Donne isolate in pericolo, Onda Rosa lancia l’allarme
di Kety Sanna
Costrette a vivere insieme ai maltrattanti, hanno difficoltà a chiedere un aiuto Luisanna Porcu: «Per l’emergenza servivano risorse straordinarie»
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NUORO. L’emergenza sanitaria che il Paese sta vivendo non ha fatto altro che contribuire a rendere ancora più drammatica la vita delle donne che subiscono violenza, costrette, ora più che mai a una convivenza forzata con i compagni aguzzini. A dimostrarlo sono i numeri, sia a livello generale che locale, che hanno registrato un netto calo delle richieste di aiuto. «Sono diminuite del 50% – dice Luisanna Porcu, responsabile del Centro antiviolenza Onda Rosa di Nuoro e segretaria nazionale di Di.Re. –. In questi giorni i centri isolani sono tutti al completo, ma nonostante tutto cerchiamo di fare fronte alle richieste di sostegno che arrivano. Stiamo studiando nuove strategie operative, così come stanno facendo le donne per riuscire a contattarci e sfuggire ai maltrattamenti».
Giusto qualche giorno fa la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti ha erogato 30 milioni da destinare ai centri antiviolenza. Si tratta di risorse già ripartite alle Regioni per lo scorso anno ma che ora potranno essere richieste anche in assenza della presentazione di una programmazione. In particolare si tratta di 10 dei 30 milioni, che erano destinati ad attività collaterali finalizzate a contrastare il fenomeno. Fungeranno da fondi straordinari per l’emergenza, mentre gli altri 20 erano già destinati alle attività ordinarie dei vari centri e delle case rifugio.
«Ebbene – dice a tal proposito Luisanna Porcu – la ministra non ha fatto altro che trasformare fondi ordinari, già destinati alle Regioni per l’annualità 2019, in straordinari, pur non essendolo. Nei nostri centri non si può pensare di anticipare o spendere soldi che non abbiamo. In assenza di strutture alternative adeguate per l’accoglienza delle vittime, ci si dovrebbe rivolgere agli alberghi della città che, però, è necessario pagare. Soluzioni non certo ideali – aggiunge la presidente – perché è impensabile decidere di sistemare una donna vittima di violenza in una stanza d’albergo, senza che abbia la possibilità di cucinare o un minimo di spazio dove vivere; a maggior ragione se ha pure dei figli. L’ideale – aggiunge – sarebbe che ci fossero alloggi messi a disposizione dagli Enti per assicurare l’isolamento delle madri e dei loro bambini. Quella che stiamo vivendo è un’epidemia parallela, una situazione di emergenza, e come tale va gestita. Non certo, usando fondi ordinari destinati alle attività abituali dei centri antiviolenza. Nel nostro territorio, in questo momento stiamo continuando a seguire le donne che avevamo già preso in carico, ma anche per loro non è semplice. La maggior parte aspettavano la Pasqua per iniziare la “stagione” nelle strutture della costa ma, vista la situazione dovranno rinunciarci. Per non parlare poi di quelle che avevano un lavoretto in nero: ora non hanno nulla. Non stanno meglio neppure le donne che usufruiscono del reddito di libertà – prosegue la responsabile di Onda Rosa –. Andrebbe rivisto nelle sue regole, perché essendo una misura molto controllante, rischia di impoverire ancora di più le vittime di violenza». Ma a preoccupare maggiormente Luisanna Porcu sono i prossimi mesi. «Adesso le donne sono più esposte – conclude – perché costrette a stare a casa tutto il giorno, e riuscire a chiamare non è facile. Prepariamoci a ricevere le denunce che, purtroppo, prevedo non saranno poche».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Giusto qualche giorno fa la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti ha erogato 30 milioni da destinare ai centri antiviolenza. Si tratta di risorse già ripartite alle Regioni per lo scorso anno ma che ora potranno essere richieste anche in assenza della presentazione di una programmazione. In particolare si tratta di 10 dei 30 milioni, che erano destinati ad attività collaterali finalizzate a contrastare il fenomeno. Fungeranno da fondi straordinari per l’emergenza, mentre gli altri 20 erano già destinati alle attività ordinarie dei vari centri e delle case rifugio.
«Ebbene – dice a tal proposito Luisanna Porcu – la ministra non ha fatto altro che trasformare fondi ordinari, già destinati alle Regioni per l’annualità 2019, in straordinari, pur non essendolo. Nei nostri centri non si può pensare di anticipare o spendere soldi che non abbiamo. In assenza di strutture alternative adeguate per l’accoglienza delle vittime, ci si dovrebbe rivolgere agli alberghi della città che, però, è necessario pagare. Soluzioni non certo ideali – aggiunge la presidente – perché è impensabile decidere di sistemare una donna vittima di violenza in una stanza d’albergo, senza che abbia la possibilità di cucinare o un minimo di spazio dove vivere; a maggior ragione se ha pure dei figli. L’ideale – aggiunge – sarebbe che ci fossero alloggi messi a disposizione dagli Enti per assicurare l’isolamento delle madri e dei loro bambini. Quella che stiamo vivendo è un’epidemia parallela, una situazione di emergenza, e come tale va gestita. Non certo, usando fondi ordinari destinati alle attività abituali dei centri antiviolenza. Nel nostro territorio, in questo momento stiamo continuando a seguire le donne che avevamo già preso in carico, ma anche per loro non è semplice. La maggior parte aspettavano la Pasqua per iniziare la “stagione” nelle strutture della costa ma, vista la situazione dovranno rinunciarci. Per non parlare poi di quelle che avevano un lavoretto in nero: ora non hanno nulla. Non stanno meglio neppure le donne che usufruiscono del reddito di libertà – prosegue la responsabile di Onda Rosa –. Andrebbe rivisto nelle sue regole, perché essendo una misura molto controllante, rischia di impoverire ancora di più le vittime di violenza». Ma a preoccupare maggiormente Luisanna Porcu sono i prossimi mesi. «Adesso le donne sono più esposte – conclude – perché costrette a stare a casa tutto il giorno, e riuscire a chiamare non è facile. Prepariamoci a ricevere le denunce che, purtroppo, prevedo non saranno poche».
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