DORGALi
L’acquario di Gonone è chiuso, mancati incassi per 150mila euro
di Nino Muggianu
DORGALI. Le conseguenze della pandemia di Covid 19 si abbattono anche sull'acquario di Cala Gonone. Doveva aprire i battenti a marzo per accogliere come ogni anno centinaia di studenti di tutta l'isol...
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DORGALI. Le conseguenze della pandemia di Covid 19 si abbattono anche sull'acquario di Cala Gonone. Doveva aprire i battenti a marzo per accogliere come ogni anno centinaia di studenti di tutta l'isola e non solo, invece come tutte le altre strutture resta chiuso. All'interno, nelle vasche, la vita continui come sempre tra le varie specie dei pesci. Qualche giorno fa si è registrata la straordinaria deposizione delle uova del polpo dell'acquario. Un centinaio di uova la cui schiusa è prevista per l'estate.
Tutto è rimasto come prima, nello spettacolare piccolo mondo subacqueo. Mancano solo i visitatori, una defezione che costa alle casse della società che gestisce l'acquario una perdita di circa 150mila euro. Una mazzata capace di mettere in ginocchio una piccola azienda che conta una decina di addetti. Sulla situazione dell'acquario di Cala Gonone interviene il direttore, Flavio Gagliardi, costretto a restare a casa, a Roma, dall’emergenza Covid. «L'acquario si è allineato alle direttive e quindi è rimasto chiuso facendo saltare la data prevista di apertura (28 marzo) e rimandando a quando le condizioni lo permetteranno l'apertura per la stagione 2020. Tuttavia non potevamo abbandonare gli animali ospitati e la manutenzione degli impianti che ne garantiscono il benessere, quindi la nostra azienda ha organizzato due squadre separate che si alternano e assicurano la necessaria presenza. Per gli altri lavoratori - continua Gagliardi - abbiamo dovuto fare ricorso alla cassa integrazione e in questo modo stiamo riuscendo a contenere i costi. Tuttavia aver saltato l'appuntamento pasquale e le prenotazioni dei gruppi scolastici, che di solito ci davano ossigeno nel mese di maggio, ci costringe a mettere in bilancio una perdita secca di 150mila euro. Considerando che non possiamo “spegnere” completamente l'acquario, le nostre preoccupazioni per il futuro sono molte. Ci rendiamo conto che tutte le aziende italiane si trovano in questa situazione, ma accudire gli animali vivi, come nella nostra regione sanno tutti i pastori, è attività che non conosce pause, feste e risposi, ma sopratutto che genera costi fissi ed inderogabili (circa 70mila euro di corrente elettrica e 300mila euro di stipendi all'anno). In questo scenario,- conclude il direttore dell'acquario di proprietà del Comune di Dorgali - visto che siamo soggetti a specifiche verifiche e richieste da parte del ministero dell'Ambiente (l'acquario è l'unica struttura sarda che ha la licenza ai sensi della cosiddetta Legge Zoo) per rientrare nei parametri ospitiamo anche diversi animali frutto di sequestri. Ci aspettiamo una maggiore di sensibilità, che però ad oggi sembra non arrivare».
Tutto è rimasto come prima, nello spettacolare piccolo mondo subacqueo. Mancano solo i visitatori, una defezione che costa alle casse della società che gestisce l'acquario una perdita di circa 150mila euro. Una mazzata capace di mettere in ginocchio una piccola azienda che conta una decina di addetti. Sulla situazione dell'acquario di Cala Gonone interviene il direttore, Flavio Gagliardi, costretto a restare a casa, a Roma, dall’emergenza Covid. «L'acquario si è allineato alle direttive e quindi è rimasto chiuso facendo saltare la data prevista di apertura (28 marzo) e rimandando a quando le condizioni lo permetteranno l'apertura per la stagione 2020. Tuttavia non potevamo abbandonare gli animali ospitati e la manutenzione degli impianti che ne garantiscono il benessere, quindi la nostra azienda ha organizzato due squadre separate che si alternano e assicurano la necessaria presenza. Per gli altri lavoratori - continua Gagliardi - abbiamo dovuto fare ricorso alla cassa integrazione e in questo modo stiamo riuscendo a contenere i costi. Tuttavia aver saltato l'appuntamento pasquale e le prenotazioni dei gruppi scolastici, che di solito ci davano ossigeno nel mese di maggio, ci costringe a mettere in bilancio una perdita secca di 150mila euro. Considerando che non possiamo “spegnere” completamente l'acquario, le nostre preoccupazioni per il futuro sono molte. Ci rendiamo conto che tutte le aziende italiane si trovano in questa situazione, ma accudire gli animali vivi, come nella nostra regione sanno tutti i pastori, è attività che non conosce pause, feste e risposi, ma sopratutto che genera costi fissi ed inderogabili (circa 70mila euro di corrente elettrica e 300mila euro di stipendi all'anno). In questo scenario,- conclude il direttore dell'acquario di proprietà del Comune di Dorgali - visto che siamo soggetti a specifiche verifiche e richieste da parte del ministero dell'Ambiente (l'acquario è l'unica struttura sarda che ha la licenza ai sensi della cosiddetta Legge Zoo) per rientrare nei parametri ospitiamo anche diversi animali frutto di sequestri. Ci aspettiamo una maggiore di sensibilità, che però ad oggi sembra non arrivare».
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