Macomer, nuovo tentativo di suicidio al Cpr
di Giulia Serra
La notizia riaccende le polemiche politiche. Uda: «Il Comune dica che non vogliamo un lager in città»
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MACOMER. È ancora una notizia terribile quella che trapela dal Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti di Macomer ed è ancora un pesante silenzio ad avvolgerla e relegarla dentro l’oblio delle coscienze. Un altro tentativo di suicidio va a sommarsi all’ormai lunga lista di episodi allarmanti che, come pezzi di un puzzle difficile da risolvere, fungono da sparute guide nella ricomposizione di un quadro di fatto sfuocato, smembrato ed estremamente problematico. È nuovamente l’essenza nuda della vita, unico bene inalienabile ancora nella propria disponibilità, l’arma utilizzata per manifestare la disperazione giunta al capolinea da parte di chi è sottoposto a rigida detenzione, imposta dalla legge, e applicata come pena accessoria prima del definitivo rimpatrio nella terra di origine. Un uomo, del quale nulla ci è dato sapere, ha scelto la giornata di venerdì per provare a darsi la morte. Sarebbe riuscito a raggiungere un’area aperta all’interno dello stesso complesso e lì, con l’utilizzo di una coperta, avrebbe tentato di impiccarsi. Ad accorgersi di quello che stava accadendo sarebbero stati gli operatori di vigilanza, i quali, vedendo la scena sugli schermi collegati al circuito di videosorveglianza, avrebbero fatto scattare l’allarme e consentito un intervento in grado di interrompere il tentativo di suicidio in corso. A fronte dell’ennesimo episodio di questo tipo, che va a sommarsi ad almeno altri tre fatti analoghi trapelati oltre i muri spessi ed impenetrabili del Cpr di Macomer e alle molteplici situazioni di tensioni interne già segnalate, La Nuova Sardegna ha cercato, purtroppo invano, per l'intera giornata un’interlocuzione con la Prefettura di Nuoro. Mentre si aspetta che l’organo istituzionale che sul territorio rappresenta il ministero dell’Interno faccia chiarezza su quanto sta accadendo all’interno della struttura regionale per migranti, sul piano della politica locale le dichiarazioni della facente funzioni di sindaco Rossana Ledda sul tema Cpr riaccendono le polemiche politiche: «Si cerca di correre ai ripari fuori tempo massimo – sbotta l'ex sindaco ed ex consigliere di minoranza Riccardo Uda – le dichiarazioni rese da Rossana Ledda sono surreali. La ricostruzione che vede Macomer subire l’imposizione del Cpr è una mistificazione della realtà per cercare di scaricare le proprie responsabilità: il nostro Comune ha alzato la mano e si è reso protagonista perché voleva il Cpr in un’ottica di occasione sviluppo, nonostante fosse chiaro che lo si stava fondando sulle disgrazie umane. La comunità, come noi, apprese la notizia delle trattative sul Cpr dalla stampa e il consiglio comunale fu convocato su precisa richiesta delle minoranze, non per iniziativa dell’amministrazione. Anche sul referendum si dice una bugia, perché la maggioranza non lo voleva e si oppose. Oggi ci ritroviamo in una situazione emergenziale e la vice sindaca, che ha condiviso col sindaco Succu la volontà di aprire il Cpr, ha il dovere oltre che il diritto di dire “non voglio un lager nella mia città”».
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