La Nuova Sardegna

Nuoro

Appello degli oncologici: «Curateci al San Camillo»

di Giovanni Melis
Appello degli oncologici: «Curateci al San Camillo»

Sorgono, i pazienti chiedono la continuazione del servizio diluizione dei farmaci Sulis: «In alternativa si è costretti a fare la chemioterapia al San Francesco»

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SORGONO. «Noi pazienti oncologici del distretto di Sorgono non siamo disposti ad accettare passivamente e chiediamo con forza che nel nostro territorio venga ripristinato il servizio di diluizione dei farmaci chemioterapici». Lo chiede a gran voce un gruppo di persone che lotta ogni giorno con gravissime patologie e che chiede all’Ats di Nuoro di far funzionare a dovere il reparto di Oncologia del san Camillo, un piccolo fiore all’occhiello della sanità nuorese, grazie anche alla grande abnegazione del medico Efisio Mereu. In una nota, Franco Sulis a nome del “Gruppo Oncologico” dell’ospedale di Sorgono si fa portavoce della protesta dei pazienti oncologici.

«Per l’ennesima volta – scrive Sulis – siamo vittime della burocrazia sanitaria che, inserendo norme su norme, sta di fatto distruggendo quel poco di servizio sanitario che ancora funziona. Con questo comunicato vogliamo denunciare quanto sta accadendo in questi giorni ai pazienti in cura presso il reparto di oncologia di Sorgono. A causa della normativa emanata dai vertici dell’Ats che vieta la diluizione dei farmaci chemioterapici in loco, gli stessi farmaci per effetto di questa nuova norma potranno essere diluiti solamente all’ospedale San Francesco di Nuoro per essere poi inviati a Sorgono».

A pagare in termini di disagio per queste nuove disposizioni sarebbero i pazienti costretti a recarsi in ospedale per due giorni di fila: uno per una seduta di chemioterapia e per eseguire gli esami ematici ed il giorno successivo per eseguire la terapia. «Ricordiamo che per parecchi di noi – aggiunge Sulis – con la patologia in stadio avanzato è già difficile spostarsi per un giorno. Ora ci vediamo raddoppiati gli ingressi in reparto, e se per qualsiasi motivo quei farmaci non arrivano o arrivano in ritardo? Non osiamo pensare che potremmo saltare le nostre importantissime terapie e ci chiediamo il perché di questo repentino cambiamento che ostacola in qualche modo il buon funzionamento del nostro reparto, che portiamo ad esempio per l’organizzazione e per l’umano trattamento che da sempre riceviamo da parte del medico e di tutto il personale infermieristico». Di qui l’appello all’Ats poiché si teme una chiusura del reparto di Oncologia. «Non vorremmo – conclude Sulis – che questa nuova disposizione fosse il primo passaggio di un progetto studiato a tavolino per privare il nostro territorio di un ulteriore servizio costringendoci a interminabili viaggi verso Nuoro per poterci curare».

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