa soglia». Un modo per non precludere a nessuno la possibilità di conoscere il mondo attraverso lo studio. Il volontariato sta alla base del lavoro che Intercultura svolge in Italia dagli anni immediatamente successivi alla fine della 2° guerra mondiale. «A livello nazionale si contano oltre 5 mila iscritti – sottolinea la responsabile di zona, Frongia –. Nella nostra isola ce ne sono all'incirca 300, di cui 200 impegnati attivamente in diverse attività. Tra loro anche la veterana, ex borsista, Paola Danese. È di Portoscuso e ha 83 anni». Come si può capire non ci sono limiti d'età per entrare a far parte della grande famiglia di Intercultura. «Facciamo appello alle famiglie – conclude Francesca Cocco – affinché ospitino sempre più ragazzi che arrivano dall'estero».
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