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Bosa, vertenza sanità il sindaco: «Difendiamo i numeri del Mastino»

Bosa, vertenza sanità il sindaco: «Difendiamo i numeri del Mastino»

BOSA. Nella sanità, insegna anche la cronaca: i numeri hanno un valore e sono spesso a fondamento di scelte decisive nel garantire o meno servizi ai cittadini. Quelli dei ricoveri cosiddetti...

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BOSA. Nella sanità, insegna anche la cronaca: i numeri hanno un valore e sono spesso a fondamento di scelte decisive nel garantire o meno servizi ai cittadini. Quelli dei ricoveri cosiddetti “impropri” ad esempio, combattuto in più di una battaglia tesa alla cosiddetta razionalizzazione delle spese, ha portato negli anni ad un drastico taglio dei posti letto per acuti nella struttura sanitaria in riva al Temo. L’applicazione rigida del principio di sicurezza, considerato che i parti erano inferiori ai cinquecento all’anno, ipotizzati dall’Organizzazione mondiale della sanità in tema di tutela delle donne, la questione anche numerica, aveva invece spinto a cancellare il più che apprezzato punto nascita del Mastino, primo in Sardegna a garantire gratuitamente il parto indolore, malgrado la strenua difesa amministrativa e popolare. Ma i numeri nella Sanità valgono anche per giustificare servizi e prestazioni esistenti, tanto più in un periodo in cui trovare medici specialisti e ospedalieri è impresa ardua. Non è quindi passata inosservata una dichiarazione dell’Ordine dei medici, pubblicata nei giorni scorsi, che aveva preso posizione sui problemi sindacali e di organico all’ospedale San Martino di Oristano, da dove alcune figure venivano staccate per prestare servizio anche nel pronto soccorso di Bosa, dove si registrano numeri d’accesso nettamente inferiori rispetto a quelli del presidio principale della Assl.

«Prima di affermare una cosa del genere non sarebbe stato corretto analizzare le cause della diminuzione degli accessi al pronto soccorso di Bosa? – chiede pubblicamente il sindaco Piero Franco Casula –. Convinto che sia troppo facile affermare oggi, dopo anni di disinteresse e ridimensionamento del servizio, che i numeri sono bassi, fermo restando che dietro ogni “numero” c’è una persona». Casula auspica quindi una netta inversione di marcia della politica rispetto a quello che ritiene un trend andato, per ora, a discapito delle piccole strutture ma che potrebbe rivelarsi fatale anche per l’ospedale di Oristano, causa la polarizzazione dei servizi nei centri maggiori dell’isola.

«La lotta va fatta insieme, per cambiare la politica sanitaria in Sardegna in termini di maggior qualità e non di maggiori numeri» l’auspicio del sindaco di Bosa. «Il sistema – dice ancora Casula – dovrebbe presidiare i territori non sguarnirli. Per fare questo è necessario sbloccare le assunzioni e coprire i posti vacanti». Poi l’appello ad amministrazioni, cittadini, operatori e sindacati, a scendere in campo in difesa di questo principio. «Le divisioni o le guerre di campanile favorirebbero soltanto la desertificazione dei servizi ospedalieri nel territorio, e Oristano non sarebbe esente da questo rischio» conclude il sindaco di Bosa. (al.fa.)

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