Curve della morte: lavori ancora al palo
di Simonetta Selloni
Due anni dopo la tragedia dei fratelli Pintor nessuna modifica sulla Ss 129. L’economista Deidda: appalti, sistema lento
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NUORO. “Il punto della situazione” è presto fatto. Delle promesse per mettere in sicurezza la Statale 129 Nuoro-Macomer, in particolare nella doppia curva di “Marroneddu”, tra il chilometro 63 + 700 e 64 + 700, sono rimaste, a oggi, appunto, le promesse. Le condizioni della curve sono esattamente le stesse in cui si trovavano il 25 dicembre 2017. Quel giorno, in quella curve, persero la vita i fratelli Francesco e Matteo Pintor, di Nuoro. Un mese dopo, Giovanni, fratello dei due ragazzi morti e scampato alla tragedia, aveva creato #AdessoBasta, un movimento il cui obiettivo è ottenere condizioni di sicurezza lungo le strade: tutte, non solo la 129. #AdessoBasta ha raccolto 15mila firme, ha smosso amministrazioni, consiglieri regionali, sindaci – che hanno aderito al movimento –. Ha sicuramente inciso sul fatto che si siano trovati i fondi: tre milioni di euro da utilizzare per la rettifica plano-altimetrica di quella curva. Le risorse ci sono. I lavori, garantisce l’Anas, dovrebbero partire a primavera. Dovrebbero. E intanto, il punto della situazione è diventato un video che Giovanni e gli amici di Matteo e Francesco hanno postato sui social, ma anche il tema di un incontro al Liceo Scientifico, la scuola in cui quest’anno Matteo avrebbe concluso le superiori. La V A, i compagni di Matteo.
Come si fa a spiegare i ritardi, le lungaggini, i tempi della burocrazia e quelli che si perdono tra le autorizzazioni? Anas, Ufficio tutela del paesaggio, Ferrovie, privati. Quello che #AdessoBasta solleva è un problema di civiltà, di agibilità della vita intesa sotto tutti i punti di vista. Si parte dalla possibilità di muoversi in sicurezza. «Non c’è alcun tipo di politica economica che possa sperare di incidere sullo sviluppo che non parta dai trasporti», ha detto al Liceo Luca Deidda. Economista, prorettore dell’Università di Sassari, nuorese con un curriculum notevolissimo (studi alla Sant’Anna di Pisa, alla School of Orientale and African studies di Londra prima di approdare all’ateneo turritano); amico della famiglia Pintor da una vita. «Non è soltanto un problema di persone e di beni che soffrono dei ritardi nei trasporti: non siamo messi molto bene nemmeno sulle reti dei dati».
Deidda ha fatto “il punto della situazione”, ha parlato di sicurezza e infrastrutture. I ragazzi non sono economisti, bisognava trovare le parole per spiegare come sia possibile che i fondi ci siano e le opere non si facciano. Ma i dati presentati da Deidda sono eloquenti. L’Italia è il paese dell’Unione europea che investe di meno in infrastrutture: negli ultimi dieci anni, il 3,6 per cento in meno della media. A livello locale si fa anche peggio: si investe il 20 per cento in meno sulle strade statali, fino al 40 per cento in meno in quelle provinciali. E sui lavori pesano i ritardi. Tra le pieghe di questi ritardi si perdono vite. Come quelle di Matteo e Francesco. In quel tratto di strada ci sono almeno venti croci.
«Intanto parliamo di lavori e investimenti pubblici. Dobbiamo constatare che l’iter non è efficace. Ci sono moltissimi ritardi nell’esecuzione di opere pubbliche e i fondi vengono spesi male, perché impiegati troppo lentamente», ha spiegato Deidda. Il problema è che quando si tratta di denaro pubblico, dalla progettazione all’appalto e poi alla realizzazione dei lavori, si resta imbrigliati in un iter farraginoso. «Il nostro sistema prevede una serie di tutele dal rischio di infiltrazioni negli appalti della criminalità organizzata. Il risultato è un’architettura di regole surreali. Mi spiego: si è costruito un impianto di regole che poi finisce con l’impedire che gli appalti si facciano. Questo non è accettabile», ha sottolineato l’economista.
E così, anche i fondi per realizzare la rettifica delle curve della morte sono intrappolati in un sistema nato per garantire trasparenza ma diventato una gabbia. «La Sardegna è rientrata nell’Obiettivo 1, ci riempiranno di soldi. Bisognerà saperli spendere. A partire dagli investimenti sulla rete ferroviaria, la viabilità e la continuità interna alla Sardegna». Allo Scientifico c’era anche Claudio Solinas, l’avvocato a capo del comitato Trenitalia nuorese che si batte per una efficace rete ferroviaria nella provincia il cui capoluogo è l’unico ad avere ancora la ferrovia a scartamento ridotto. E che a Vincenzo Corrias, capo di gabinetto dell’assessore regionale ai Trasporti Frongia, ha consegnato la richiesta di cessione della linea Nuoro-Macomer dalla Regione a Trenitalia.
