In casa 12 chili di droga, condanna a 4 anni e 4 mesi
di Enrico Carta
Bosa, l’imputato 39enne era stato arrestato a fine maggio dopo un blitz Nei bidoni tantissima marijuana, sotto i cuscini del divano anche la cocaina
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BOSA. Le spiegazioni da dare erano poche e non hanno convinto la giudice Serena Garau. Per Antonio Pietro Piras, assente in aula al momento della sentenza, la condanna è stata inevitabile. Era troppa la droga che aveva in casa perché ci fosse un motivo valido che ne giustificasse la detenzione. E così è arrivata la condanna a quattro anni e quattro mesi, ultimo atto del processo per direttissima che era iniziato all’indomani del suo arresto avvenuto a fine maggio in seguito a un blitz dei carabinieri di Silanus che erano piombati, certo non per caso, nella sua casa di via Ciusa Romagna a Bosa.
La perquisizione non era stata infruttuosa, del resto non è che si cercasse il classico ago nel pagliaio, visto che in alcuni bidoni il 39enne aveva nascosto quasi dodici chili di marijuana. Era la parte più cospicua del tesoretto di droga che aveva con sé Antonio Pietro Piras e di cui facevano parte anche 380 grammi di trinciato di marijuana, un chilo di boccioli sempre di cannabis 700 grammi di hascisc e 110 grammi di cocaina, nascosti questi sotto i cuscini del divano.
La scelta del rito abbreviato, per cui aveva optato l’avvocato difensore Vittorio Delogu, è valsa all’imputato lo sconto automatico di un terzo della pena sul cui conteggio ha influito ovviamente l’ingente quantità di stupefacente di cui era in possesso, come ha rimarcato il pubblico ministero Giuseppe Scarpa, che aveva sollecitato la condanna proprio a quattro anni e quattro mesi.
La difesa ha giocato le sue carte sulle attenuanti e ovviamente sul rito abbreviato che ha automaticamente abbassato la pena. Intanto la giudice ha disposto la distruzione dello stupefacente sequestrato a fine maggio che andrà tutto in fumo. Diverse decine di migliaia di euro di potenziale guadagno svaniscono così nel giro di poche settimane, ma il sequestro è anche l’ennesima riprova che il mercato è quanto mai attivo e che ormai la produzione di marijuana è quasi tutta marchiata Sardegna.
Il Marghine e la Planargia si dimostrano ancora una volta terreno fertile e punto di partenza della droga. Il sentore è che il procedimento che ha coinvolto Antonio Pietro Piras sia solo una parte di un’inchiesta più ampia e probabilmente non è stato un caso che l’intervento sia stato eseguito dai carabinieri di Silanus, paese che negli ultimi anni è stato più volte al centro delle cronache proprio per questioni di droga e per i ripetuti sequestri di piantagioni o di marijuana già pronta per essere rivenduta in enormi quantità. L’imputato potrebbe essere stato solo l’anello di congiunzione tra il mondo dei produttori e quello degli spacciatori al dettaglio. Se è così, lo si capirà nei prossimi mesi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La perquisizione non era stata infruttuosa, del resto non è che si cercasse il classico ago nel pagliaio, visto che in alcuni bidoni il 39enne aveva nascosto quasi dodici chili di marijuana. Era la parte più cospicua del tesoretto di droga che aveva con sé Antonio Pietro Piras e di cui facevano parte anche 380 grammi di trinciato di marijuana, un chilo di boccioli sempre di cannabis 700 grammi di hascisc e 110 grammi di cocaina, nascosti questi sotto i cuscini del divano.
La scelta del rito abbreviato, per cui aveva optato l’avvocato difensore Vittorio Delogu, è valsa all’imputato lo sconto automatico di un terzo della pena sul cui conteggio ha influito ovviamente l’ingente quantità di stupefacente di cui era in possesso, come ha rimarcato il pubblico ministero Giuseppe Scarpa, che aveva sollecitato la condanna proprio a quattro anni e quattro mesi.
La difesa ha giocato le sue carte sulle attenuanti e ovviamente sul rito abbreviato che ha automaticamente abbassato la pena. Intanto la giudice ha disposto la distruzione dello stupefacente sequestrato a fine maggio che andrà tutto in fumo. Diverse decine di migliaia di euro di potenziale guadagno svaniscono così nel giro di poche settimane, ma il sequestro è anche l’ennesima riprova che il mercato è quanto mai attivo e che ormai la produzione di marijuana è quasi tutta marchiata Sardegna.
Il Marghine e la Planargia si dimostrano ancora una volta terreno fertile e punto di partenza della droga. Il sentore è che il procedimento che ha coinvolto Antonio Pietro Piras sia solo una parte di un’inchiesta più ampia e probabilmente non è stato un caso che l’intervento sia stato eseguito dai carabinieri di Silanus, paese che negli ultimi anni è stato più volte al centro delle cronache proprio per questioni di droga e per i ripetuti sequestri di piantagioni o di marijuana già pronta per essere rivenduta in enormi quantità. L’imputato potrebbe essere stato solo l’anello di congiunzione tra il mondo dei produttori e quello degli spacciatori al dettaglio. Se è così, lo si capirà nei prossimi mesi.
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