Corso Umberto rivive con il progetto del Maart
di Paolo Maurizio Sechi
Macomer, l’iniziativa vedrà coinvolte le associazioni e i commercianti del centro Benevole: «Eventi per far rivivere alla città l’atmosfera delle vecchie “vasche”»
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MACOMER. Era una tappa d’obbligo la cosiddetta “vasca” al Corso, la passeggiata nel punto di riunione per i macomeresi che, anche nel periodo invernale, dagli anni Settanta e per un trentennio circa, hanno animato la principale via del capoluogo del Marghine, il social network del periodo, punto di incontro importante non solo per i giovani. Ora un gruppo di associazioni guidata da Maart ha in programma un progetto per rianimare quella che continua a presentarsi come una via parzialmente desolata, nonostante la presenza di importanti attività commerciali che hanno e continuano ad essere punto di riferimento per gli acquisti nel territorio.
«In collaborazione con il gruppo facebook “Sei di Macomer se...”, la pagina “Iper Macomer” e “Fai i tuoi acquisti a Macomer” – dice Marco Benevole, direttore artistico dell'associazione Maart – da diversi mesi lavoriamo e sono in corso incontri tra gli amministratori dei vari gruppi e non appena saranno definite le linee guida apriremo l’incontro e presenteremo il progetto ai commercianti e alle associazioni di categoria. Verranno pianificate date, attrazioni e allestimenti che rallegrino la passeggiata e ci riportino a respirare quell’atmosfera degli anni 70, 80 e 90 e contatteremo associazioni e artisti, musicisti e dj, creativi e scrittori. Non si tratterà di un unico ed isolato flash mob – prosegue Benevole – ma di un progetto ad ampio respiro, preciso e definito e abbiamo ragionato molto su cosa potesse rappresentare quegli anni».
Il centro della città in quegli anni era vivace anche per la presenza di circa duemila reclute che ogni mese arrivavano a Macomer da tutta Italia per l’addestramento militare del Car del “Battaglione Fanteria Arborea”, chiuso dal dicembre 2004 e ora sede del Reggimento Genio Gusatatori, e che animavano i locali pubblici e le vie cittadine. Singolare anche la scelta delle associazioni per il logo delle manifestazioni. «Abbiamo ragionato molto su cosa potesse rappresentare quegli anni ed è stato molto difficile – dichiara Barbara Scarpa, presidente dell’associazione Maart –. Gli oggetti dell’esplosione elettronica non si contano: fecero capolino i primi walkman, i primi computer, gli scooter per i quattordicenni ecc., sono stati gli anni dei transistor e dei primi microcip. Alla fine la scelta è ricaduta su un simbolo immortale per riportare la passeggiata al Corso: il telefono a gettoni, il primo, quello color bronzo che ha accompagnato generazioni di militari ma veniva utilizzato anche dai ragazzi della città al grido di : “Ajo’… noi siamo al Corso, ma oggi non esci?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«In collaborazione con il gruppo facebook “Sei di Macomer se...”, la pagina “Iper Macomer” e “Fai i tuoi acquisti a Macomer” – dice Marco Benevole, direttore artistico dell'associazione Maart – da diversi mesi lavoriamo e sono in corso incontri tra gli amministratori dei vari gruppi e non appena saranno definite le linee guida apriremo l’incontro e presenteremo il progetto ai commercianti e alle associazioni di categoria. Verranno pianificate date, attrazioni e allestimenti che rallegrino la passeggiata e ci riportino a respirare quell’atmosfera degli anni 70, 80 e 90 e contatteremo associazioni e artisti, musicisti e dj, creativi e scrittori. Non si tratterà di un unico ed isolato flash mob – prosegue Benevole – ma di un progetto ad ampio respiro, preciso e definito e abbiamo ragionato molto su cosa potesse rappresentare quegli anni».
Il centro della città in quegli anni era vivace anche per la presenza di circa duemila reclute che ogni mese arrivavano a Macomer da tutta Italia per l’addestramento militare del Car del “Battaglione Fanteria Arborea”, chiuso dal dicembre 2004 e ora sede del Reggimento Genio Gusatatori, e che animavano i locali pubblici e le vie cittadine. Singolare anche la scelta delle associazioni per il logo delle manifestazioni. «Abbiamo ragionato molto su cosa potesse rappresentare quegli anni ed è stato molto difficile – dichiara Barbara Scarpa, presidente dell’associazione Maart –. Gli oggetti dell’esplosione elettronica non si contano: fecero capolino i primi walkman, i primi computer, gli scooter per i quattordicenni ecc., sono stati gli anni dei transistor e dei primi microcip. Alla fine la scelta è ricaduta su un simbolo immortale per riportare la passeggiata al Corso: il telefono a gettoni, il primo, quello color bronzo che ha accompagnato generazioni di militari ma veniva utilizzato anche dai ragazzi della città al grido di : “Ajo’… noi siamo al Corso, ma oggi non esci?».
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