«La riapertura è stata molto lenta speriamo di recuperare presto»

MACOMER. «Nel sollevare la serranda per la prima volta dopo tante settimane ho provato una grande emozione Qui c’è un pezzo importante della mia vita, mai avrei pensato di dover tenere chiuso per...

MACOMER. «Nel sollevare la serranda per la prima volta dopo tante settimane ho provato una grande emozione Qui c’è un pezzo importante della mia vita, mai avrei pensato di dover tenere chiuso per così tanto tempo». A dirlo, nel suo negozio di calzature del corso Umberto, è Annamaria Murgia. Ma l’impressione netta è che la sua stessa, identica emozione sia stata condivisa da tanti altri commercianti macomeresi. Anche da chi, è il caso di Dino Raimondi, al commercio ha dedicato ben 70 anni della sua esistenza, trovando, una volta di più, la forza e la volontà per ripartire: «Non è facile ma occorre farlo. I clienti sono ancora spaesati e paghiamo la cancellazione di matrimoni, cresime, comunioni. Abbiamo perso l’intera stagione primaverile, i giubbotti rimarranno invenduti ma cerchiamo di andare avanti con gli altri articoli e confidiamo in una ripresa già nelle prossime settimane». Tonino Raimondi, titolare come lo zio di un negozio di abbigliamento, è moderatamente ottimista: «Come prevedibile, la riapertura è stata lenta, quasi tre mesi trascorsi a casa sono stati deleteri, non potevano non incidere sui comportamenti dei clienti. Molti pensano soprattutto a tutelarsi ma, allo stesso tempo, sentono forte la necessità di ritornare alla normalità. In una fase complicata come questa l’acquisto diventa, più che mai, emozionale, intimo, condiviso, serve a gratificare chi lo compie al di là del fatto che l’oggetto o il capo acquistato sia davvero indispensabile. È un aspetto sul quale occorre insistere».

È dello stesso avviso Annamaria Murgia: «Sono convinta che la gente abbia bisogno di riappropriarsi di ciò che il coronavirus ha tolto, o sospeso, per lunghe settimane. Lavoro nel settore da 35 anni, ritengo fondamentale offrire al cliente l’opportunità di fare acquisti per ricavarne soddisfazione e compiacimento personale. Per l’immediato futuro fare previsioni è difficile ma sono convinta che il ritorno alla normalità possa rendere merito al nostro impegno. Per ora la cosa importante è resistere ed andare avanti con le vendite quotidiane». Le sorelle Rita e Loredana Bonasorte, altro cognome storico del commercio macomerese, hanno riaperto il negozio di abbigliamento per bambini e ragazzi qualche giorno prima dei colleghi. Il bilancio per loro è parzialmente positivo: «Non abbiamo avuto grandi picchi, siamo stati penalizzati per l’impossibilità dei clienti dei paesi del circondario di raggiungere Macomer. E la cancellazione delle cerimonie non aiuta di certo. Qualcosa comunque si vende, ma anche se siamo lontani dai numeri dello scorso anno. Però anche noi non demordiamo ed attendiamo con fiducia che la situazione migliori. Ci fa piacere segnalare l’incoraggiamento che arriva dai nostri clienti abituali: segnale che capiscono le difficoltà del settore. Speriamo che la gente sia coerente ed acquisti a Macomer». (s.b.)

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