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Nuoro

S’accabadora al Carnevale di Bosa

di Alessandro Farina
S’accabadora al Carnevale di Bosa

La maschera sarà presente per la prima volta all’evento Ghias de Carrasegare

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BOSA. Nessuna pretesa di richiamo ad una maschera tradizionale, magari di cui si sono perse le tracce nel passato, quanto invece la “rappresentazione simbolica” di una figura storica della Sardegna, quella di s’accabadora. Questo l’intento della scrittrice e ricercatrice Tata Carboni, che nei giorni scorsi all’Unitre di Bosa ha presentato la sua ricerca sull’argomento e la maschera che sfilerà per la prima volta proprio nella città del Temo, durante l’edizione 2020 di Ghias de Carrasegare in programma oggi dalle 16 nelle vie storiche e nel centro cittadino.

«S’accabadora è una figura di cui spesso si sottolineano le sfaccettature negative, paurose. Eppure questa donna che avrebbe nei secoli passati evitato lunghe agonie, ci porta a interrogarci su questioni etiche e morali ancora aperte e vive nel presente. Tra l’altro ho scoperto che non avrebbe rivestito solo un ruolo nel facilitare in qualche modo il trapasso da questa all’altra vita secoli fa, ma sarebbe stata anche levatrice e forse guaritrice» spiega Tata Carboni. Che anni fa ha dato alle stampe un libro che da queste parti è e resta un best seller: “A piedi scalzi,” ambientato quando il quartiere di Sa Costa era un brulicare quotidiano di vita vissuta. Tata Carboni questa volta, assistita da un gruppo di amiche che sfileranno con lei, porta avanti quella che per molti sembra essere una provocazione, fare di S’accabadora una maschera, nel senso lato del termine.

«Ripeto, totalmente inventata, non la riscoperta di una maschera tradizionale ma qualcosa di nuovo per creazione su una figura di antichissima tradizione popolare. Non è quindi una effige carnevalesca, ma qualcosa che ci permette di trasformarci in ciò che vogliamo esorcizzare» conclude Tata Carboni.

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