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Dopo l’emergenza si riparte dai servizi sanitari

Dopo l’emergenza si riparte dai servizi sanitari

Il sindaco Melis pensa a rivalutare il progetto di riqualificazione dell’ex preventorio

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ARZANA. «Passata la bufera Coronavirus, bisognerà riflettere seriamente sulla riorganizzazione dei servizi sanitari, in particolare di quelli territoriali trascurati per anni». Pensieri e parole del sindaco di Arzana, Marco Melis, che dopo aver visto sfumare il sogno di realizzare un importante polo sociosanitario nell’ex Preventorio a causa delle solite lungaggini burocratiche, è convinto che l’edificio possa recitare un ruolo importante nella necessaria quanto improrogabile azione di potenziamento dell’assistenza post emergenza. «Noi amministratori abbiamo il dovere di pretendere una maggiore attenzione per il nostro territorio. Se il virus non è entrato nei confini ogliastrini – sottolinea il primo cittadino arzanese – non significa che in futuro ci si debba trovare impreparati rispetto a emergenze di Ora, credo che il nostro progetto debba essere ripreso in considerazione seppure rimodulato alla luce di quanto accaduto».

L’emergenza coronavirus ha messo in evidenza le criticità delle strutture residenziali, criticità che il progetto di riqualificazione dell’ex edificio destinato in passato alla cura della tubercolosi, avrebbe potuto contenere al minimo. Il preventorio di Arzana, nel quartiere di San Martino, è (o meglio era, viste le attuali condizioni) un complesso di 2.500 metri quadrati. L’edificio a ferro di cavallo è stato il più importante nel suo genere in Sardegna: venne costruito nel 1911 e divenne centro di ricovero per i malati di tubercolosi provenienti da ogni parte della Sardegna. Nel 1954 venne rinominato “preventorio antitubercolare regionale” ed erano circa 200 i posti letto al suo interno. Nel 1959 fu affidato in gestione alla Congregazione delle suore mercedarie per il ricovero, la cura e l’assistenza di bambini affetti dalla patologia. La scomparsa quasi totale della malattia comportò il trasferimento del personale che nel 1986 venne definitivamente chiuso. «Nel 2007 è stato ceduto dalla Regione al Comune al prezzo simbolico di un euro» dice Melis. Sindaco da tre mendati, l’amministratore comunale si è preso la briga di lavorare alla rinascita dello stabile. Individuata una società per il project financing si è lavorato al progetto prevedeva la ristrutturazione dell’edificio con la realizzazione di una Rsa (residenza sanitaria assistita), un centro per i malati di Alzheimer e un altro per la riabilitazione globale. Scaduto il tempo dell’autorizzazione ottenuta in Regione, perchè nessuno nel frattempo ha messo in atto i propositi di riorganizzare la rete territoriale privilegiando quella ospedaliera, si fa strada l’idea di trasformare l’ex preventorio in un modello di assistenza a prova di Coronavirus. (g.f.)

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