La Nuova Sardegna

Nuoro

I baristi sull’isola pedonale «Fallimento annunciato»

di Stefania Vatieri
I baristi sull’isola pedonale «Fallimento annunciato»

Continua il dibattito sul progetto proposto dal Comune per il corso Garibaldi «Sbagliato istituirla nell’imminenza del Natale, meglio rinviare all’estate»

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NUORO. Che gli esercenti del Corso non avessero accolto la notizia dell’isola pedonale con felicità era chiaro. Ma adesso all’accorata protesta dei commercianti si aggiungono anche i baristi e i ristoratori che parlano di un fallimento annunciato. In capo al dissenso generale sul progetto messo in campo dal Comune c’è la solida idea che l’isola pedonale possa essere una scelta vincente per il Corso, a patto che la sperimentazione parta supportata da un serio progetto condiviso dalla cittadinanza e dagli operatori che, piaccia o no, rappresentano la vera anima della celebre via nuorese. A partire dallo storico caffè Tettamanzi, fresco di nuova gestione e aperto a nuove iniziative che possano rendere il Corso più attraente e vivibile.

«Siamo giovani che hanno deciso investire nella propria città piuttosto che andare a cercare fortuna fuori – spiega Paolo Melis, uno dei titolari –. Viviamo nel dinamismo e siamo certi che una novità simile, se attuata nel modo giusto, possa portare vantaggi sia a noi che all’intera cittadinanza, ma purtroppo allo stato attuale non ci sono i presupposti giusto affinché l’idea possa realizzarsi con successo. È sbagliato il periodo: la sperimentazione si poteva far partire in estate quando il Corso non si allaga e a piedi non è possibile passare. È sbagliato l’investimento: i soldi destinati agli alberelli e alle piantine sarebbe stato meglio utilizzarli per creare eventi per tutto il periodo natalizio, ma ancora di più è sbagliato l’atteggiamento degli amministratori nei confronti degli esercenti che vengono trattati e descritti come guastafeste senza pensare invece che un progetto condiviso sarebbe stata certo una scelta meno populista ma sicuramente più vincente – conclude –. Una casa non si inizia a costruire dal tetto ma dalle fondamenta». Un pensiero condiviso anche da Fulvio Bonifacio, titolare dell’hamburgeria Bun Club che non nasconde la preoccupazione. «Devo ammettere che inizialmente l’idea del Corso chiuso alle macchine mi ha entusiasmato – racconta Bonifacio –. Dopo ho capito che il progetto non era supportato da azioni concrete e l’entusiasmo ha lasciato posto alle preoccupazioni. Chiudere nel periodo invernale è un suicidio, già ora dalle sette il corso si svuota e le attività ne risentono perché il mancato passaggio delle macchine influisce sulla visibilità». A parlare di cifre invece è Louis Porcheri, titolare del bar e tavola calda Nove tre quarti che tira le somme e dice: «Ho già calcolato che con l’istituzione dell’isola pedonale perderò il 30 per cento degli incassi rappresentati dai clienti mordi e fuggi della mattina che arrivano in macchina, fanno colazione e vanno via – spiega con rammarico –. Il progetto così com’è non lo condivido perché nebuloso e campato in aria, ma accolgo a braccia aperte l’idea di un’isola pedonale che non lasci niente al caso, proprio come quelle delle grandi città, per citare le parole dall’assessora Angheleddu, che pensa di fare le pseudo sperimentazione sulle spalle dei commercianti – ammette –. Mi sembra la classica pagliacciata in vista delle elezioni utile a portare un immediato consenso popolare e basta». Un tema che a qualche giorno dallo stop delle auto nella centralissima via scalda gli animi dei commercianti, dei baristi, dei ristoratori e dei residenti che a gran voce chiedono uno studio più approfondito del progetto e il rinvio della sperimentazione al periodo estivo.

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