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Le indagini

Bruzzone, nelle chat insulti e frasi choc contro Sionis: «Io spero in un bel malaccio che se la porti via»

Bruzzone, nelle chat insulti e frasi choc contro Sionis: «Io spero in un bel malaccio che se la porti via»

Inchiesta per stalking, gli atti descrivono una campagna reiterata fatta di insulti, attacchi online e riferimenti a profili fake

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Cagliari Al centro dell’indagine ci sono soprattutto le parole. Non solo post, dirette e contenuti diffusi online, ma anche una lunga serie di messaggi scambiati in chat WhatsApp che, secondo gli inquirenti, documenterebbero il clima e il linguaggio usati contro la psicologa forense Elisabetta Sionis.

L’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pm di Cagliari Gilberto Ganassi, poi trasmesso per competenza territoriale alla Procura di Roma, ipotizza il reato di stalking di gruppo ai danni di Sionis e della figlia minorenne. Nel materiale acquisito compare un hard disk con le trascrizioni di conversazioni estratte da gruppi denominati “L’armata delle tenebre”, “Gli irriducibili”, “Barcone on the road”, “I mitici” e “Fbi”.

Gli epiteti riportati negli atti

Nei dialoghi riportati negli articoli compaiono espressioni particolarmente pesanti attribuite a Roberta Bruzzone nei confronti della collega. Tra quelle richiamate negli atti figurano “dalla miserabile esistenza”, “da Tso”, “una lestofante in meno” e “in putrefazione”. In un altro passaggio vengono richiamate anche formule come “la sua folle ossessione”, “continua a sbavare sui nostri profili”, “cacciata a pedate nel sedere” e il riferimento alla donna a cui “le goccine e le overdose di botox non bastano più”. Il quadro che emerge è quello di un linguaggio sistematicamente aggressivo, denigratorio e offensivo.

La frase ritenuta centrale dagli inquirenti

Tra i passaggi evidenziati nell’inchiesta ce n’è uno che gli investigatori considerano particolarmente significativo. È un messaggio del 17 settembre 2022, inviato da Bruzzone nel gruppo “Fbi”: «Ho mandato a Monica la mia denuncia di stalking contro la Sionis dell’anno scorso, bisogna attaccarla dimostrando che è una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi». Secondo la ricostruzione contenuta negli articoli, questo messaggio viene letto come una sorta di impulso operativo all’attività del gruppo, poi proseguita attraverso contenuti pubblici e interventi sui social e sulle piattaforme video.

«Stasera massacro pure la Sionis in diretta»

Le conversazioni riportate comprendono anche messaggi successivi. Il 22 febbraio 2024, sempre secondo quanto ricostruito, Giovanni Langella scriveva: “Stasera massacro pure la Sionis in diretta”. A questa frase si aggiungono altri scambi dai toni forti. In una conversazione dell’agosto 2023 Langella afferma: «La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai! Ha fatto di noi la sua ragione di vivere». A quel messaggio Bruzzone replica: «Io spero in un bel malaccio che se la porti via».

I commenti su una fotografia

Un altro dei passaggi riportati riguarda il commento a una fotografia di Sionis pubblicata in chat. In quel caso Bruzzone scrive: “Questa è marcia di invidia […] guarda il marciume interiore come caz… ormai si vede anche fuori. È in putrefazione da viva questa. […] Monica Demma però tu non mi puoi inviare foto della bestia immonda senza prima avvisarmi… Questa un malaccio se lo merita tutto”. Sono frasi che, insieme agli altri messaggi acquisiti, vengono richiamate nell’inchiesta per delineare il tenore delle comunicazioni e la continuità degli attacchi.

Non solo Sionis: il riferimento ad Avesani

Nel fascicolo, secondo quanto riportato, compare anche un dialogo relativo al neurologo Mirko Avesani, anche lui coinvolto in contenziosi con Bruzzone. In una chat Monica Demma e Marzia Mosca avrebbero scritto: “Trolliamo un po’ Avesani?”. Per il pm Ganassi, questa conversazione potrebbe suggerire che le indagate dedicassero parte del loro tempo «a interagire tramite profili fake con altri utenti social».

Una vicenda che parte dal 2017

Lo scontro tra Bruzzone e Sionis, secondo quanto ricostruito negli articoli, nasce nel 2017 durante il processo per la morte di Manuel Piredda e per le ustioni riportate da Valentina Pitzalis. Da allora si sarebbe innescata una lunga sequenza di querele e controquerele. Tra gli elementi richiamati nel materiale c’è anche l’archiviazione, il 23 giugno scorso, dell’ultima querela presentata da Bruzzone contro Sionis. Viene inoltre ricordata la condanna in primo grado a due anni inflitta il 28 ottobre a Lucio Lipari, indicato come collaboratore della criminologa, per aver perseguitato Sionis.

Il peso delle chat nel nuovo filone

In questo nuovo sviluppo della vicenda, più ancora dei contenuti pubblici, assumono rilievo le chat private e i messaggi tra gli indagati. È lì che gli inquirenti collocano una parte importante del presunto coordinamento degli attacchi, poi sfociati, secondo l’accusa, in post, dirette, fotomontaggi, allusioni sessuali e frasi dal tono minaccioso e vessatorio. L’elemento che emerge dagli atti, così come riportati, è la ripetizione nel tempo di un lessico ostile, a tratti violentissimo, che avrebbe accompagnato per anni il conflitto tra le parti.

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