Si è parlato anche di prevenzione, della necessità che tutti capiscano come guidare in condizioni di sicurezza significhi essere consapevoli che bere e poi mettersi al volante sia un moltiplicatore di pericolosità. Il discorso è complesso, ma in questa partita per la vita lo Stato deve riempire le sue caselle. Garantire la sicurezza sulle strade. Non può chiedere solo responsabilità: paradossalmente, si rischia di morire responsabilmente in strade-trappola. Ma la questione va affrontata ancora prima. Deidda: «C’è un tema trasversale che riguarda la politica. Ed è il fatto che abbiamo un tale patrimonio infrastrutturale che renderlo efficace e sicuro dovrebbe essere la priorità. Quindi, bisognerebbe realizzare buone leggi per favorire iter di spesa corretti. E selezionare figure tecniche sulla base di competenze specifiche per quello che devono fare».
Il video di Giovanni Pintor ha totalizzato quasi 4mila visualizzazioni su Instagram in pochi giorni. Al Liceo, l’altro giorno, non c’era tempo per il dolore, o meglio non solo per quello. C’era voglia di continuare a lottare. Per la sicurezza, per la vita. Fatto il punto della situazione, #AdessoBasta non si ferma.
Come si fa a spiegare i ritardi, le lungaggini, i tempi della burocrazia e quelli che si perdono tra le autorizzazioni? Anas, Ufficio tutela del paesaggio, Ferrovie, privati. Quello che #AdessoBasta solleva è un problema di civiltà, di agibilità della vita intesa sotto tutti i punti di vista. Si parte dalla possibilità di muoversi in sicurezza. «Non c’è alcun tipo di politica economica che possa sperare di incidere sullo sviluppo che non parta dai trasporti», ha detto al Liceo Luca Deidda. Economista, prorettore dell’Università di Sassari, nuorese con un curriculum notevolissimo (studi alla Sant’Anna di Pisa, alla School of Orientale and African studies di Londra prima di approdare all’ateneo turritano); amico della famiglia Pintor da una vita. «Non è soltanto un problema di persone e di beni che soffrono dei ritardi nei trasporti: non siamo messi molto bene nemmeno sulle reti dei dati».
Deidda ha fatto “il punto della situazione”, ha parlato di sicurezza e infrastrutture. I ragazzi non sono economisti, bisognava trovare le parole per spiegare come sia possibile che i fondi ci siano e le opere non si facciano. Ma i dati presentati da Deidda sono eloquenti. L’Italia è il paese dell’Unione europea che investe di meno in infrastrutture: negli ultimi dieci anni, il 3,6 per cento in meno della media. A livello locale si fa anche peggio: si investe il 20 per cento in meno sulle strade statali, fino al 40 per cento in meno in quelle provinciali. E sui lavori pesano i ritardi. Tra le pieghe di questi ritardi si perdono vite. Come quelle di Matteo e Francesco. In quel tratto di strada ci sono almeno venti croci.
«Intanto parliamo di lavori e investimenti pubblici. Dobbiamo constatare che l’iter non è efficace. Ci sono moltissimi ritardi nell’esecuzione di opere pubbliche e i fondi vengono spesi male, perché impiegati troppo lentamente», ha spiegato Deidda. Il problema è che quando si tratta di denaro pubblico, dalla progettazione all’appalto e poi alla realizzazione dei lavori, si resta imbrigliati in un iter farraginoso. «Il nostro sistema prevede una serie di tutele dal rischio di infiltrazioni negli appalti della criminalità organizzata. Il risultato è un’architettura di regole surreali. Mi spiego: si è costruito un impianto di regole che poi finisce con l’impedire che gli appalti si facciano. Questo non è accettabile», ha sottolineato l’economista.
E così, anche i fondi per realizzare la rettifica delle curve della morte sono intrappolati in un sistema nato per garantire trasparenza ma diventato una gabbia. «La Sardegna è rientrata nell’Obiettivo 1, ci riempiranno di soldi. Bisognerà saperli spendere. A partire dagli investimenti sulla rete ferroviaria, la viabilità e la continuità interna alla Sardegna». Allo Scientifico c’era anche Claudio Solinas, l’avvocato a capo del comitato Trenitalia nuorese che si batte per una efficace rete ferroviaria nella provincia il cui capoluogo è l’unico ad avere ancora la ferrovia a scartamento ridotto. E che a Vincenzo Corrias, capo di gabinetto dell’assessore regionale ai Trasporti Frongia, ha consegnato la richiesta di cessione della linea Nuoro-Macomer dalla Regione a Trenitalia.
Si è parlato anche di prevenzione, della necessità che tutti capiscano come guidare in condizioni di sicurezza significhi essere consapevoli che bere e poi mettersi al volante sia un moltiplicatore di pericolosità. Il discorso è complesso, ma in questa partita per la vita lo Stato deve riempire le sue caselle. Garantire la sicurezza sulle strade. Non può chiedere solo responsabilità: paradossalmente, si rischia di morire responsabilmente in strade-trappola. Ma la questione va affrontata ancora prima. Deidda: «C’è un tema trasversale che riguarda la politica. Ed è il fatto che abbiamo un tale patrimonio infrastrutturale che renderlo efficace e sicuro dovrebbe essere la priorità. Quindi, bisognerebbe realizzare buone leggi per favorire iter di spesa corretti. E selezionare figure tecniche sulla base di competenze specifiche per quello che devono fare».
Il video di Giovanni Pintor ha totalizzato quasi 4mila visualizzazioni su Instagram in pochi giorni. Al Liceo, l’altro giorno, non c’era tempo per il dolore, o meglio non solo per quello. C’era voglia di continuare a lottare. Per la sicurezza, per la vita. Fatto il punto della situazione, #AdessoBasta non si ferma.
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