I medici: «Per Todde fatto il possibile»

Morte al San Francesco di un 80enne, parlano gli indagati di omicidio colposo

NUORO. Nel rispetto del dolore della famiglia Todde, si dicono sereni i medici indagati per la morte del pensionato nuorese, deceduto nel settembre di due anni fa al San Francesco dopo due settimane di ricovero.

Il fatto che il giudice Teresa Castagna nell’udienza del 27 febbraio, a seguito dell’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dai familiari dell’80enne, e dopo il contraddittorio tra le parti, abbia deciso di chiedere al pubblico ministero Ireno Satta un approfondimento delle indagini, per loro rappresenta una maggiore garanzia. Gli specialisti del reparto di Malattie infettive (Antonina Carai, difesa dall’avvocato Giovanni Colli, Josè Maria Teresa Lai e Anna Maria Salerno difese dall’avvocata Monica Macciotta) che ripongono massima fiducia nell’operato della magistratura, stanno cercando di affrontare con particolare impegno questo momento di grave emergenza sanitaria legata al coronavirus che, ora più che mai, li vede coinvolti in prima linea.

In relazione all’indagine, non possono fare altro che confermare quanto emerso dalla relazione dei consulenti medico legali (i professori Roberto Demontis e Roberta Montisci) che esclude ogni loro responsabilità in merito alla morte del paziente, deceduto nonostante abbiano fatto il possibile per salvarlo.

I consulenti della difesa dalle visioni delle immagini Tc hanno ritenuto che «la diagnosi di pericardite acuta non fosse presente all’atto del ricovero ma che si sia potuta sviluppare successivamente, nel contesto, però di un quadro settico generalizzato in un paziente affetto da grave pancitopenia. Condizione – hanno rimarcato i consulenti – che ha dominato il quadro clinico iniziale e che può aver favorito l’instaurarsi del quadro settico, causa diretta della morte del Todde, come visibile dal quadro isto-patologico emerso a seguito degli accertamenti necroscopici». (k.s.)

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