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cronaca

Tre ricette per combattere lo spopolamento dei paesi

Turismo sostenibile, mobilità elettrica interna e lotta all’abbandono scolastico Il Premio Nino Carrus va «a progetti innovativi e attuabili in concreto»


23 dicembre 2019 di Sandro Biccai


BORORE. Turismo sostenibile, mobilità interna, lotta all’abbandono scolastico. Tre ambiti fondamentali per creare nuove opportunità di lavoro e frenare lo spopolamento delle zone interne della Sardegna, e sui quali si sono concentrati gli elaborati vincitori della quinta edizione del premio Nino Carrus. Nel corso della cerimonia di premiazione, tenutasi sabato mattina nell’aula consiliare del comune di Borore ed introdotta dai saluti di Fausto Mura, presidente dell’associazione Carrus, e di Bastiana Carboni, primo cittadino di Borore, presente Grazia Carrus, la commissione giudicatrice presieduta da Rossana Ledda ha proclamato i tre vincitori dell’edizione 2019 del concorso dedicata al tema del lavoro. Il primo posto è andato a Ivo Rossetti, 37enne cagliaritano, laureato in bioecologia applicata con specializzazione in gestione ambiente e territorio che, partendo dalla premessa di «un patrimonio ambientale immenso, ricco di peculiarità da primato», ha presentato un progetto «ad ampio respiro per la valorizzazione del territorio in chiave turistica sostenibile» e lanciato un appello volto a «superare le divisioni intestine e a fare rete per uno sviluppo comune e di prospettiva con il coinvolgimento di tanti attori». Al secondo posto tre nuoresi, due sociologi, Manuela Porcu e Dario Colombo, e un politologo, Carlo Pala, che hanno puntato su un progetto di mobilità elettrica riguardante una ventina di Comuni, da Lodè a Fonni, «privi di rete ferroviaria, serviti da pochi pullman e caratterizzati da un alto numero di vetture private e da una notevole incidenza di sinistri stradali». Il progetto si articola su tre proposte e mira, in prospettiva, a facilitare i collegamenti con porti ed aeroporti mediante il coinvolgimento dell’Arst. Premio speciale “Tirrenia” alla bosana Silvia Peri, psicologa, rappresentata a Borore da Ilenia Vidili. Un progetto, il suo, nato dall’analisi dei dati dell’abbandono scolastico in Sardegna ed orientato alla creazione di centri di apprendimento destinati ad agevolare famiglie che presentano bambini «con difficoltà di apprendimento» e per i quali è fondamentale «l’accessibilità, l’inclusione, lo sviluppo delle potenzialità». «Abbiamo premiato tre progetti innovativi e attuabili in concreto» ha sottolineato Rossana Ledda che, da vicesindaca di Macomer ed imprenditrice, si è anche soffermata sull’esigenza di tenere vivi i servizi e l’economia nelle aree marginali dell’isola per consentire a tutti i sardi di «avere fiducia nel futuro e decidere dove vivere senza essere costretti ad emigrare a causa di disparità divenute insopportabili». Fausto Mura ha lanciato l’idea di un premio che coinvolga i dieci Comuni del Marghine ed annunciato l’imminente costituzione della “Rete delle associazioni”. I saluti sono stati affidati a Rosanna Carboni, vicepresidente dell’associazione Carrus.

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