La Nuova Sardegna

Nuoro

«L’oratorio deve restare» L’appello della comunità

di Alessandro Mele
«L’oratorio deve restare» L’appello della comunità

Preoccupazione nel capoluogo per il disimpegno dopo 40 anni di presenza Gli spazi della parrocchia luogo di aggregazione e presidio della periferia

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NUORO. La vera urgenza sarà quella di mantenere vive tutte le attività dell’oratorio che gravitano attorno alle strutture salesiane. È questa la preoccupazione più grande di una città che ha appreso con sbigottimento la scelta dei Salesiani di lasciare definitivamente Nuoro. Intanto, i circa 50 giovani che militano nei gruppi della parrocchia sono venuti a conoscenza della decisione ufficiale solo nella mattinata di ieri ed è proprio in queste ore che si stanno riunendo per cercare di capire come potranno andare avanti le attività. Questo in attesa che la diocesi e il vescovo Mura rompano il silenzio degli ultimi giorni nei quali è stato reso pubblico e rilanciato il comunicato della Circoscrizione salesiana dell’Italia centrale. Anche se va precisato che il vescovo, rispetto alla scelta compiuta dalla Circoscrizione, non ha potere di intervento. L’affidamento della parrocchia, vista la scelta dei salesiani di andare via, deve essere riconsegnata nella disponibilità della Diocesi, e di conseguenza al vescovo, come previsto dal diritto canonico. C’è anche da dire che la tempistica della riconsegna sarà concordata con il vescovo Mura, e, come espressamente indicato dalla Circoscrizione, non avverrà prima di una anno.

La partenza dei Salesiani lascia comunque i nuoresi con una certa preoccupazione soprattutto per quanto riguarda l’incertezza sul destino dell’oratorio. «Una perdita significativa per questa città e per quei quartieri sui quali si è costruito in 40 anni un progetto di pastorale giovanile valido ed incisivo - ha commentato il parroco delle Grazie padre Giuseppe Magliani -. Una realtà importante che ha lavorato tantissimo anche con le famiglie anche grazie a un complesso di strutture adatte e a misura per ogni attività». «L’oratorio è uno degli attori più importanti insieme alla famiglia e alla scuola - ha detto invece il commerciante Fabio Rosas -. Ha un ruolo nell’intercettare i bisogni dei giovani, un luogo di servizio e di conoscenza. È un luogo di dialogo e di inclusione sociale nel quale anche l’inserimento del laico è stato sempre importante. È importante che siano loro a portare avanti la vita dell’oratorio anche dopo i Salesiani. Invito il vescovo e la città a trovare delle soluzioni affinché la struttura rimanga attiva». Sul punto il vescovo Mura si è già espresso: saranno le Figlie di Maria Ausiliatrice che su sua richiesta assumeranno la conduzione dell’oratorio collaborando con i gruppi della Famiglia salesiana (salesiani cooperatori ed ex allievi) e i laici collaboratori.

Le vocazioni carenti non possono essere la motivazione per abbandonare l’impegno sociale, parola di Giovanni Carroni: «Da sempre - ha detto l’attore e regista nuorese - la chiesa e i suoi spazi sono un punto di appoggio per le popolazioni. La presenza della chiesa è sempre stata fondamentale per strappare gli adolescenti dalle bettole. Sono una via di fuga incredibile. Se si interrompessero le attività sarebbe un grandissimo danno». «La decisione dei Salesiani di abbandonare la città non può lasciarci indifferenti. Al di là dei motivi che ci sono dietro la scelta - afferma Alessandro Palumbo, professore - è chiaro che una comunità debba interrogarsi su quello al quale, da molti anni, stiamo assistendo, ovvero ad una regressione continua degli spazi. E lì che subentra un silenzio pericoloso, che nasconde inquietudine e disagio. Bisogna affrontare tutto ciò mettendo noi cittadini al centro della discussione». E l’ex priore di San Francesco Stefano Flamini: «Nelle nostre comunità gli oratori hanno sempre rappresentato un punto fermo. Un posto dove poter fare aggregazione e attività. I Salesiani erano un vero presidio in una periferia con mille diversità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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