I baristi lanciano l’appello «Azzerateci la Tari 2020»
di Valeria Gianoglio
Il veterano Tonino Mura, portavoce della categoria, si rivolge al sindaco Soddu «Per 200 locali niente lavoro fino a giugno. O ci tolgono tasse o la metà fallisce»
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NUORO. Qualche settimana fa, quando ancora non si conoscevano nel dettaglio i tempi delle riaperture, dall’alto dei suoi 66 anni trascorsi dietro il bancone di un bar, e dopo aver raccolto gli sfoghi e la disperazione di decine di colleghi più giovani, Tonino Mura aveva lanciato un primo grido di aiuto. «Fateci lavorare, pur con tutte le precauzioni richieste dalla situazione, con mascherine, distanziamenti e sanificazioni, ma fateci alzare le serrande e riprendere con il nostro mestiere. Perché altrimenti, anziché del virus, rischiamo di morire di fame».
Ma l’altra sera, davanti alla tv, dopo aver appreso che il suo e i circa 200 tra locali e circoli di Nuoro sarebbero rimasti chiusi fino al primo giugno, a Tonino Mura è salito su per la gola un miscuglio complicato di sconforto e voglia di vedere la fine dell’incubo. Così, vista l’impossibilità di un contatto diretto, ha afferrato il telefonino e ha deciso di chiedere cosa pensavano i suoi colleghi della richiesta che gli stava ronzando da tempo nella mente. E che ora, di fronte all’ennesimo rinvio delle riaperture dei bar, gli risuonava ancora più forte. «Mi rivolgo al sindaco Andrea Soddu – dice Mura – mi rivolgo come veterano della categoria, e anche a nome di tanti colleghi e pubblici esercenti di Nuoro. Gli chiedo di non farci pagare la tassa sui rifiuti non solo per questi quattro mesi di chiusura, dall’avvio delle restrizioni fino al prossimo primo giugno, ma anche per il resto dell’anno. Perché i problemi, infatti, e i mancati guadagni, per noi baristi non finiranno purtroppo con l’inizio di giugno.
Il veterano dei baristi e dei pubblici esercenti del Nuorese, e a lungo anche rappresentante di categoria per la Confesercenti, ne è tristemente convinto, del resto: «Non cominceremo a guadagnare come prima nemmeno dal primo giugno e per diversi mesi ancora – spiega e per un semplice motivo: i clienti sono spaventati, hanno paura di beccarsi il virus, di rimanere contagiati, sono, e sono sicuro che anche se noi tutti siamo pronti a rispettare le prescrizioni igienico-sanitarie, i clienti non verranno al bar come prima. Quindi non lavoreremo come prima, e certamente non produrremo nemmeno gli stessi rifiuti, anzi. Sarà un grosso problema, insomma, e non si può fingere che non esista». Proprio per questa ragione, il decano dei baristi del capoluogo barbaricino, interpretando anche le richieste di tanti altri colleghi, ha deciso di lanciare l’appello al sindaco Soddu. «Gli chiediamo che appena sarà possibile ci riunisca – spiega Mura – e che in ogni caso ci dia una mano e le indicazioni utili per la ripartenza. Perché tra le altre cose, mancano ancora indicazioni precise dal governo, in questo senso, e speriamo che i sindaci ci diano una mano. Chiediamo regole certe e indicazioni precise su come comportarci su tavolini, distanze, all’interno o all’esterno». «Ma a monte di tuttoquesto, – ribadise Mura – e se prima non ci danno una mano togliendoci alcune tasse per servizi dei quali non abbiamo usufruito, visto che eravamo chiusi, non ne usciremo. Siamo circa 120 a Nuoro, ma per coma la vedo io e per quello che raccolgo in giro sentendo i miei colleghi, la metà rischierà di chiudere per sempre».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma l’altra sera, davanti alla tv, dopo aver appreso che il suo e i circa 200 tra locali e circoli di Nuoro sarebbero rimasti chiusi fino al primo giugno, a Tonino Mura è salito su per la gola un miscuglio complicato di sconforto e voglia di vedere la fine dell’incubo. Così, vista l’impossibilità di un contatto diretto, ha afferrato il telefonino e ha deciso di chiedere cosa pensavano i suoi colleghi della richiesta che gli stava ronzando da tempo nella mente. E che ora, di fronte all’ennesimo rinvio delle riaperture dei bar, gli risuonava ancora più forte. «Mi rivolgo al sindaco Andrea Soddu – dice Mura – mi rivolgo come veterano della categoria, e anche a nome di tanti colleghi e pubblici esercenti di Nuoro. Gli chiedo di non farci pagare la tassa sui rifiuti non solo per questi quattro mesi di chiusura, dall’avvio delle restrizioni fino al prossimo primo giugno, ma anche per il resto dell’anno. Perché i problemi, infatti, e i mancati guadagni, per noi baristi non finiranno purtroppo con l’inizio di giugno.
Il veterano dei baristi e dei pubblici esercenti del Nuorese, e a lungo anche rappresentante di categoria per la Confesercenti, ne è tristemente convinto, del resto: «Non cominceremo a guadagnare come prima nemmeno dal primo giugno e per diversi mesi ancora – spiega e per un semplice motivo: i clienti sono spaventati, hanno paura di beccarsi il virus, di rimanere contagiati, sono, e sono sicuro che anche se noi tutti siamo pronti a rispettare le prescrizioni igienico-sanitarie, i clienti non verranno al bar come prima. Quindi non lavoreremo come prima, e certamente non produrremo nemmeno gli stessi rifiuti, anzi. Sarà un grosso problema, insomma, e non si può fingere che non esista». Proprio per questa ragione, il decano dei baristi del capoluogo barbaricino, interpretando anche le richieste di tanti altri colleghi, ha deciso di lanciare l’appello al sindaco Soddu. «Gli chiediamo che appena sarà possibile ci riunisca – spiega Mura – e che in ogni caso ci dia una mano e le indicazioni utili per la ripartenza. Perché tra le altre cose, mancano ancora indicazioni precise dal governo, in questo senso, e speriamo che i sindaci ci diano una mano. Chiediamo regole certe e indicazioni precise su come comportarci su tavolini, distanze, all’interno o all’esterno». «Ma a monte di tuttoquesto, – ribadise Mura – e se prima non ci danno una mano togliendoci alcune tasse per servizi dei quali non abbiamo usufruito, visto che eravamo chiusi, non ne usciremo. Siamo circa 120 a Nuoro, ma per coma la vedo io e per quello che raccolgo in giro sentendo i miei colleghi, la metà rischierà di chiudere per sempre».
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