Il paradiso delle capre tra le rocce dell’Ortobene
di Alessandro Mele
A Sa Conca, in una natura mozzafiato, la famiglia Salvietti manda avanti l’azienda Gonario: «Il Covid ha fermato i turisti e ora temiamo il calo del prezzo del latte»
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NUORO. C’è un posto, sull’Ortobene, dove la primavera sembra non essersi nascosta: Sa Conca, a metà strada tra Nuoro e la statua ciclopica del Redentore, è un bellissimo quadro dipinto dalla grandezza della natura. Per arrivarci bisogna percorrere una porzione di città, vie silenziose svuotate dalla paura di contrarre il virus, paura, appunto, che non rende più conoscibili i mesi e le stagioni diventate ormai monocolore, tutte uguali. Superata la chiesetta della Solitudine si sale e già il verde regala profumi e suoni che la quarantena ci ha disabituati a sentire. Il vento sembra accompagnare lungo i tornanti ed ecco, dopo Sa Radichina e in prossimità di Sedda Ortai, Sa Conca: una casa ricavata dentro l’enorme masso cavo che sta lì chissà da quanti secoli e tutto intorno distese verdi, il suono dei campanacci e gli attrezzi tipici della vita pastorale danno subito la sensazione che quella realtà, ereditata e miglioratasi ai tempi di oggi, sia rimasta incastonata del tempo. L’aria vibra talmente tanto che anche il virus sembra aver avuto paura di molestare una quiete imposta per giudizio divino. Superato il cancello, ti accoglie subito la famiglia Salvietti da generazioni custode di questo tesoro naturale dove i valori e l’essenzialità si possono toccare con mano. «Nonno Gonario Salvietti era qui fin da bambino – racconta Gonario, 26 anni – per poi riceve il posto in eredità fin dagli anni ’60 quando ha continuato ad allevare e seguire il bestiame, allora c’erano pecore e maiali. Mio padre Checco è nato qua e ha proseguito l'attività portando anche le capre che oggi sono circa 40». Checco, su mere mannu de Sa Conca, ha oggi 48 anni e porta avanti l’attività pastorale insieme alla moglie Stefania e ai tre figli Gonario, Mario e la piccola Francesca tutti coinvolti appieno a protezione di questo angolo di paradiso e nell’allevamento delle capre che negli scorsi secoli era tipico del monte Ortobene.
«Il bestiame – prosegue Gonario Salvietti – è seguito giornalmente da mio padre insieme a tutti noi. Prima mungitura alle 6 della mattina, segue subito la trasformazione del latte in formaggio e tutti gli altri derivati. Dopo la mungitura si parte per il pascolo con il bestiame che si dirige verso i rocciai vicini per fare ritorno a sera. Intorno alle 19, si munge ancora per poi provvedere alla cura della campagna». Il coronavirus ha cambiato qualcosa anche in questo settore. «Si può già notare che sono spariti i turisti – spiega Gonario – che qui iniziavano a venire già nel mese di aprile e sicuramente sarà così anche nei mesi estivi. Fortunatamente – dice – non c’è stato nessun caso nei caseifici perché se avessero chiuso loro si sarebbe fermato tutto il settore e sarebbe stato gravissimo per tutti quei pastori che conferiscono centinaia di litri di latte. Per l'anno prossimo c’è il rischio che si abbassi di nuovo il prezzo del latte come già pare sia stato previsto da qualche industriale a causa del crollo del mercato. Si rischia che la battaglia fatta dal settore pastorale sia stata vana e che questo prodotto torni esattamente al prezzo di prima. Sarebbe una cosa bella – conclude Gonario – se la Regione e lo Stato pensassero di preservare anche questo settore per cercare di mantenere almeno le cifre attuali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Il bestiame – prosegue Gonario Salvietti – è seguito giornalmente da mio padre insieme a tutti noi. Prima mungitura alle 6 della mattina, segue subito la trasformazione del latte in formaggio e tutti gli altri derivati. Dopo la mungitura si parte per il pascolo con il bestiame che si dirige verso i rocciai vicini per fare ritorno a sera. Intorno alle 19, si munge ancora per poi provvedere alla cura della campagna». Il coronavirus ha cambiato qualcosa anche in questo settore. «Si può già notare che sono spariti i turisti – spiega Gonario – che qui iniziavano a venire già nel mese di aprile e sicuramente sarà così anche nei mesi estivi. Fortunatamente – dice – non c’è stato nessun caso nei caseifici perché se avessero chiuso loro si sarebbe fermato tutto il settore e sarebbe stato gravissimo per tutti quei pastori che conferiscono centinaia di litri di latte. Per l'anno prossimo c’è il rischio che si abbassi di nuovo il prezzo del latte come già pare sia stato previsto da qualche industriale a causa del crollo del mercato. Si rischia che la battaglia fatta dal settore pastorale sia stata vana e che questo prodotto torni esattamente al prezzo di prima. Sarebbe una cosa bella – conclude Gonario – se la Regione e lo Stato pensassero di preservare anche questo settore per cercare di mantenere almeno le cifre attuali».
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