Jerzu pensa al futuro e alla ripartenza
di Claudia Carta
Il sindaco Carlo Lai spiega perché l’11 maggio molte attività sono rimaste chiuse
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JERZU. Messi all'indice. Mai come ora la sopravvivenza di lavoratori, artigiani e categorie produttive è legata a un numero. R0. “Erreconzero”, l’indice di trasmissibilità del virus. Se uguale o inferiore a 0.5 si apre. Se superiore, si tiene chiuso. Ora, che sia una sigla a sancire la vita o la morte di un’attività commerciale è cosa nota in tempi di pandemia. Ma che si debba fare i conti anche con un Nc, “non calcolabile”, allora c’è un problema. Soprattutto per chi, come i sindaci, è chiamato a districarsi nel ginepraio di interpretazioni, ordinanze e legittimità dei propri atti istituzionali: «Anche al nostro, come alla quasi totalità dei comuni della Sardegna – spiega il capo dell’esecutivo, Carlo Lai – è stato comunicato dall'Assessorato regionale alla Sanità un parametro Rt con valore Nc. Questo ha fatto venir meno un presupposto essenziale affinché si potesse emettere l’ordinanza di riapertura anticipata prevista per l’11 maggio di attività come quelle dei servizi alla persona. Ordinanza – prosegue Lai – non che non può essere adottata in contrasto con le norme statali, pena l’inefficacia».
Il problema è però un altro, sottolinea il primo cittadino, ed è una “questione di protocollo”, altra parola con la quale si è imparato a familiarizzare. Peccato che di protocolli e linee guide certe e definite non se ne vedano affatto: «Si tratta dei protocolli per la sicurezza dei lavoratori – sottolinea il primo cittadino – che saranno individuati dal Comitato tecnico scientifico e dall’Inail solo entro qualche giorno. Una loro mancata osservanza produrrebbe in capo agli operatori pesantissime responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro».
La questione si fa molto seria, dunque, come il disagio profondo che i sindaci respirano quotidianamente tra la loro gente: «Sono i cittadini a pagare il prezzo altissimo dei conflitti tra Stato e Regione», ribadisce il sindaco, auspicando non solo una lavoro di sintonia, ma soprattutto un quadro di certezza normativa che consenta agli operatori economici di ripartire quanto prima. Il futuro di Jerzu? «L’attività agricola e vitivinicola è certamente forte – chiarisce –, ma non è fonte unica di reddito per tanti. Jerzu è polo scolastico e polo sanitario: scuole e Clinica Tommasini generano un indotto notevole, così come la Cantina Sociale, che fortunatamente non ha mai smesso di produrre». E aggiunge: «Anche Jerzu beneficerebbe di qualcosa che dovrebbe diventare una parola d’ordine: più investimenti, sbloccare cantieri e mettere denaro fresco nelle opere, prima fra tutte l’edilizia scolastica. Sarebbe un’ottima prospettiva».
Il problema è però un altro, sottolinea il primo cittadino, ed è una “questione di protocollo”, altra parola con la quale si è imparato a familiarizzare. Peccato che di protocolli e linee guide certe e definite non se ne vedano affatto: «Si tratta dei protocolli per la sicurezza dei lavoratori – sottolinea il primo cittadino – che saranno individuati dal Comitato tecnico scientifico e dall’Inail solo entro qualche giorno. Una loro mancata osservanza produrrebbe in capo agli operatori pesantissime responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro».
La questione si fa molto seria, dunque, come il disagio profondo che i sindaci respirano quotidianamente tra la loro gente: «Sono i cittadini a pagare il prezzo altissimo dei conflitti tra Stato e Regione», ribadisce il sindaco, auspicando non solo una lavoro di sintonia, ma soprattutto un quadro di certezza normativa che consenta agli operatori economici di ripartire quanto prima. Il futuro di Jerzu? «L’attività agricola e vitivinicola è certamente forte – chiarisce –, ma non è fonte unica di reddito per tanti. Jerzu è polo scolastico e polo sanitario: scuole e Clinica Tommasini generano un indotto notevole, così come la Cantina Sociale, che fortunatamente non ha mai smesso di produrre». E aggiunge: «Anche Jerzu beneficerebbe di qualcosa che dovrebbe diventare una parola d’ordine: più investimenti, sbloccare cantieri e mettere denaro fresco nelle opere, prima fra tutte l’edilizia scolastica. Sarebbe un’ottima prospettiva».
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