Dopo la bufera giudiziaria al Cip arriva il commissario
di Kety Sanna
Consorzio industriale, la giunta regionale nomina la funzionaria Lecca I vertici dell’ente sono al centro di una inchiesta per presunti appalti pilotati
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Con decreto del presidente della Giunta regionale è stato nominato il commissario straordinario del Consorzio industriale provinciale di Nuoro rimasto senza “guida” dopo i clamorosi arresti del direttore e del presidente, Tore Serra e Piero Guiso. Pietrina Lecca, funzionario dell’assessorato regionale agli Enti locali (già commissaria della Zir di Siniscola ndr), ieri mattina si è insediata negli uffici del Consorzio di via Dalmazia e, con tempestività, ha provveduto al pagamento degli stipendi ai dipendenti e al saldo degli importi scaduti ai fornitori. La neo commissaria è stata nominata, per 30 giorni, con il mandato di procedere all’approvazione del Bilancio d’esercizio 2018 e con l’incarico di provvedere alla gestione ordinaria del Consorzio, all’adozione degli atti indifferibili ed urgenti, e all’attivazione delle procedure per l’elezione del presidente. Per i prossimi giorni, inoltre, la funzionaria ha già programmato le attività propedeutiche alla convocazione dell’assemblea generale dell’ente per adempiere nel più breve tempo possibile al suo mandato. «La tempestività dimostrata dalla dottoressa Lecca – si legge in una nota inviata dagli uffici del Cip – è stata apprezzata dai dipendenti che si augurano sia un positivo segnale di attenzione verso le esigenze dell’ente che da tempo sta attraversando una situazione di crisi».
A scatenare la bufera nell’ente provinciale l’indagine denominata “Il sistema”, condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Ottana, guidati dal maresciallo Mirko Granocchia e coordinata dalla Procura di Nuoro. L’inchiesta aveva interessato principalmente i rapporti tra il Consorzio nuorese e i dirigenti di alcune aziende che avevano sede a Lamezia Terme e a Ottana. Sette le persone, tra Sardegna, Calabria e Abruzzo, ritenute a vario titolo responsabili di istigazione alla corruzione, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.
Pochi giorni prima di Natale la notifica della chiusura delle indagini da parte del procuratore capo di Nuoro, Patrizia Castaldini, agli indagati: Piero Guiso, Tore Serra, Donato Sabatino, Tonino Marchio, Luigi Zilli, Antonio Busi e Antonino Roncone. Due filoni di un’indagine partita due anni e mezzo fa e condotta dai carabinieri di Ottana che, attraverso un’intensa attività di intercettazioni telefoniche e il sequestro di materiale dagli uffici dei indagati, avrebbe portato alla luce i presunti rapporti illeciti tra i vertici del Cip di Nuoro e le società riconducibili all’imprenditore calabrese Tonino Marchio, da una parte, e Antonio Busi dall’altra. Il primo nell’ambito di una gara riguardante la realizzazione di una piattaforma per il trattamento dei rifiuti, appaltata dalla Regione nel 2015 con un finanziamento 2 milioni e mezzo di euro, ma anche i lavori per la bonifica di rifiuti speciali nell’area industriale del nuorese; il secondo per l’acquisizione da parte dell’Antica Fornace, di alcuni lotti di terreno del Cip, dove sarebbe dovuto sorgere un impianto fotovoltaico, e finalizzata a scalzare la concorrenza in cambio di promesse di posti di lavoro.
A scatenare la bufera nell’ente provinciale l’indagine denominata “Il sistema”, condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Ottana, guidati dal maresciallo Mirko Granocchia e coordinata dalla Procura di Nuoro. L’inchiesta aveva interessato principalmente i rapporti tra il Consorzio nuorese e i dirigenti di alcune aziende che avevano sede a Lamezia Terme e a Ottana. Sette le persone, tra Sardegna, Calabria e Abruzzo, ritenute a vario titolo responsabili di istigazione alla corruzione, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.
Pochi giorni prima di Natale la notifica della chiusura delle indagini da parte del procuratore capo di Nuoro, Patrizia Castaldini, agli indagati: Piero Guiso, Tore Serra, Donato Sabatino, Tonino Marchio, Luigi Zilli, Antonio Busi e Antonino Roncone. Due filoni di un’indagine partita due anni e mezzo fa e condotta dai carabinieri di Ottana che, attraverso un’intensa attività di intercettazioni telefoniche e il sequestro di materiale dagli uffici dei indagati, avrebbe portato alla luce i presunti rapporti illeciti tra i vertici del Cip di Nuoro e le società riconducibili all’imprenditore calabrese Tonino Marchio, da una parte, e Antonio Busi dall’altra. Il primo nell’ambito di una gara riguardante la realizzazione di una piattaforma per il trattamento dei rifiuti, appaltata dalla Regione nel 2015 con un finanziamento 2 milioni e mezzo di euro, ma anche i lavori per la bonifica di rifiuti speciali nell’area industriale del nuorese; il secondo per l’acquisizione da parte dell’Antica Fornace, di alcuni lotti di terreno del Cip, dove sarebbe dovuto sorgere un impianto fotovoltaico, e finalizzata a scalzare la concorrenza in cambio di promesse di posti di lavoro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
