Macomer, ora è ufficiale: il Cpr aprirà lunedì 20
di Giulia Serra
Il Centro regionale per migranti in attesa di rimpatrio pronto per i primi 50 ospiti Registrato dalla Corte dei Conti il contratto con la svizzera Ors. Ma ci sono critiche
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MACOMER. La data ora è ufficiale. Il centro regionale di permanenza per migranti finalizzato al loro rimpatrio aprirà i battenti lunedì 20 gennaio. A comunicarlo è la Prefettura di Nuoro, che per dare il via libera definitivo attendeva la comunicazione del ministero dell'Interno che certificasse l'avvenuta registrazione, da parte della Corte dei Conti, del provvedimento ministeriale di approvazione del contratto per la gestione del Cpr, affidato alla società svizzera Ors Italia. Dalla prossima settimana la città di Macomer sarà dunque il punto di approdo regionale di coloro che, in fuga dal proprio paese di origine, sono giunti in territorio italiano ma non sono riusciti ad ottenere il riconoscimento per la protezione internazionale. Per ora arriveranno in 50, la metà della capienza assegnata alla struttura. Per loro, figli di un dio minore intrappolati nell'ingranaggio di una attualità disumanizzata, è previsto un ritorno a casa che, nel riavvolgimento beffardo di un percorso già di per sé alienante, prevede un passaggio di tipo dententivo, che può protrarsi fino a 6 mesi, dentro una struttura appositamente ideata e realizzata.
Un tassello incastonato dentro una più vasta strategia nazionale di gestione dei flussi migratori che servirebbe come argine fisico, ma anche figurativo, agli sbarchi incontrollati che ogni anno portano migliaia di persone sull'altra sponda del Mediterraneo alla ricerca di una prospettiva di futuro. A Macomer per svolgere questa funzione si è deciso di riadattare l'ex carcere di Bonu Trau, nel quale già da qualche settimana è in essere un presidio di sicurezza esterna garantito dall'esercito e dove tutto è pronto per l'avvio delle attività. La recinzione perimetrale segna la divisione tra lo stato di libertà e quella particolare forma di privazione della libertà personale che viene definita come “detenzione amministrativa”, alla quale vengono sottoposti quei migranti privi di titolo per restare e destinati al rimpatrio.
L'apertura del Cpr di Macomer, argomento oggetto di forti polemiche politiche, arriva in un momento particolarmente difficile per la città, da oltre tre mesi alle prese con le ripercussioni dell'inchiesta sulla sanità oristanese che ha portato il sindaco Antonio Succu – garante dell'accordo ministeriale che ha decretato l'apertura del centro – agli arresti domiciliari. Se la facente funzioni di sindaco, la vice Rossana Ledda, punta sulle ricadute economiche dell'apertura del Cpr, ribadendo la creazione di nuovi posti di lavoro e la boccata di ossigeno per le strutture ricettive grazie al rafforzamento delle forze dell'ordine sul territorio, dai banchi dell'opposizione in consiglio Daniele Nieddu non risparmia una pungente sottolineatura: «stiamo aspettando la grande campagna di informazione e sensibilizzazione annunciata dal sindaco Succu insieme al ritorno della Guardia di finanza. Per ora si vede solo il Cpr». Di tutt'altro segno la posizione del comitato No Cpr: «Una presenza così massiccia delle forze dell'ordine – scrive – a fronte di una struttura che si dice essere sicurissima, fa immaginare scene da presidio che, al di là della indiscussa sicurezza della struttura, insinua il serio dubbio che possa esserci invece un reale pericolo per la popolazione, già provata da altre problematiche».
Un tassello incastonato dentro una più vasta strategia nazionale di gestione dei flussi migratori che servirebbe come argine fisico, ma anche figurativo, agli sbarchi incontrollati che ogni anno portano migliaia di persone sull'altra sponda del Mediterraneo alla ricerca di una prospettiva di futuro. A Macomer per svolgere questa funzione si è deciso di riadattare l'ex carcere di Bonu Trau, nel quale già da qualche settimana è in essere un presidio di sicurezza esterna garantito dall'esercito e dove tutto è pronto per l'avvio delle attività. La recinzione perimetrale segna la divisione tra lo stato di libertà e quella particolare forma di privazione della libertà personale che viene definita come “detenzione amministrativa”, alla quale vengono sottoposti quei migranti privi di titolo per restare e destinati al rimpatrio.
L'apertura del Cpr di Macomer, argomento oggetto di forti polemiche politiche, arriva in un momento particolarmente difficile per la città, da oltre tre mesi alle prese con le ripercussioni dell'inchiesta sulla sanità oristanese che ha portato il sindaco Antonio Succu – garante dell'accordo ministeriale che ha decretato l'apertura del centro – agli arresti domiciliari. Se la facente funzioni di sindaco, la vice Rossana Ledda, punta sulle ricadute economiche dell'apertura del Cpr, ribadendo la creazione di nuovi posti di lavoro e la boccata di ossigeno per le strutture ricettive grazie al rafforzamento delle forze dell'ordine sul territorio, dai banchi dell'opposizione in consiglio Daniele Nieddu non risparmia una pungente sottolineatura: «stiamo aspettando la grande campagna di informazione e sensibilizzazione annunciata dal sindaco Succu insieme al ritorno della Guardia di finanza. Per ora si vede solo il Cpr». Di tutt'altro segno la posizione del comitato No Cpr: «Una presenza così massiccia delle forze dell'ordine – scrive – a fronte di una struttura che si dice essere sicurissima, fa immaginare scene da presidio che, al di là della indiscussa sicurezza della struttura, insinua il serio dubbio che possa esserci invece un reale pericolo per la popolazione, già provata da altre problematiche».
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