Il risarcimento negato alla figlia di Dina Dore
di Simonetta Selloni
Gavoi, i familiari del dentista Rocca condannato per il femminicidio vogliono ottenere i suoi beni
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GAVOI. Due cause civili, intentate dalla madre e dalle sorelle di Francesco Rocca, il dentista di Gavoi condannato all’ergastolo per il femminicidio della moglie Dina Dore, rischiano di privare la figlioletta del risarcimento previsto dalla legge (la 4 del 2018) a tutela degli orfani di femminicidio. Questa bambina, che ora ha 12 anni e vive in casa della sorella di Dina, Graziella, finora non ha visto nemmeno un centesimo del mantenimento al quale il padre è obbligato. Ma il vero paradosso è che proprio con l’azione intentata dalla madre e dalle sorelle, Rocca potrebbe diventare nullatenente: e il suo (cospicuo) patrimonio tornare nelle disponibilità della madre e delle sorelle. Loro fanno i conti di quanto la famiglia ha pagato per il fratello, tra spese legali e mantenimento in carcere: 800mila euro. Secondo sua madre e le sorelle, quindi, lui ha già avuto. Il patrimonio valutato di cui vorrebbero entrare in possesso è di poco inferiore. Appartamenti e case, studi professionali.
Quel che sta succedendo lo hanno denunciato Graziella Dore e Giulia Zurru, la sorella e la mamma di Dina. Graziella, sin dall’arresto di Francesco Rocca, si occupa della nipotina e provvede a tutto. Ha scritto una lunga lettera L’Unione sarda. Dice Graziella: «Dopo la Cassazione, il nostro avvocato (Massimo Delogu ndr) ha avviato le procedure per il risarcimento. E abbiamo saputo dell’avvio delle cause da parte della nonna e delle zie della bimba».
Un passo indietro: la bambina è ora tutelata dall’avvocata Annamaria Busia, ispiratrice della legge 4. La piccola, al processo nei confronti del padre, non si era costituita parte civile: per lei l’avrebbe dovuto fare il tutore che aveva deciso di non percorrere quella strada. Dina Dore venne uccisa la sera del 26 marzo 2008. La legge è successiva, e prevede il sequestro conservativo dei beni del condannato proprio per garantire il risarcimento: addirittura, è prevista anche una provvisionale della metà del patrimonio. Ma nel momento in cui è stata approvata la legge, l’iter giudiziario di Rocca era tra la sentenza di condanna d’appello e la Cassazione. Una volta diventata definitiva la condanna (settembre 2018), qualcuno avrebbe dovuto azionare il procedimento di sequestro conservativo. Qualcuno, ma chi? «Non è chiaro, stiamo verificando», dice l’avvocata Busia. Azionare il sequestro in favore della bambina disinnescherebbe l’azione intentata dai familiari di Rocca. Loro, lascia intendere Graziella, non vogliono impoverire il dentista: semplicemente, mettere al riparo i suoi beni, facendoli ritornare “in famiglia”. La prima udienza al tribunale civile di Nuoro sarà il 16 dicembre.
Quel che sta succedendo lo hanno denunciato Graziella Dore e Giulia Zurru, la sorella e la mamma di Dina. Graziella, sin dall’arresto di Francesco Rocca, si occupa della nipotina e provvede a tutto. Ha scritto una lunga lettera L’Unione sarda. Dice Graziella: «Dopo la Cassazione, il nostro avvocato (Massimo Delogu ndr) ha avviato le procedure per il risarcimento. E abbiamo saputo dell’avvio delle cause da parte della nonna e delle zie della bimba».
Un passo indietro: la bambina è ora tutelata dall’avvocata Annamaria Busia, ispiratrice della legge 4. La piccola, al processo nei confronti del padre, non si era costituita parte civile: per lei l’avrebbe dovuto fare il tutore che aveva deciso di non percorrere quella strada. Dina Dore venne uccisa la sera del 26 marzo 2008. La legge è successiva, e prevede il sequestro conservativo dei beni del condannato proprio per garantire il risarcimento: addirittura, è prevista anche una provvisionale della metà del patrimonio. Ma nel momento in cui è stata approvata la legge, l’iter giudiziario di Rocca era tra la sentenza di condanna d’appello e la Cassazione. Una volta diventata definitiva la condanna (settembre 2018), qualcuno avrebbe dovuto azionare il procedimento di sequestro conservativo. Qualcuno, ma chi? «Non è chiaro, stiamo verificando», dice l’avvocata Busia. Azionare il sequestro in favore della bambina disinnescherebbe l’azione intentata dai familiari di Rocca. Loro, lascia intendere Graziella, non vogliono impoverire il dentista: semplicemente, mettere al riparo i suoi beni, facendoli ritornare “in famiglia”. La prima udienza al tribunale civile di Nuoro sarà il 16 dicembre.
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