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Nuoro

a processo per riciclaggio 

I testi: «Movimenti anomali di denaro sul conto di Mosè Ledda»

I testi: «Movimenti anomali di denaro sul conto di Mosè Ledda»

NUORO. È proseguito ieri mattina il processo a carico di Mosè Ledda, dei genitori Raimondo e Sebastiana Carta, dei fratelli Stefania e Marco, della cognata Manuela Fois e di Giuseppe Mele, dipendente...

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NUORO. È proseguito ieri mattina il processo a carico di Mosè Ledda, dei genitori Raimondo e Sebastiana Carta, dei fratelli Stefania e Marco, della cognata Manuela Fois e di Giuseppe Mele, dipendente del Banco di Sardegna (difesi dagli avvocati Mario Lai, Angelo Magliocchetti, Antonella Saba e Salvatore Pinna), accusati in concorso di riciclaggio. Partendo proprio dalla sentenza definiva che aveva visto il vigilante condannato a otto anni e sei mesi, quale basista della rapina milionaria commessa all’istituto di vigilanza nuorese Over security il 23 maggio 2006, gli ispettori della polizia tributaria della guardia di finanza avevano fatto partire l’indagine, approdata di fronte al collegio presieduto dal giudice Giorgio Cannas. A insospettire gli inquirenti alcuni movimenti anomali registrati sul conto corrente di Ledda dopo il colpo all’Over security. Dalle intercettazioni era emerso che Mosè prima di effettuare le operazioni contattava Mele (dipendente dell’istituto di credito che si è costituito parte civile con l’avvocato Salvatore Murru), e lo avvisava dei versamenti che avrebbe fatto: a volte con assegni e altre in contanti. L’anomalia dei versamenti effettuati nel conto dell’imputato stava anche nel fatto che non venissero fatti personalmente. Capitava, infatti, che Mosè Ledda contattasse Giuseppe Mele per dirgli di passare da lui al circolo «perchè doveva lasciargli qualcosa». Sempre Mele – stando al racconto dell’ispettore della guardia di finanza – informava Ledda dello stato “di salute” del suo conto e gli forniva, di volta in volta, il saldo. I versamenti (quello più consistente è stato di 3mila euro ndr) al vaglio degli investigatori erano relativi al periodo successivo al 2006 quando, quasi ogni mese, si registravano movimenti fatti sia da parte dello stesso intestatario, sia da parte del padre Raimondo. Assegni con vari importi ma anche contanti e monete da un euro per svariate centinaia di euro che, per gli investigatori, rappresentavano attività sospette di riciclaggio. (k.s.)

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