Carcere di Mamone, i dipendenti indagati muti davanti al gip

Il giudice ha revocato i domiciliari all’agente di custodia Confermata la misura per il contabile del penitenziario

NUORO. Sono comparsi davanti al gip del tribunale di Nuoro, Claudio Cozzella, per l’interrogatorio di garanzia, Giuseppino Contu, contabile della Casa circondariale di Mamone, la moglie Elena Tolu, difesi dall’avvocato Angelo Merlini e l’agente di custodia, Battista Tito Canu, difeso dall’avvocato Ivano Iani. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip. Una mossa, questa, spiegata probabilmente dalla necessità per gli avvocati di prendere visione degli atti, prima di imbastire una linea di difesa. Ma mentre per marito e moglie il giudice ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari e dell’obbligo di dimora, per Canu l’ha attenuata, revocando i domiciliari e concedendo all’indagato l’obbligo di dimora. Fatto che fa supporre un alleggerimento della sua posizione nell’indagine condotta dal Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria e dalla Polizia di Stato di Nuoro, che qualche giorno fa ha portato all’emissione di 7 misure cautelari per gli indagati accusati a vario titolo, di peculato, ricettazione e coltivazione di marijuana. Gli altri quattro indagati per la coltivazione e lo spaccio di marijuana, verranno sentiti nei prossimi giorni. Secondo l’accusa dalla casa di reclusione di Mamone uscivano legna, carne e formaggi, prodotti all’interno dalla colonia penale che poi venivano destinati a un mercato clandestino, senza che risultasse alcun passaggio sui registri contabili della struttura. Contu, dipendente amministrativo e al vertice dell’ufficio in cui passava la gestione delle merci, per via della sua posizione aveva libero accesso ai conti che poteva controllare senza problemi. Canu, invece, indagato per peculato in riferimento al traffico dei beni di proprietà del carcere, è anche indagato per ricettazione di tre timbri dell’Assl. Timbri vecchi – come ha sottolineato l’avvocato Iai davanti al gip Cozzella – che venivano usati all’interno della struttura penitenziaria quando ancora si effettuava la macellazione degli animali, prima del trasferimento dell’attività a Nule. Timbri, che portavano la dicitura “Asl 3” e quindi non più utilizzabili, nonostante fossero ancora presenti all’interno del penitenziario ma, secondo il legale, non nella disponibilità dell’indagato. L’indagine coordinata dalla procuratrice Patrizia Castaldini e dal pm Ireno Satta, era partita nel 2017 dopo il ritrovamento di 8 cellulari e di marijuana in una delle diramazioni di Mamone. Gli inquirenti avevano ipotizzato l’esistenza di un sistema che attraverso la collaborazione del personale in servizio nel carcere, consentisse l’introduzione di sostanze stupefacenti e di altri oggetti vietati. L’attività tecnica di intercettazione attivata dagli investigatori ha portato alla luce anche la presunta rete messa in piedi per depredare risorse e beni della struttura.



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