Diffida dei medici all’Assl: a Bosa scoppia la polemica
di Alessandro Farina
Dura reazione del sindaco Casula che intende tutelare il servizio del “Mastino” «Non siamo più disposti a subire e carenze o disservizi nel nostro ospedale»
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BOSA. «Non siamo più disposti a subire passivamente disservizi all’ospedale di Bosa». La notizia che medici in trasferta dall’ospedale San Martino a quelli di Ghilarza e soprattutto Bosa, dove vengono garantiti turni di guardia medica anche notturna in Medicina, Pronto soccorso e Chirurgia tra le corsie del Mastino, falcidiate dalla carenza di specialisti e ospedalieri, hanno inviato una seconda diffida alla Assl di Oristano, perché venisse sospeso il provvedimento di prestare il servizio lavorativo anche fuori dall’ospedale a cui sono assegnati, non è passata inosservata al sindaco di Bosa, Piero Franco Casula, che in una dura nota pubblicata sulla pagina social del gruppo di maggioranza consiliare, richiama alla possibilità, estesa agli altri comuni della zona, di nominare un legale per tutelare il diritto alla salute di pazienti e popolazione della fascia centro occidentale dell’isola. Da settimane la Planargia, Bosa in testa, ha dissotterrato l’ascia di guerra in tema di difesa di servizi territoriali e ospedalieri, considerato che nel primo ramo della sanità pubblica mancano da tempo figure professionali fondamentali come quella del fisiatra e del logopedista per adulti. Mentre in ospedale la carenza di personale paventava la possibile chiusura di reparti e servizi, non potendoli garantire nelle 24 ore. Questo emergeva, dati alla mano, nella riunione straordinaria di consiglio comunale celebrata a fine dicembre a Bosa. Mentre il 20 gennaio a Cagliari si è tenuto un tavolo tecnico, alla presenza anche dell’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu, dove sono state indicate alcune vie per cercare di rispondere alle esigenze del presidio. Compreso l’utilizzo di medici in arrivo a Bosa dal San Martino di Oristano, già messa in pratica in passato. «È vero che l'Ats ha tardato a bandire i concorsi, creando negli organici dei buchi paurosi, ma non si può ragionare pensando che il San Martino sia il centro del mondo – afferma il sindaco di Bosa, convinto che sia necessaria unità e solidarietà per cercare di affrontare l’emergenza –. È giusto che i medici rivendichino i loro diritti, ma non a discapito di una intera comunità» la riflessione chiave del pensiero del primo cittadino. Casula lancia poi un ennesimo appello ai medici perché «garantiscano la copertura e il mantenimento dei servizi. Non è mettendosi di traverso nei confronti di un territorio che si ottengono risultati, ma condividendo azioni nei confronti di chi ci ha portato a questo punto. Ai cittadini e pazienti si devono dare certezze – sottolinea il sindaco di Bosa –. Mai avrei pensato che una comunità, per vedersi riconosciuto il diritto alla salute, avrebbe dovuto rivolgersi ad un avvocato per “interruzione di un pubblico servizio”. Ma se sarà necessario lo faremo» conclude convinto il primo cittadino.
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