Assolta dalla truffa, dottoressa di Bosa riabilitata dalla Corte dei conti

Prosciolta in sede penale, la magistratura contabile isolana l’aveva condannata 

BOSA. La giustizia penale l’aveva assolta dall’accusa di aver truffato la Asl per i rimborsi di carburante percepiti durante il servizio alla sede del 118 di Nuoro, ma la Corte dei conti, senza tenere contro della sentenza assolutoria e definitiva, l’aveva condannata a restituire parte di quei rimborsi (20.853 euro a fronte di una richiesta di oltre 48mila euro). Ora, a chiarire definitivamente quella che ha tutto l’aspetto di una aberrazione sistemica in cui si era incagliata la posizione della dottoressa Daniela Brundu, 56 anni di Bosa, ci ha pensato la Seconda sezione d’appello della Corte dei Conti, l’ultimo grado del giudizio contabile. I giudici hanno infatti accolto il ricorso degli avvocati Gianluigi Mastio e Maria Antonietta Masia, difensori della dottoressa Brundu, e hanno assolto la professionista da ogni addebito stabilendo che non dovrà pagare neanche un centesimo. Una pronuncia che riallinea il giudizio penale con quello contabile: come hanno scritto i giudici della Seconda sezione, “emerge la piena sovrapponibilità del fatto in relazione al quale è stata esclusa la sussistenza della responsabilità penale, con la condotta contestata in sede di responsabilità amministrativa. Considerata la formula assolutoria e il tenore della motivazione della sentenza penale deve essere esclusa, in radice, l’illiceità della condotta “.

Alla base delle accuse sia del processo penale che del procedimento promosso dalla Procura della Corte dei conti nella sezione Sardegna, il fatto che la dottoressa Brundu avesse indebitamente percepito, nell’arco temporale giugno 2006-agosto 2011, i rimborsi benzina per gli spostamenti tra il proprio Comune di residenza (Bosa) e quello nel quale prestava servizio (Nuoro). Questo nonostante la dottoressa avesse preso una casa in affitto nel capoluogo; e così i rimborsi benzina sarebbero stati “falsati”. Nella sentenza assolutoria del tribunale di Nuoro, è stato chiarito che quel rimborso spese, previsto dall’accordo nazionale per i medici di medicina generale, venisse corrisposto, “per ogni accesso, un rimborso spese per chilometro in misura uguale a quella prevista per il personale dipendente”. La stessa Asl, attraverso accordi sindacali, aveva interpretato la norma in senso estensivo, trasformando i rimborsi in una indennità, indipendentemente dal fatto che venissero o meno fatti i viaggi dal luogo di residenza. Un modo per convincere i medici ad accettare un servizio poco appetibile, e in una sede lontana. Non c’era dolo, nella condotta della dottoressa Brundu, come pacificamente emerso al processo penale concluso con l’assoluzione. Assoluzione che, stabilisce definitivamente la Corte dei conti, è vincolante rispetto al profilo contabile.

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