Il ferro diventa arte: in mostra le opere di Ziranu
Il fabbro oranese reduce da due mostre ad Assisi e Cagliari: «Ma a Baratili mi sono emozionato»
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NUORO. «Prima la mostra ad Assisi, un sogno durato 16 giorni e che speravo di realizzare da tempo; qualche giorno dopo un’esposizione a Cagliari e, infine, l’inaugurazione di un monumento ai caduti in guerra a Baratili San Pietro. Che dire? È un momento positivo che mi gratifica tanto». Il fabbro artista di Orani, Roberto Ziranu che con le sue opere sta girando il mondo, è felice di poter condividere questo momento di grande crescita professionale che nel 2019 lo ha visto protagonista di eventi importanti in diverse città dell’isola e d’oltremare. Dal 12 al 24 ottobre vele, farfalle, corpetti e “cambales” sono rimasti in bella mostra nell’ex Pinacoteca della città umbra. “Anima Ferrosa” una personale di scultura che il maestro del ferro ha realizzato con il patrocinio della Città di Assisi e del presidente del Consiglio regionale della Sardegna. Ancora una volta la sua arte ha superato il confine dell’artigianato riuscendo a conquistare l’attenzione di centinaia di visitatori. «È stato un onore esporre ad Assisi – ha detto con orgoglio Ziranu –. È una città magica che dona serenità. È stato un momento importante che mi ha dato consapevolezza di ciò che sto facendo. Sapere che le mie opere sono a Singapore, in Germania, in America, per me è un’immensa gioia. Inoltre, una delle farfalle è rimasta installata in mezzo alla piazza e, ancora, un mio presepio resterà in mostra per tutte le festività». Rientrato da Assisi, Roberto Ziranu ha avuto una breve pausa prima di partire alla volta di Cagliari per la mostra “Il viaggio”, installata al Lazzaretto. Un percorso per conoscere come anche il ferro possa riuscire a trasformarsi in varie forme e a spiccare il volo, riuscendo a regalando forti emozioni. «Una delle opere per le quali mi sono emozionato – ha aggiunto l’artista – è stata “Rinascita”, realizzata per il Comune di Baratili. Raffigura un mondo diviso in due nel quale manca una parte: sono i tanti morti in guerra che vivono nel ricordo dei loro cari. Poi c’è il filo spinato che avvolge i cuori e raffigura i conflitti ancora in atto. Un omaggio a chi non c’è più». (k.s.)
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