Le aziende: intervenga la politica
di Kety Sanna
Conferenza davanti ai cancelli di via Romagna: «La Teicom ha abbandonato il cantiere senza pagare»
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NUORO. Sarà un Natale amaro per oltre 50 lavoratori che fino ad ottobre hanno lavorato al Centro intermodale di via Ciusa Romagna. Il cantiere che ora rischia di diventare una incompiuta, è chiuso con delle catene. L’improvvisa sparizione della Teicom Srl, la ditta di Assemini che si era aggiudicata l’appalto con un ribasso del 24 per cento, ha causato un danno enorme alle aziende nuoresi che in subappalto hanno realizzato gran parte delle opere. «Siamo ancora in attesa che qualcosa si muova – dice Sandro Garau della G. Elettra durante la conferenza stampa organizzata davanti ai cancelli sbarrati –. È una storia che si ripete quella che le stazioni appaltanti non si preoccupano di tutelare l’anello debole della catena, rappresentato proprio dai fornitori di beni e servizi locali pagando a saldo stati d’avanzamento senza verificare che le imprese appaltatrici abbiano onorato i loro impegni. In questo caso il Comune non ha badato alle segnalazioni che abbiamo fatto da tempo, da oltre un anno, sulle inadempienze dell’impresa di Assemini che ci ha lasciati con il cerino in mano. Qui, in questa situazione – sottolinea ancora con forza Garau – non ci siamo solo noi che abbiamo fatto gli impianti elettrici e speciali ma anche chi ha realizzato scavi, fornito materiale edile e calcestruzzo, piattaforme aeree. Ci sono aziende locali che non hanno ricevuto nulla e altre, invece, solo briciole. Chiediamo al sindaco che ci dia delle risposte sullo stato di avanzamento dei lavori visto che all’interno del cantiere, nonostante i cancelli siano chiusi con catene e lucchetti, ci sono operai in attività. Ci devono spiegare a che titolo stanno operando e vorremo capire se stanno finendo i nostri impianti che, però, necessitano delle nostre certificazioni, senza le quali non può esserci il collaudo. Se poi gli amministratori ci spiegassero dove finiscono i soldi pubblici non sarebbe male». Alle parole di Sandro Garau fanno seguito quelle di Marcello Casula, della Cm Impianti. «Non sappiamo più come fare – aggiunge –. La ditta non ha pagato quanto, finora, abbiamo anticipato. Gli assegni che ha emesso non è stato possibile incassarli perché sono tornati indietro. Abbiamo chiesto risposte in Comune, al direttore dei lavori, ma nessuno parla». Quindi Tonino Pira, escavatorista e titolare della Georicicla Srl che prosegue: «Siamo sette mesi senza paga. Ci siamo occupati di scavi e demolizioni dall’apertura del cantiere fino a ottobre, ossia fino a quando la Teicom era ancora in città. Poi è sparita, perciò siamo stati costretti ad abbandonare i lavori. Finora abbiamo anticipato le spese ma bisogna ricordarlo che non siamo delle banche».
Gli imprenditori nuoresi sono un fiume in piena: si sentono lasciati soli di fronte a un problema che in realtà riguarda tutti. E se da una parte il Comune ha rispettato i tempi e pagato quanto dovuto all’impresa appaltatrice, dall’altra – dicono loro – non si è preoccupato di verificare se la stessa avesse adempiuto ai doveri verso le aziende fornitrici di beni e di servizi che operano nel territorio. «Ci aspettiamo un’azione politica da parte dell’amministrazione locale – aggiungono unanimi –. Abbiamo chiesto un incontro con i tecnici che a vario titolo si sono occupati dei lavori del Centro intermodale ma anche con il sindaco e l’assessore ai lavori pubblici. Stiamo aspettando di essere convocati. Non possiamo fare altro per noi, nessuno ci tutela. Si potrebbe intentare un’azione legale per avere indietro ciò che ci spetta ma, pensare di dover anticipare ancora dei soldi, per molti diventa arduo».
Gli imprenditori e i lavoratori dell’indotto, comunque, si dicono decisi a non mollare. «Non questa volta, anche se si prospetta un bagno di sangue».
Gli imprenditori nuoresi sono un fiume in piena: si sentono lasciati soli di fronte a un problema che in realtà riguarda tutti. E se da una parte il Comune ha rispettato i tempi e pagato quanto dovuto all’impresa appaltatrice, dall’altra – dicono loro – non si è preoccupato di verificare se la stessa avesse adempiuto ai doveri verso le aziende fornitrici di beni e di servizi che operano nel territorio. «Ci aspettiamo un’azione politica da parte dell’amministrazione locale – aggiungono unanimi –. Abbiamo chiesto un incontro con i tecnici che a vario titolo si sono occupati dei lavori del Centro intermodale ma anche con il sindaco e l’assessore ai lavori pubblici. Stiamo aspettando di essere convocati. Non possiamo fare altro per noi, nessuno ci tutela. Si potrebbe intentare un’azione legale per avere indietro ciò che ci spetta ma, pensare di dover anticipare ancora dei soldi, per molti diventa arduo».
Gli imprenditori e i lavoratori dell’indotto, comunque, si dicono decisi a non mollare. «Non questa volta, anche se si prospetta un bagno di sangue».
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